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1934: arriva l'azzurro-Italia, è subito leggenda

La finale con la Cecoslovacchia vinta 2-1, a Roma. Il Metodo di Vittorio Pozzo. Il mito Meazza e il gol di Schiavio. 10mila lire (12mila euro oggi) come premio mondale: una miseria

1934: arriva l'azzurro-Italia, è subito leggenda

Roma, 10 giugno 1934: Italia-Cecoslovacchia 2-1. Le leggenda azzurra spicca il volo: vittoria ai supplementari, in rimonta col gol di Orsi prima del 90' e la rete decisiva di Schiavio ai supplementari, il ct Pozzo, Meazza e lo Stadio Nazionale della capitale che è il centro delll'entusiasmo nazionale. Conta anche il fattore-campo, l'Italia è il Paese ospitante di un Mondiale -giocato in otto città- che "si doveva vincere". La nostra non è la Nazionale favorita, la storia -maliziosa- racconta che sia stata favorita anche da certi arbitraggi: va da sé che il fattore-campo, in tal senso, è sempre stato la costante di grandi eventi. Ieri e oggi. Perché pensar male?

SVEZIA, UN "FAVORE" RIPAGATO 84 ANNI DOPO
L'8 ottobre 1932 la Fifa decide a chi assegnare il Mondiale. La scelta cade sull'Europa, in corsa l'Italia e la Svezia. Le credenziali sono a nostro favore (stadi, pubblico, qualità della nostra Nazionale e non solo), le pressioni -reciproche- per ottenere l'organizzazione dell'evento sono enormi, ma una mano decisiva arriva dalla Federcalcio svedese: alla vigilia del Congresso Fifa, rinuncia alla sua opzione, lasciando campo libero alla Figc. L'Italia ha così in pugno il suo Mondiale, che alla fine si rivela un autentico successo: lo vince e chiude il bilancio economico addirittura con un insperato utile di 3 milioni e 600 mila lire. Amaramente, 84 anni dopo, è accaduto quel che sappiamo fra noi e la Svezia verso Russia 2018. Una amarissima, e non voluta, "restituzione".

I PROFESSIONISTI DEL SUD-AMERICA DISERTANO
"Voi avete rinunciato al nostro Mondiale. Noi rinunciamo al vostro". L'asse Sudamerica-Europa è tutt'altro che saldo. E le traversate via mare, lunghe e costose, sono il sigillo di rifiuti solenni. Nel 1930 era toccato all'Italia, fra le altre europee, a dire no al Mondiale in Uruguay.. Ora tocca ai Campioni del Mondo in carica "restituire" lo sgarbo. Motivazioni logistiche, ma non solo: in Sudamerica lo status di professionisti è riconosciuto ai calciatori, nei club si guadagna più che in Nazionale e con le Selezioni mondiali ridotte si rischiano brutte figure. Meglio chiudersi nei propri confini. La fortissima Argentina, per capire, partecipa al Mondiali senza i suoi migliori interpreti che restano in Patria: eliminata al primo turno.

PARTITA-SUPPLEMENTARI-PARTITA IN 24 ORE. MA SI PUO'?
Il calcio degli Anni Trenta non conosceva la fatica. E non concedeva respiro. Una partita oggi e un'altra domani: che problema c'è? Non c'erano sostituzioni per gli undici in campo, e si faceva il turn over -nel caso estremo delle due partite in 24 ore- senza la pretesa di chiamarlo così. E' quel che accadde nei quarti di finale tra Italia e Spagna. Il 31 maggio finì 1-1 dopo 120 minuti di battaglia e il mitico portiere Zamora che parava tutto, soprattutto a Meazza. La regola prevedeva la ripetizione del match, il giorno dopo, e così fu: il ct Pozzo cambiò 5 giocatori su 11, la Spagna ne cambiò altrettanti, ma dovette rinunciare -per infortunio- proprio a Zamora. E non è casuale, forse, che il gol azzurro di Meazza, decisivo per l'1-0 finale, 
sia stato frutto di un errore di Nogues: secondo portiere.

IL METODO DEL CT POZZO
La Piramide Celeste (e del calcio sudamericano) resta in Continente: Uruguay assente, Argentina e Brasile fuori dopo gli ottavi. Il confronto fra le due scuole è mancato nel 1930 ed è ancora rinviato. Così Italia-1934 passa alla storia perché fa la sua comparsa il WM o Sistema, simbolo del calcio danubiano e di ispirazione anglosassone, gioco che predilige geometrie e finezze, e che va a misurarsi-perdendo- col Metodo: tattica che Vittorio Pozzo, fra gli altri, adotta per la Nazionale italiana. E' l'opzione per venire a capo delle nuove regole sul fuorigioco, più stringenti (due giocatori e non più tre fra l'ultimo attaccante e la porta avversaria), adottato per ampliare le soluzioni offensive: due terzini addetti a spazzare l'area, due mediani laterali, il centromediano perno di tutto il gioco e tre attaccanti.

IL PREMIO... MONDIALE
La ricchezza di un Mondiale? Parliamo di premi. A ciascuno degli eroi azzurri è consegnato un assegno da 10mila lire. Stando ai parametri di cambio di 84 anni dopo, sono 12mila euro oggi. Pochi, una miseria. Le 10mila lire di allora valevano di più, come potere d'acquisto, ma l'idea di una premio magro faceva parte già dei giudizi di allora, tant'è che alcuni raccontano di una colletta nazionale per dare ai calciatori azzurri un'aggiunta analoga di 10mila lire. E poi gli aneddoti spesi il giorno dopo la finale, con il ricevimento a Palazzo Venezia e il gerarca Starace che disse ai giocatori: "Ragazzi, quando saluterete il Duce chiedete quello che volete...". Raccontano -ma sarà vero?- che qualcuno volesse chiedere la licenza media o quella superiore, qualcun altro la tessera a vita per il tram o magari per il treno, alla fine nessuno chiese niente. Bastò la foto con dedica.


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