Kanté, il campione del mondo troppo timido per la coppa

Ritratto del centrocampista francese, amatissimo dai compagni

di LUCIANO CREMONA
Kanté, il campione del mondo troppo timido per la coppa

Si può essere Campioni del Mondo in modi differenti. C'è chi lo diventa con la bandiera del proprio paese avvolta sulla testa (Totti), chi indossando un cappello tricolore (Materazzi), chi facendosi tagliare il codino (Camoranesi). Altri invece hanno la stoffa da attori navigati e sono capaci di prendere il microfono dalle mani del presidente della repubblica e di intonare cori e canti nel cortile dell'Eliseo (Pogba).

E poi c'è N'Golo Kanté. Leggenda narra, in questi giorni, che nel delirio generale a Mosca, mentre la pioggia bagnava il campo del Luzhniki e Pogba e compagni si contendenvano la coppa del Mondo, scivolando beati sul prato inzuppato, c'era lui, N'Golo Kanté, che quella coppa non l'aveva ancora toccata. Troppo timido e rispettoso per chiederla ai compagni, umile a tal punto da lasciare la gioia ai più esuberanti tipo Mendy. Allora N'Zonzi, uomo d'ordine che l'aveva sostituito proprio durante la finale, ha fermato tutti e ha consegnato la coppa nelle mani del timido compagno. E finalmente anche Kanté, con un ginocchio sull'erba e un sorriso impagabile, si è fatto ritrarre con la Coppa del Mondo in mano.

Importa poco che la storia di N'Zonzi e della coppa messa nelle mani di Kanté sia vera. Quella che raccontiamo è la storia di un giocatore tra i migliori al mondo, per capacità calcistiche ma anche umane. Un ragazzo semplice, che negli ultimi anni ha effettuato una scalata nell'elite del calcio mondiale rimanendo se stesso. Sia in sala stampa che sul pullman dopo la vittoria in finale, i giocatori francesi hanno intonato più volte un coro che ormai spopola. Pogba, addirittura, l'ha proposto all'Eliseo, dopo aver ricevuto il microfono da Macron. "N'Golo Kanté, palalalala, il est petit, il est gentil, il a stoppé Leo Messi, mais on sait tous c'est un tricheur, N'Golo Kanté", "è piccolo, è gentile, ha fermato Leo Messi, ma tutti sanno che è un imbroglione". Ogni volta che è partito questo coro, Kanté si è defilato. All'Eliseo l'hanno recuperato in ultima fila e l'hanno trascinato davanti a tutti. Nella foto di gruppo negli spogliatoi è l'ultimo, il più nascosto. Sul bus che percorreva gli Champs Elysées non indossava alcuna bandana sulla testa, faceva solo il pollice verso l'alto, sorridendo come un bambino felice.

Piccolo, gentile, e ha fermato Leo Messi. "Ma no, è stato merito di tutta la squadra", si è subito schernito. D'altronde cinque anni fa giocava in terza divisione in Francia, nel Boulogne. Poi la scalata, fatta di tackle, di posizionamenti sapienti, di letture di gioco, di palloni portati al posto e al momento giusto. La promozione in Ligue1 con il Caen, il passaggio al Leicester, la Premier League vinta con Ranieri, poi via, al Chelsea, altro campionato vinto, assieme al titolo di giocatore dell'anno. Eppure è rimasto sempre lo stesso. Gira ancora con la Mini comprata ai tempi del Leicester, su Instagram ha oltre 3 milioni di followers ma posta, raramente, solo foto di campo o di sponsor.

Ai Mondiali in Russia è stato uno dei centrocampisti migliori in assoluto, bucando solo la finale, minato com'era da dei disturbi gastro-intestinali dei quali non ha fatto parola. Al Chelsea, come ovunque, lo adorano. Anche Sarri non vorrà fare a meno di lui, sebbene dal Psg in giù tanti lo vogliano. Tra voci, cori e foto di gruppo, una sola certezza: Kanté resterà sempre se stesso. Inimitabile.

VIDEO: IL CORO PER KANTÉ ALL'ELISEO

IL CORO SUL BUS DELLA FRANCIA

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