Mondiali Russia 2018, tifoso di giornata: Nonsopportogallo

CR7 è fantastico, ma dietro di lui una squadra né carne, né pesce. Come (quasi) sempre

di ANDREA SARONNI
Mondiali Russia 2018, tifoso di giornata: Nonsopportogallo

Allora, oggi sarebbe intelligente llimitarsi a dire che tifo per il Marocco. Inventarsi due o tre cose a proposito del Marocco, augurarsi una vittoria del Marocco. La verità, è che del Marocco e del suo destino in questi Mondiali non mi frega più di tanto. Oggi, piuttosto, dopo quasi una settimana di Mondiali, cado in un difetto tutto italiano anche senza che ci siano in mezzo rivalità nazionali o di campanile: tifo contro, e tifo contro il Portogallo. Mi è antipatica la Nazionale portoghese, da sempre, per motivi assolutamente calcistici, perché il Paese e la sua gente sono fantastici.

Spiacendomene per Cristiano, davanti al quale bisogna solamente alzarsi e applaudire, che ha fatto rimanere a mascella spalancata contro la Spagna: ma è il fuoriclasse quattro piani sopra gli altri, il perenne jolly che ti consente di chiudere anche quando le altre carte non sono granché. Gli anni, anzi, i decenni passano, con essi gli uomini: ma di base vedo sempre la stessa noiosa squadra, che non evolve mai dai dettami della sua tradizione. Tutti o quasi tutti i portoghesi hanno disposto e dispongono di buona o addirittura ottima qualità tecnica: e in omnia secula seculorum la sfoggiano in questo palleggio lento, prevedibile, che non cerca quasi mai la verticalizzazione, il cambio di campo (unica eccezione il grandissimo Manuel Rui Costa) e di marcia. Spesso leggeri anche fisicamente, non hanno spesso avuto nelle loro corde l'adrenalina, la determinazione feroce che serve per andare avanti nei tornei: in questo, ancora prima che per gli straordinari gol, CR7 è veramente una rivoluzione per il Portogallo.

Un uomo solo che sana il debito e, anzi, trasforma in attivo un bilancio, una storia di attaccanti centrali da mani nei capelli. Cristiano punto finale della retta, un altro monumento del gol – Eusebio - all'inizio: in mezzo, numeri 9 da effetto placebo, capaci di segnare fiotti di gol nelle partite di qualificazione, quelle morbide morbide, e poi eclissarsi quando il gioco si faceva duro: su tutti, l'indimenticabile Pauleta. Presenze-assenze non casuali, che testimoniano in qualche modo l’ostinata logica di un movimento che tende invece a produrre centrocampisti o trequartisti invece fortissimi quali Figo, il citato Rui Costa, Deco, Joao Pinto. Ma qui, con questi campioni, siamo già a cavallo tra i ’90 e gli anni 2000: nei due decenni precedenti, invece, non si contano le partite europee o mondiali – quando ci arrivavano – in cui si rischiava l’abbioccone osservando il lento, insopportabile fado portoghese. E se ne potrebbero citare parecchie di questa specie anche nell'ultimo decennio, pure in tornei felici per i lusitani, Euro 2016 compreso.

E anche oggi, senza il meraviglioso Ronaldo, si riscriverebbe probabilmente la stessa storia. Molti critici hanno elogiato la prova all'esordio di tutta la squadra, anche al netto delle prodezze del suo capitano: personalmente, ho visto la solita banda di buoni (non tutti) che tuttavia sarebbe stata naturalmente battuta dagli spagnoli senza combinare molto più di nulla. La musica è sempre la stessa, anche se sono cambiati gli interpreti: Carvalho, Guedes, Bernardo Silva, Bruno Fernandes, e poi Joao Mario, che all'Inter non vogliono più vedere nemmeno dipinto, tutta gente che non puoi certo definire scarsa (ci mancherebbe), ma che messa insieme appare impotente, inefficace. E dietro, tra l'altro, qualcosa non funziona davvero perché la coppia centrale formata da Pepe e Fonte non sembra fornire garanzie di impermeabilità. Davanti, però, c'è il Mostro: e si mangerà anche i marocchini, probabilmente.

Se fosse possibile, per godermelo, gli cambierei il passaporto per innestarlo in un’altra squadra, che so, l'Islanda, che con lui vincerebbe il Mondiale. I suoi compagni, invece, potrebbero farci ascoltare ancora un paio di volte l'inno, che è stupendo (l'urlo “as armas, as armas” è secondo solo a God Save The Queen) e poi salutare crogiolandosi nelle proprie filosofie. Antipatico, vero? Sì, ma anche molto da tifoso italiano, il rosico mondiale continua forte e con qualcuno bisogna pure prendersela.

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