1982: il trionfo dell'Italia di Bearzot e Pablito, la più bella di sempre

Il Mondiale di Spagna, il mito del Sarrià e del Bernabeu, i trionfi contro Argentina, Brasile e Germania. E dire che si era partiti dalla Grande Crisi del calcio-scommesse e dalla volontà nazionale: cacciate Bearzot

Mondiali 1982: è un mondo d'azzurro, la sfrenata, gioiosa festa di un'Italia che così felice non s'è mai sentita, né prima (Mondiali 1934 e 1938), né dopo con la notte di Berlino 2006. Sì, perché in Spagna, a Vigo, poi a Barcellona e infine al Bernabeu la meravigliosa Nazionale di Enzo Bearzot ha messo in fila, una dopo l'altra, l'Argentina di Maradona, il Brasile di Zico e Falcao, la Polonia di Boniek e la Germania di Rummenigge e Breitner, ha domato (dominato) il meglio del calcio euromondiale. C'è l'immenso Pablito Rossi, poi Pallone d'oro; c'è ancora il 40enne Dino Zoff; e poi la grinta di Gentile e la soave forza di Cabrini guidati dal maestro di calcio Scirea; Collovati e Zio Bergomi nemmeno diciottenne; l'ordinata, infaticabile geometria di Oriali, lo strepitoso Tardelli, l'eccellente e sfortunato Antognoni, al pari dell'eccellente e sfortunato Ciccio Graziani (entrambi ko nel giorno della finale); la fantasiosa veemenza del "brasiliano" Bruno Conti; le punture di Spillo di Altobelli e la barriera innalzata da Marini. Li guida il Vecio furlan Enzo Bearzot, capace come nessuno di dare al gruppo una compattezza unica, dentro e fuori dal campo, in un clima che per mezzo Mondiale, per quell'Italia, è fatto di veleni, cattiverie e di un silenzio stampa clamoroso e permanente; e poi, per l'altra metà, è un'onda che invade tutta l'Italia, trascinando anche i tanti che volevano defenestrare il ct prima del Mondiale e a Mondiale in corso. La pipa e la gioia del Presidente della Repubblica Sandro Pertino, Bearzot issato sulle spalle dei suoi ragazzi, la partita a scopone in aereo con Zoff e Causio, l'urlo di Tardelli contro la Germania. Sono immagini che ci rincorrono da 36 anni. Non si è mai persa la voglia di vederle, rivederle e gioire. Come e più di ogni altra impresa sportiva.

LA NUOVA FORMULA DEL MONDIALE: 24 SQUADRE
Il Mondiale di Spagna presenta una novità organizzativa: le squadre al via sono 24, non più 16. La rassegna assume, sempre più, contorni legati al business, dunque al gigantismo. La Spagna mette a disposizione ben 17 stadi, un numero mai raggiunto prima né soprattutto dopo nelle 20 edizioni della manifestazione. Spagna '82 ospita due squadre africane, due asiatiche e due Centroamericane, l'Europa chiede -e ottiene- quattordici Nazionali, cinque in più rispetto ai Mondiali a 16 squadre. 

UN PASSO INDIETRO: CALCIO-SCOMMESSE, ROSSI SQUALIFICATO, EUROPEO DA INCUBO
Per arrivare all'estasi mondiale, il calcio italiano parte dal punto più basso della sua storia. Dopo la bella sorpresa di Argentina '78, la Federcalcio ha l'onore di organizzare l'Europeo a casa propria. Era accaduto nel '68 (vittoria), il bis è concesso nel 1980 a conferma del potere e del prestigio di cui godono la nostra Figc e il suo presidente, forse il migliore di sempre, Artemio Franchi. Si gioca dal 11 al 22 giugno, otto squadre al via, azzurri favoriti, ma... Tre mesi prima, il pomeriggio di domenica 23 marzo subito dopo la fine delle partite di Serie A, alle 17 i Carabinieri entrano in molti stadi per arrestare notissimi calciatori e dirigenti per quello che è lo "scandalo delle scommesse", ovvero partite comprate/vendute nel vortice delle scommesse clandestine. Vergogna nazionale, sono coinvolti -e fermati con lunghe squalifiche- calciatori come Paolo Rossi e Bruno Giordano, lo sconforto e il caos sono quelli che si possono immaginare. L'Europeo si gioca in un clima gelido, stadi semi-vuoti, un flop finanziario clamoroso e un'Italia che regge a fatica l'avvilimento. Sarà quarta, alla fine, non poco presa di mira da arbitri che ribaltano il fattore-campo, il titolo va alla Germania e quella Nazionale dalla gioia argentina piomba in un cono d'ombra che alimenta solo malumori. La Grande Crisi è in corso.

UN ALTRO PASSO INDIETRO: LA SFIDUCIA NEL CT BEARZOT
A tener duro, nel mondo azzurro, c'è Enzo Bearzot. La Nazionale dopo l'Europeo si gioca la qualificazione al Mondiale spagnolo. Il girone è di media difficoltà, gli azzurri arrivano secondi dietro la Jugoslavia, l'ultima gara è un sofferto 1-0 a Napoli contro il Lussemburgo e il gioco espresso dalla squadra è quello di una squadra in difficoltà. Il ct si tiene stretto il blocco Juve, evita i "consigli" della stampa italiana sfidando il vasto partito-Beccalossi e un altro formidabile gruppo di pressione per il bomber Pruzzo. Va avanti con le sue idee, le sue scelte, il suo calcio subendo attacchi pesantissimi. Convoca Bruno Conti, non Novellino e Bagni come gli viene suggerito. E' una battaglia che culmina in atti di totale sfiducia con titoloni che reclamano così: "Cosa aspetta la Federcalcio a togliere al signor Bearzot la guida della Nazionale?". A ridosso del Mondiale, poi, con le prove incolori degli azzurri che sembrano quasi bloccati dalla tensione anche nelle amichevoli di preparazione, il fuoco contro il ct giunge al culmine. Mentre una mano gliela dà la Giustizia sportiva riducendo gli stop ai calciatori coinvolti nello scandalo: così Paolo Rossi torna a giocare nella Juve il 2 maggio e Bearzot inserirlo fra i convocati mondiali.

L'ITALIA DI VIGO, IL FATTORE-CAMERUN E IL SILENZIO STAMPA
Si va in Spagna, col pessimo umore e gli attacchi del 95 per cento della stampa, con le perplessità di buona parte dei dirigenti (i "calci nel sedere" evocati dall'allora presidente della Lega, Matarrese) e una Nazionale chiusa in se stessa, aggrappata al Vecio Bearzot e al presidente Sordillo. C'è un girone da scavalcare e lo si fa col minimo sindacale: Italia-Polonia 0-0, Italia-Perù 1-1, Italia-Camerun 1-1. Passiamo in virtù dei 2 gol segnati (il Camerun con tre punti come noi ne ha segnato uno soltanto), e quello spiffero d'aria che ci fa respirare è la sola cosa che fa sopravvivere il gruppo. Il resto sono valanghe di critiche, insulti e insinuazioni, e anche peggio. Il gioco della squadra è lento, sofferto; e le scintille argentine di Paolo Rossi sono un ricordo: in campo si agita un fantasma, è quel che resta del fenomeno che conosciamo. E in quel clima di (quasi) tutti contro la Nazionale, la decisione presa, prima di affrontare la seconda fase, ovvero il silenzio stampa senza scadenza. Avrebbe parlato soltanto il capitano, Dino Zoff, noto per la sua propensione a dire poco, il minimo indispensabile.

DA VIGO A BARCELLONA: IL MITO DELLA SARRIA' AZZURRO
Il secondo posto del turno d'esordio ci getta nell'inferno del girone verso le semifinali, tre squadre per ciascuno dei quattro gruppi, in semifinale accede chi conquista il primo posto. "E dove vogliamo andare con questa Nazionale, con questo gioco e questo ct?". La diffidenza segna il punto massimo guardando al nostro girone col Brasile di Zico, Falcao, Socrates, Junior; l'Argentina di Maradona, Passarella, Ramon Diaz; e a noi altri, poveracci. Dal fresco di Vigo si va al caldo di Barcellona e a quello stadio Sarrià che è un catino di cemento, vetusto quanto basta, parente poverissimo del Camp Nou. E qui succede quello che nessuno, fuori dal gruppo azzurro, osa immaginare. Quella Nazionale spenta, intristita e calunniata trova all'improvviso forza, energia, gioco, entusiasmo e tutti i suoi campioni, perché di campioni stiamo parlando. La prima sfida all'Argentina è un serio controllo nel primo tempo, con Gentile che azzera Maradona con tutti i mezzi leciti e no; e una valanga che si abbatte sull'Albiceleste nella ripresa coi gol di Tardelli e Cabrini (poi Passarella) per il 2-1 finale. C'è qualcosa che rifiorisce, vale la pena crederci? Il fuoco contro gli azzurri si spegne, ma la prossima sarà il Brasile, il Brasile ha sconfitto 3-1 l'Argentina e dunque sarà necessario vincere coi verde-oro per andare in semifinale. Il pareggio ci condannerebbe causa differenza reti. Si può sperare? Paolo Rossi, fin lì, è rimasto a guardare la porta avversaria. Poi contro il Brasile scardina la sua rabbia, i suoi due anni di castigo (per squalifica) facendo il finimondo: segna Pablito, pareggia Socrates, Pablito fa il bis, pareggia Falcao, Pablito segna il 3-2 a e all'ultimo secondo Zoff sulla linea ferma il pallone che ci sarebbe costato il sogno. L'Italia è in semifinale, Rossi con la sua tripletta diventa il fenomeno del Mondiale. E' accaduto qualcosa che ha dell'incredibile, i brasiliani sono attoniti. Per la Nazionale sono montagne di elogi, ma il silenzio stampa continua. Perlomeno, si dice, vale la scaramanzia. Ma non è così: loro, gli azzurri, e il loro ct Bearzot stanno dalla parte degli offesi, e l'orgoglio non ha prezzo.

IL TRIONFO DEL BERNABEU DAVANTI A PERTINI
Il resto è una discesa trionfale. Quell'Italia che ha battuto Argentina e Brasile si sente invincibile, gioca quasi senza badare all'avversario, senza avvertire il peso della fatica. La tensione c'è, eccome: Tardelli e Oriali dividono la camera dove trascorrono notti insonni, Bearzot le notti le trascorre nelle stanze dei suoi azzurri, chiacchiere e propositi, nessuno ha voglia di dormire. La semifinale contro la Polonia (senza Boniek, fermo per squalifica) ha l'aria di essere (e lo è) una formalità. Quando decide di fare gol, Rossi segna: gliene bastano un paio per il 2-0 che ci porta alla finalissima coi tedeschi. E il capolavoro di completa, al Bernabeu, la sera dell'11 luglio 1982: quando 50 milioni di italiani si fermano e poi scendono -tutti- nelle strade e nelle piazze di città, paesi, frazioni. Bearzot -senza Antognoni infortunato- getta nella mischia un difensore in più, ha 18 anni e mezzo ed è Giuseppe "Zio" Bergomi. Dopo 8 minuti si infortuna Graziani, dentro Altobelli; dopo mezz'ora Cabrini sbaglia un calcio di rigore, ma gli azzurri non se ne lamentano, né intravvedono un cattivo presagio. Sono convinti della loro strepitosa forza. E la ripresa è un magnifico, attesissimo assolo: il gol di Rossi (il sesto del suo Mondiale da capocannoniere), l'urlo in Mondovisione di Tardelli, che è l'immagine del trionfo, il 2-0 della consacrazione, la terza rete di Altobelli che al presidente Pertini suggerisce queste quattro parole: "Non ci prendono più". Infine il gol della bandiera concesso a Breitner, nell'apoteosi azzurra. L'Italia è tricampione del Mondo, come il Brasile. 

I RAGAZZI DEL MONDIALE, OGGI
Sono trascorsi 36 anni, ma il tempo -per loro, i ragazzi dell'82- si è fermato a quella straordinaria estate. Tanto da indurli, un anno fa, a oltrepassare la linea delle telefonate e dei saluti occasionali di chi si è sempre sentito della famiglia-mondiale-'82 e di aggregarsi in una chat dove, ogni giorno, si scambiano messaggi. L'idea di Spillo Altobelli, si sono associati Cabrini, Tardelli, Vierchowod, Paolo Rossi, Marini, Selvaggi e gli altri, i saluti quotidiani, gli appuntamenti per le scadenze e gli inviti, il loro lavoro nel mondo del calcio, c'è chi allena, chi fa il dirigente, chi l'opinionista, chi si gode la famiglia, e il ricordo di chi non c'è più, Gaetano Scirea, il capitano, scomparso in un incidente d'auto nell'89 e il loro ct Bearzot che se n'è andato nel 2010. Ma in questo gruppo azzurro di ragazzi sessantenni il tempo dell'allegria è quello che conta: sempre insieme al loro ct e al loro capitano.

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