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"Ma a Pechino ho vinto pulito"

Schwazer: "All'atletica non torno"

07/08/12

Alex Schwazer, foto Lapresse

La vergogna del doping rimarrà indelebile, ma Alex Schwazer non vuole che si metta in dubbio quanto fatto prima. ''Ho vinto a Pechino senza doping, perché ero sereno e i miei valori ematici erano perfetti. Ora voglio solo ritrovare la tranquillità, ma all'atletica non torno. Chi viene coinvolto con il doping non deve'', ha detto il marciatore al Tg1. E ancora: "Sono state tre settimane terribili dopo il controllo perché sapevo che era finita''.

"Dopo la vittoria a Pechino non sono stati anni facili. Avrei voluto una vita normale, vedere la mia fidanzata (Carolina Kostner, ndr). Ma adesso ho perso tutto. Mi sono allenato dieci mesi tantissimo, e in due settimane ho distrutto la mia vita. Il controllo antidoping è arrivato il 30 luglio, avevo fatto l'ultima iniezione il 29... Avrò preso anche medicine sbagliate, non lo so, sapevo che faceva male. Adesso cerco serenità e di uscire da questi riflettori'', ha aggiunto.

Ma nella sua storia sono tanti gli interrogativi che lasciano perplessi. Il suo "ho fatto tutto da solo" non convince anche per delle incongruenze sulle date. L'allenatore lo ha scaricato e per Schwazer un'unica grande paura: "Non voglio andare in prigione".

"Ho rovinato tutto, sono un cretino" continua a ripetere l'atleta dal momento della notizia del suo stato di fermo e della conseguente squalifica dai Giochi. "Volevo andare più forte, potevo vincere ma volevo qualcosa di più". Tante frasi che lasciano il tempo che trovano di fronte a uno scandalo di dimensioni planetarie. A parte le frasi chiamiamole di circostanza sull'ovvio pentimento, dalle sue parole - rilasciate alla Gazzetta dello Sport - risaltano delle incongruenze che lasciano pensare che effettivamente la piena verità non sia ancora uscita.

"Ho assunto l'Epo a metà luglio mentre mi allenavo a Oberstdorf. Lì il 30 luglio sono arrivati i controlli della Wada e mi hanno chiesto un campione d'urina. Da quel momento ho smesso di dormire, mi è crollato il mondo addosso". Al momento della notizia dello stop di Schwazer, il mondo sportivo ha associato il tutto al "raffreddore" che ha costretto l'atleta a saltare la 20 km di marcia. Tanti dubbi scomparsi con l'ammissione dello stesso Schwazer: "Era una bugia. Non me la sentivo di partire con quel peso in corpo. Sapevo che mi avrebbero scoperto e che la mia carriera era finita". Proprio questo passaggio però non quadra: il controllo fu fatto il 30 luglio, mentre l'annuncio della rinuncia risale al 28. Una discrepanza che lascia pensare a diverse conclusioni...

L'altra questione che fa riflettere è il controllo in sé contrapposto al suo "ho fatto tutto da solo, l'ho comprata in internet e me la sono iniettata". Ma perché un controllo a sorpresa proprio a Schwazer oltretutto in Germania in un periodo di relativo riposo? Non è stato un caso, anzi, è stato frutto di una inchiesta mirata che riguarda il dottor Michele Ferrari. Tra le carte di Interpol-magistrature di vari paesi-Autorità mondiale antidoping figurava anche il suo nome. Ci sarebbe una lista di atleti che frequenterebbe il discusso dottore e proprio la fase di allenamento di Saint Moritz (una delle mete preferite dal dottore) avrebbe fatto scattare l'allarme.

Alex però ha deciso di non parlare, di assumersi tutte le responsabilità. A domanda precisa: "Chi l'ha aiutata" ha risposto con un perentorio "Non voglio andare in prigione. Ho fatto tutto da solo". Difficile, se non impossibile. Un tradimento perpetuo che ha gettato fango su chi al campione è stato vicino negli ultimi anni. "Alex ci ha preso in giro - sbotta il suo ormai ex allenatore Michele Didoni -, ci trascinerà tutti nella vergogna. E' un Carabiniere e avrebbe dovuto dare il buon esempio. Ora dubito anche delle mie capacità da allenatore". Turbato anche il padre di Schwazer, Josef: "Le responsabilità sono mie. Quando un padre vede un figlio che non sta bene, dovrebbe fare qualcosa. L'ultima volta che è partito da qui era distrutto. Forse l'ha fatto per non deludere gli altri". Tante verità, ma la sensazione è che la faccenda sia tutt'altro che finita.

I VOSTRI COMMENTI

mancester - 08/08/12

mi dispiace molto mi è simpatico e gli credo, credo soprattutto al disagio che provava dopo averlo fatto ... tutta la comprensione del mondo ma prendendo spunto da quello che dice "chi viene convolto non deve tornare a gareggiare " credo che bisogna essere molto più drastici , chi sbaglia paga e la sua vita sportiva deve finire ... cancellato tutto record vittorie medaglie senza se e senza ma! in bocca al lupo alex

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J_J_J_J - 08/08/12

ora lasciatelo in pace, è un ragazzo e come capita a tutti ha sbagliato. La vita non è solo sport e successo, deve ricominciare tutto da zero, la vita continua...

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PIESCU - 08/08/12

Ha sbagliato,ma non facciamolo passare per MOSTRO!,anzi il male piu' grande e' a se stesso. Le sue lacrime mi sono parse sincere e bisogna aiutarlo psicologicamente.Spero collabori con la giustizia per combattere il male del doping.

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PIESCU - 08/08/12

Le sue lacrime mi sono parse sincere e bisogna aiutarlo psicologicamente.Spero collabori con la giustizia per combattere il male del doping.

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cassano ant - 08/08/12

VOLEVI VINCERE LA MEDAGLIA D’ORO SCORRETTAMENTE MA SEI STAO GIUSTAMENTE PUNITO

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