Mondiali 2018 - Tifoso di giornata: viva viva 'o Senegal

Banco di prova per la squadra africana, una delle più amate dai “neutrali": oggi tifo per loro e per il loro leonino commissario tecnico

di ANDREA SARONNI (@Andysaro)
Mondiali 2018 - Tifoso di giornata: viva viva 'o Senegal

Quando l'Auditel non esisteva, e se uno avesse parlato di "share" e "contatti" sarebbe stato guardato brutto, il successo di una trasmissione veniva misurato dall' "indice di gradimento". Tradotto, una sorta di sondaggio, telefonata al telespettatore: "Ti piace?", "Sì, mah, no". Stop. Se questo semplice schema venisse replicato oggi, e col web lo fai facile, garantito al pistacchio che nel mondo che guarda i Mondiali fuori dalla porta, la Nazionale dal più alto indice di gradimento sarebbe a mani basse il Senegal.

È bastato il primo giro di giostra per conquistare chiunque: la base è sempre rappresentata dal campo, e la squadra che si è svelata mandando per terra la Magna Polonia di Lewandowski, Glik e Szczesny è piaciuta a tutti, meritando di vincere al netto degli episodi favorevoli. Poi c'è tutto il contorno, che nell’operazione simpatia conta parecchio: i tifosi coloratissimi, casinisti quanto ordinati, che al termine della partita si mettono a pulire gli spalti; il video pescato all'allenamento e già virale sul Tubo con i calciatori che fanno il giro di riscaldamento ballando; e infine l'immagine e le parole della loro guida, Aliou Cissé, l’esatto opposto sulla panchina dell'osceno Sampaoli. Impeccabile camicia bianca, partecipazione totale alle situazioni della partita, sguardo concentrato, intenso incorniciato dalle trecce: il suo gesto di esultanza in favore di telecamere - quel pugno stretto e abbassato tre volte a mo' di danza tribale - è già nella iconografia di questo Mondiale insieme al training autogeno di CR7 sulla punizione-gol con la Spagna e a Messi disperatamente bisognoso di un Moment durante l'inno pre-Croazia.

L'impatto mediatico di Cissé è stato tale che ieri, nella conferenza di vigilia, gli è stato chiesto se si sente un sex symbol: “Chiedete alle signore”, ha risposto con guascone sicurezza. Benissimo, Aliou, ti crediamo sulla parola. E intanto oggi facciamo il tifo per te e il tuo Senegal seguendo la corrente e venendo spinti dalla voglia di rivedere questo gruppo ripetere le imprese di quello del 2002, del quale - non casualmente - Cissé era il capitano. La cavalcata nippocoreana con i cadaveri eccellenti della Francia campione del mondo e della Svezia, lo spettacolare 3-3 con l'Uruguay prima di cedere ai supplementari con i turchi nei quarti. Era la prima volta al Mondiale, è questa è la seconda: diciamo che si fanno desiderare, i ‘Leoni della Teranga', però quando si palesano sulla grande scena corrono e sbranano.

Scorrendo la rosa scelta da Cissé, c'è tutto per potere sperare di andare avanti, per approfittare di un Mondiale dove gli elettrocardiogrammi (e in qualche caso encefalogrammi) di molte presunte big non danno responsi positivi. Bisogna però stare sul pezzo, non cedere alle pericolose euforie già da oggi: i giapponesi sono tignosi come pochissimi, sono davvero il cagnetto che si attacca al fondo dei pantaloni, azzanna, e se non sei pronto e deciso nello scacciarlo, finisce per tirarti via. E attenzione anche al Rocchi Horror Picture Show, inteso come arbitro e incognita sul match: alla prima in Spagna-Portogallo, il nostro una l'ha combinata (il primo gol di Costa, sporcato da un chiaro fallo), vediamo come si è alzato oggi. "E se hai la pelle nera/amico guardati la schiena”, cantava Pino Daniele in "'o Scarrafone". Uno stadio dei bellissimi Mondiali russi non è certo una strada dell’irriconoscibile Italia di oggi, ma è un consiglio comunque valido per il leone Cissé e i suoi boys per portare a casa anche questa e cominciare a crederci sul serio. Com'è che si concludeva quella strofa? Ah sì: “Viva viva ‘o Senegal”.

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