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Il calcio africano tra sogni e stagnazione: Egitto sorpresa mondiale?

Alle nazionali del continente nero non è mai riuscito il salto di qualità che tutti si aspettavano

di ANDREA GHISLANDI

Benatia (Ansa)

Sono cinque le squadre africane ai nastri di partenza di Russia 2018 (Egitto, Marocco, Nigeria, Tunisia e Senegal) che hanno l'ingrato compito di provare a migliorare il miglior risultato assoluto di un'africana nella Coppa del Mondo: i quarti di finale. Il calcio africano negli ultimi decenni non ha mai saputo crescere e mantenere le grandi attese. Il talento c'è sempre stato (Salah l'ultimo gioiello), ma a livello di tattica e strategia siamo ancora lontani dal top. Gli exploit non sono mai mancati e l'Egitto dell'ex Roma si candida a grande sorpresa del torneo.

6 giugno 1990, stadio San Siro. L'Argentina di Maradona campione del mondo in carica apre il Mondiale contro il Camerun. Una formalità si pensa, ma il campo dirà ben altro. Seppur in 10 i Leoni indomabili fanno un clamoroso sgambetto agli argentini, grazie a un gol di testa di Francois Oman-Biyik, attaccante che qualche anno dopo sarà una meteora nel nostro campionato con la maglia della Sampdoria. Quella squadra, pur dilaniata da polemiche e divisioni nello spogliatoio, riuscì ad arrivare fino ai quarti, quando lasciò strada dopo 120' di autentica battaglia all'Inghilterra. E da lì cominciò a nascere la certezza che nel giro di poco tempo una squadra africana avrebbe alzato al cielo la Coppa del Mondo. Anche una leggenda come Pelé non aveva dubbi tanto da sbilanciarsi: "Un’africana vincerà il Mondiale entro il 2000" disse O Rei, poi smentito dai fatti.

Purtroppo, infatti, il calcio africano non è riuscito a mantenere mai le grandi attese e a portare una sua squadra almeno in semifinale. Il talento non è mai mancato, soprattutto quando è stato cresciuto e sgrezzato in Europa, ma rimane una grande differenza tra chi gioca nel Vecchio continente e chi, invece, disputa i campionati locali. Nemmeno la miriade di allenatori importati dall'estero in tutti questi anni sono riusciti a colmare il gap tattico con Europa e Sudamerica. La mancanza di un apparato davvero professionistico si ripercuote sul livello tecnico generale del gioco. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è stata una stagnazione che sta assumendo contorni patologici preoccupanti. E le ingerenze politiche ed economiche sono ulteriori zavorre su un calcio che non riesce proprio a fare il salto di qualità e mantenere così le grandi aspettative nate alla fine del secolo scorso. Dopo l'exploit del Camerun nel 1990, altre nazionali hanno fatto parlare di sé come la Nigeria a Usa '94, il Senegal in Corea nel 2002 o il Ghana a Sudafrica 2010. Casi isolati, che rischiano di rimanere tali anche tra qualche mese in Russia. Egitto, Marocco, Nigeria, Tunisia e Senegal proveranno nella missione impossibile: fare meglio di tutti e arrivare per la prima volta in semifinale. Difficile, praticamente un'utopia: ma in un Mondiale le sorprese sono sempre dietro l'angolo e sognare non costa davvero nulla...

EGITTO

Nonostante sia una delle squadre più forti dell'Africa, quella in Russia è solo la terza partecipazione per l'Egitto in una fase finale di Coppa del Mondo dopo quelle del 1934 e del 1990. In entrambe le occasioni gli egiziani furono eliminati al primo turno. Ora le speranze sono altre, anche se il girone con i padroni di casa della Russia, l'Uruguay e l'Arabia Saudita è pieno di insidie. L'allenatore è una vecchia conoscenza del calcio italiano, l'argentino Hector Cuper, che sfiorò lo scudetto con l'Inter nel 2002. La stella indiscussa e da cui tutto dipende è Momo Salah: se l'attaccante del Liverpool arriverà in Russia con questo stato di forma, allora un popolo intero potrà sognare.

MAROCCO

Il Marocco torna a un Mondiale dopo 20 anni per quella che è la quinta apparizione in assoluto. Il miglior piazzamento della storia sono stati gli ottavi di finale raggiunti a Messico '86, prima squadra africana a centrare una simile impresa. Sempre fuori al primo turno, invece, nelle altre edizioni. La stella della squadra e l'uomo con maggiore esperienza è lo juventino Medhi Benatia. Il girone con Portogallo, Spagna e Iran appare proibitivo.

NIGERIA

La Nigeria è l'unica squadra africana che si era qualificata anche per Brasile 2014. Per le Super Aquile è la sesta partecipazione: nel 2002 e 2010 sono uscite al primo turno, nel 1994, 1998 e 2014 è stata eliminata agli ottavi. Dopo aver fallito la qualificazione alla Coppa d'Africa 2015 e 2017. L'allenatore è il tedesco Gernot Rohr, la stella l'ex Chelsea Obi Mikel. Argentina, Islanda e Croazia sembrano scogli davvero insormontabili.

TUNISIA

Quinta partecipazione per la Tunisia che mancava dalla fase finale dal 2006. Nella storia non ha mai passato il primo turno. Difficile che le Aquile di Cartagine possano impensierire Inghilterra e Belgio, mentre si giocheranno il terzo posto nel girone con Panama.

SENEGAL

Il Senegal è solo alla sua seconda partecipazione a un Mondiale dopo che all'esordio nel 2002 aveva sorpreso il mondo intero. La squadra allenata da Bruno Metsu, il capellone di Calais che ci ha lasciato per un male incurabile al pancreas, raggiunse i quarti di finale sconfitta solo al golden gol dalla Turchia dopo aver fatto fuori la Svezia di Ibrahimovic. Quest'anno le speranza di gloria sono affidate ai piedi del granata Niang e dell'ex Lazio Keita Balde. Polonia, Colombia e Giappone non fanno poi così tanta paura agli eredi di El Hadji Diouf e compagni.

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Russia 2018. focus

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