Dakar 2014: il diario di Luca Viglio

Il 38enne motoclista ci racconta la sua esperienza giorno per giorno

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GUIDO MEDA

Dakar 2014: il diario di Luca Viglio

Luca Viglio, 38 anni, ha lo sguardo vispo del monello di strada, la sagacia dell’imprenditore milanese quale è, la sensibilità, la resistenza e l’ironia del motociclista vero. Insieme al più preparato Paolo Ceci, Viglio è uno dei due italiani che hanno portato a termine la Dakar 2014 in moto. Che è stata un massacro, un’impresa, un’avventura vera, specie per un privato come lui. Già al via lo scorso anno, ma uscito troppo presto, Viglio aveva un debito con il Sudamerica e con se stesso: riprovarci e arrivare in fondo. Ad ogni costo. Ha imparato ad evolvere sulla propria pelle, ha accarezzato la morte, si è fatto pure male, ma ha portato la sua Beta 450 al traguardo. Ci ha lasciato un diarietto scritto in aereo sulla via del ritorno; è un vero e proprio romanzetto, crudo, sfrontato, intenso ed emozionante che abbiamo il piacere di condividere con voi. (si ringrazia Endurology)

IL DIARIO DI LUCA VIGLIO

Non mi aspettavo di sollevare un cinema simile. Non ho avuto accesso al servizio dati per due settimane, per cui avevo solo qualche informazione sommaria, riportata dagli amici; ma il dettaglio di quanto sia montato, lo apprezzo solo ora. Comunque intuivo la sostanza, durante la gara, anche grazie agli sms che funzionavano; nei quali, appunto, traspariva tutto il resto. Che dire? Beh, cari amici, parenti, conoscenti o semplicemente persone che vi siete appassionate al mio caso (umano?), non posso che iniziare col dirvi grazie. Non pensiate che siano parole di circostanza, banali e scontate. È uno degli stati d'animo più belli e forti con cui esco da questa Dakar. Ogni sms, ogni telefonata, ogni notizia riportata di quanto accadesse su altri canali che non vedevo, mi ha scaldato il cuore, e spostato l'anima verso Valparaiso. Anche se magari non sono riuscito a rispondere a tutti, tutti ho letto, tutti ho fatto miei. Davvero, vi ho sentiti uno ad uno, in quel casco. Detto (scritto) ciò, mi trovo in aereo sul lungo volo del ritorno, tra una turbolenza e l'altra, a rimettere in ordine una specie di diarietto, per provare a tirare le somme delle ultime due settimane, eccezionali e straordinarie nel più letterale senso del termine. Diarietto che vi riporto sotto, non tanto con la supponenza che sia interessante e/o divertente, ma come semplice coronamento di quello che devo a questo gruppo, per dare a chi fosse interessato una vaga idea di quel che è accaduto in gara e nella mia testa dal 5 gennaio in poi. Magari qualche stralcio è già stato anticipato via sms nei giorni, ma così è.

4 GENNAIO

Solo una sfilata per le vie di Rosario, tutte transennate e davanti ad un pubblico immenso. Niente a che fare con la gara per ora, ma capire che tutta quella gente è lì per vedere ANCHE me, crea un'ilarità che sembra quasi riuscire a nascondere il nervosismo per quanto accadrà da domani.

5 GENNAIO

5 GENNAIO

Ci siamo. Prima tappa, relativamente semplice e scorrevole, tanto come guida, quanto come navigazione. Provo a tenermi dalla parte delle ragione, partendo molto indietro per via del numero di gara, raggiungo altri piloti con tutto il relativo problema del rischio polvere: raggiungerli è un conto, sorpassarli restando dalla parte della ragione, senza rischiare troppo, un altro. Arrivo a fine tappa che mi sembra tutto sommato di esserci riuscito, grosse cazzate non ne ho fatte, né in navigazione, né in guida, e la classifica mi regala un dignitosissimo 62mo assoluto su 174 arrivati. Si, sono soddisfatto, è partita col piede giusto. Non lo so ancora, ma rimarrà un assolo impareggiato!

6 GENNAIO

Della prima parte di tappa nemmeno sto a scrivere. Niente di troppo complesso, arrivo quindi alla svelta alla seconda parte, dove è prevista la prima sabbia. E che sabbia! La più merdosamente, nera, caldissima e quindi molto asciutta e molle, sabbia di tutta l'Argentina. Perché, perché, perché cazzo mi sono allenato in moto in autunno, nel piacentino, col fango e con la neve, e non dentro stammerda ingovernabile? Non ero pronto a tutto ciò, ma non si poteva iniziare con un avvicinamento graduale alla sostanza composta di granelli? È stato un mezzo naufragio, davvero non ero pronto ad una sabbia così complessa da subito, così molle, con dune, dunette, salite e discese, contropendenze, pezzi di pista in cui sembrava di non stare in piedi, e caldo, tanto caldo. 65 Km di sabbia, i peggiori che mi siano mai capitati, su 360 di speciale complessiva; ne esco con gran fatica, o meglio, con un poco di affanno, soprattutto psicologico: ah è così che hanno deciso di partire? Così di punta? Beh, l'avevamo detto che la prima settimana sarebbe stata dura, e che cazzo ti aspettavi? Boh, vediamo domani va... Arrivato al bivouac apprendo che il grande Bottu è fuori, pare per ko della frizione, e me ne dispiaccio moltissimo. Alberto ha invece avuto un principio di incendio alla moto, per fortuna salvata in extremis, a causa di perdita di benzina dal serbatoio posteriore. Posteriore, appunto, che sulla sua moto viene sostituito in blocco.

7 GENNAIO

Arriva la tappa in quota, per un totale di 373 km di sola speciale. Toccheremo i 4300 mt, record assoluto per la Dakar, non lontani dall'Aconcagua, spero di non soccombere per l'altitudine. Ci arriviamo, nella parte alta, dopo metà PS, dopo aver viaggiato quasi costantemente sopra i 2000, e spesso vicini ai 3000. Gli "oggetti" da affrontare si presentano come dei giganteschi panettoni, ricoperti a perdita d'occhio di pietre nerissime fatte vagamente a scaglie, di dimensione tipo libri. Ecco si, è come se Mose' col suo camion di Tavole della Legge, si fosse ribaltato in cielo scaricando miliardi di pietre nerissime su queste montagnole in quota. Significa che sono sul monte Sinai ? Guidarci sopra non è banalissimo, ma forse nemmeno impossibile. Certo, a tratti inizio a provare quella sensazione che ogni tanto può capitare con le apnee notturne: mi trovo a spalancare la bocca di colpo e tirare una decina di respironi a pieni polmoni tipo iperventilazione. Ma che cazzo è, mica ti starai agitando per queste rampe ripide ricoperte di pietre? Dai che non sono esattamente facili, ma è roba che sai fare! Dai gas, stai con le palle sul serbatoio e metti ‘ste ruote dove vanno messe! Ah no, aspetta, ecco... Altro che agitazione, certo che ci sali! È la quota... È vero, è la quota, non mi sento più lucidissimo (ammesso che lo sia mai stato), respiro in leggero affanno, non ho molta forza. Ecco, un motivo in più per NON sbagliare. Incredibilmente non sbaglio, e arrivo in cima al panettone che sembra quello finale. E li mi si presentano scene da tragedia: molti piloti stanno male, sono ventilati con l'ossigeno, molti non riescono a salire e il tutto sembra un formicaio disordinato. Devo scendere da qua, e anche alla svelta, arrivare più in basso, più al sicuro. Inizio a scendere, sempre sulle pietre nere, sulle quali però si intravedevano tracce di moto e quad. È qua succede il DISASTRO.

Arriva il primo, grave, errore di navigazione. Si accende la freccia di un WP lontano diversi km, che mi indica di scendere verso sinistra dalla sella in cui mi trovo, guarda caso in direzione delle vaghe tracce che stavo studiando (leggi: seguendo). Complice anche la poca freschezza di testa, smetto di preoccuparmi della navigazione vera e propria, quella su carta del roadbook, smetto di seguire il CAP (i gradi bussola della rotta indicati dal roadbook), e vado sicuro dietro alla freccia del GPS, che guarda caso coincide con le tracce in terra. Cazzata! La discesa inizia a farsi veramente, ma veramente ripida! Sempre ricoperta di queste pietre nere, la pendenza cresce fino a farmi iniziare a pensare che in caso di caduta sarebbe un disastro, perché nonostante stia scendendo a meno che passo d'uomo, col culo praticamente appoggiato sul fanalino posteriore per arretrare il baricentro, qualora dovessi anche solo appoggiare la moto in terra perdendo l'equilibrio, la stessa non si fermerebbe mai più. Proseguo un po' con cautela e chiappe strette, e passo a fianco allo scheletro, praticamente intatto, di una grossa bestia a 4 zampe con tanto di corna: sembrava messo lì apposta da uno sceneggiatore, le ossa erano bianchissime illuminate dal sole sulle pietre nere. Vi lascio solo immaginare cosa mi sia passato per la testa davanti a quella scena, decisamente evocativa. Proseguo un poco, anche perché fermarsi sarebbe stato tutt'altro che banale. Vedo uno, un concorrente, fermo in piedi sulla pietraia, a fianco ad un quad. Penso a come abbia fatto a scendere di li con "quel coso", ma avvicinandomi mi accorgo che non era un quad: era quanto ne rimaneva. Doveva aver fatto centinaia di metri di dislivello rotolando nella pietraia: c'era un telaio massacrato, un motore, qualche ruota, il tutto senza la intima sembianza di coesione. Il tizio (che poi scoprirò essere Patronelli, uno che va forte con i quadricicli), non ha l'aria del tutto "tirato insieme". Su sua richiesta gli chiamo Parigi col satellitare dell'Iritrack, chiedendo l'elicottero, poi proseguo. Nel frattempo sono passati anche i miei ccompagni, i fratelli Marco e Alberto Brioschi, anche loro evidentemente sbagliando la navigazione; anche loro proseguono, ma ci perdiamo quasi subito. Continuando a scendere arrivo in una specie di ampia vallata, e mi rendo conto che la cazzo di freccina del GPS mi indica di ritornare in quota, non esattamente da dove ero venuto ma quasi. Il sospetto di avere sbagliato navigazione diventa una certezza. Volano paroline irripetibili.

Tornare in salita su quella cosa è impossibile. Trovo delle creste che salgono poco più in là, provo ad affrontarle una, due, tre volte: impossibile, la pendenza non sarebbe nemmeno esagerata, ma son troppo impestate di sassi, non ce la faccio. Non mi resta quindi che prendere l'amara decisione di saltare uno o più waypoint, prendermi la relativa penalità, ma cercare di raggiungere il bivouac ad ogni costo, Continuo quindi a scendere seguendo il corso del torrente di questa vallata, trovando peraltro delle tracce di almeno un'altra moto. Passo a fianco ad una KTM che ha tutta l'aria di essere ufficiale, la tabella è gialla (gruppo di merito, i top rider) e il numero è basso (scoprirò poi essere di Faria, che evidentemente era anch'egli caduto nel tranello di navigazione). Il torrente si stringe man mano tra due pareti di roccia, e il sentiero che stavo percorrendo diventa un sentiero scavato nelle pareti di roccia: una roba da cacarsi sotto, a dire poco! Continuavo a vedere la traccia dell'altra moto, e questo mi ha fatto pensare che se c'era già passato un altro, avrei potuto passarci anche io: sono stati quindi una serie di passaggi sulla parete di roccia, accompagnando la moto a mano, con un salto di decine di metri sotto, pronto a mollarla nel caso avessi perso l'equilibrio (a Jarno Boano, che ha preparato la mia Beta, consiglio di non leggere questa parte), sperando nel caso di riuscire a stare su almeno io e non cadere giù con essa. Veramente, ma veramente, ma veramente da cacarsi addosso. Vi risparmio i dettagli, ma per qualche ora ho davvero fatto torrentismo con la moto! Ad un certo punto, sfinito dalla fatica e dallo stress, nonché dalla quota, mi rendo conto di aver finito l'acqua, e di avere la gola e la bocca secchissime e impolverate. Una sensazione brutta, forte, ancestrale. Cazzo l'acqua no, l'acqua è importante, se finisco disidratato è la fine, elicottero e via a casa. Guardo il torrente: merda è marrone, ma no beige, proprio marrone! Penso che tutto sommato sarà solo un po' più saporita, e che andare a casa per andare a casa, tanto vale andarci con la colica. Ne bevo, effettivamente è buonissima, o almeno così mi pare essere. Riparto col torrentismo, e dopo altre svariate decine di minuti e diversi altri passaggi da circo, spunto su una pista. Sono salvo! Non avevo idea di dove io fossi, ma da qualche parte la pista mi avrebbe portato, e da quella qualche parte, in qualche modo, avrei potuto raggiungere il bivouac!!! Sospiro di sollievo. Anzi sospirone. La tappa è andata in merda, la classifica sicuramente anche, ma sono ancora in gara. Poco dopo arriva un concorrente, lo fermo e mi dice che siamo in piena speciale! Che colpo di culo fantastico, le cose iniziano a girare bene, ho stimato che mancassero 20-30 km alla fine e sono ripartito, e qua è arrivata la seconda cazzata della giornata! Invece che mettermi "in nota" per bene, in preda all'entusiasmo e con l'idea che mancasse davvero poco, inizio a seguire le tracce degli altri, finisco come previsto nel larghissimo greto di un torrente in secca, sbaglio una deviazione, proseguo qualche km, mi accorgo dell'errore, faccio per girare la moto ed essa, semplicemente, si spegne per non ripartire più. Punto della situazione: sono perso, senza avere nemmeno idea di quale sia la giusta direzione, senza acqua con la gola secchissima, il sole è ancora alto e sono appena rimasto a secco di benzina. Accendo il telefono, giusto per capire se ho possibilità di comunicazione, ma niente, non prende. Ho setissima, stavolta davvero, e non c'è nemmeno un fiume marrone nei paraggi. Non passerà nessun altro concorrente a cui chiedere benzina, sono perso fuori dalla speciale e manco ho idea del dove. Ho sempre più sete, magari tra poco mi parte la disidratazione seria. Sono fottuto, stavolta non la vedo, la via di uscita, salvo chiamare l'elicottero e uscire di gara. È finita penso. Inizio a vagheggiare tra i pensieri più brutti; sul ritorno a casa anzitempo, sul fatto di aver fallito un'altra volta, sul fatto che per un po' in Italia non vorrò vedere nessuno, e su molte altre merdosissime prospettive. Non può finire così, qua, adesso. Non può, anzi, non deve.

Cosa posso fare? Cosa posso inventarmi per fare EVOLVERE la situazione? Eccola, la parola chiave: la situazione deve evolvere, "stare fermi è la cosa più pericolosa e sbagliata da fare", citando "quello là" (Burroughs ovviamente sul momento mi sfuggiva). Ok, e quindi? All'atto pratico come vuoi tradurre questa bella idea da Baci Perugina in qualcosa di concretamente utile? Puoi fare solo una cosa: camminare. Provo a segnarmi le coordinate GPS col telefono, perché di sicuro se faccio qualche chilometro la moto non la ritrovo mai più. Ci riesco forse, è una di quelle funzioni del telefono che obiettivamente non ho mai cagato (non che sulle altre sia molto più ferrato). Mi metto in cammino, per nulla sicuro della storia delle coordinate, pertanto mi giro subito verso la moto e provo a prendere qualche riferimento col paesaggio, ben sapendo comunque che avrei potuto ritornarci col buio. Tale è la mia freschezza in quel momento, che mi metto in cammino vestito di tutto punto: stivali, pantaloni, ginocchiere, pettorina, collare, giacca; ciliegina sulla torta della freschezza, parto col casco in mano. Non chiedetemi il perché, penso che in tutta evidenza non esista. Faccio un chilometro, o poco più, in salita, pensando che avrei potuto stare male di li a poco per la disidratazione, la sensazione in gola era atroce. Poi cerco di ragionare un po' sui dati di fatto, sul fatto che è vero che fa molto caldo, è vero che sudavo da tutto il giorno, è vero che ero senza acqua da un bel po' e mi sembrava di morire di sete, ma dalla mattina ne avevo anche bevuta almeno 4, forse 5 o 6 litri. È mica si studia che un uomo può stare senza bere per giorni? Provo allora a convincermi di non avere tutta sta sete, e proseguo a camminare. Sento un rumore di moto, dietro a un cordone di montagnole di terra e sassi alla mia destra, altre un centinaio di metri. Devo scavalcarle, ma sono altissime viste da qua, in queste condizioni. Quindi? Mi convinco che l'unico modo per continuare a fare evolvere la situazione sia scavalcare per vedere cosa ci sia dietro. Inizio la salita, ‘ste merde erano anche molli e cedevoli sotto gli stivali; arrivo in cima stremato una volta di più, e dietro si vede un altro fottutissimo cordone di montagnole, e nessuna traccia di passaggio della gara.

Mi siedo, a riprendere fiato, e mi metto a guardare un poco sole che (grazie al cielo) inizia a calare percettibilmente, allungando le ombre e perdendo ferocia. Guardo il telefono, e mi accorgo che da quella piccola altura ha campo. Ne approfitto per aggiornare sulla mia situazione Roberto Boano, che prontamente mi risponde "hai tutta la notte, credi in te". Sintetico, diretto, efficace. Riparto dunque, e scavalco il secondo cordone, e... Mi si apre alla vista la speranza, vedo una pista con tracce!!! Forse ci siamo, scendo sulla pista e mi sdraio ad aspettare qualcuno. Dopo un quarto d'ora di silenzio tombale, inizia a venie il sospetto di essere rimasto ultimissimo, e quindi m'incammino nuovamente, verso la fine della speciale, lasciando la maschera attaccata ad un cespuglio per avere il riferimento del punto in cui scavalcare di nuovo i cordoni. Proseguo mezz'oretta, e ad un certo punto sento un rumore di spalle, mi giro e vedo arrivare un quad ! Mi sbraccio per fermarlo, gli chiedo della benzina e questo concorrente, che definirei un angelo, me la dà. Apro pertanto il camelback ormai vuoto da ore, travasiamo un 5-600 ml di idrocarburo nella sacca, e prima che io riparta in salita mi regala anche una bottiglietta d'acqua: non me la sono mai gustata così. Finisce quindi che mi rifaccio la scarpinata a ritroso, trovo incredibilmente la moto, ci metto la benza e riesco ad arrivare a fine speciale, ormai al buio, con i commissari ASO che mi guardano allucinati. Al bivacco scopro che i miei 3 compagni di team, Marco, Alberto, e Giulio, non ce l'hanno fatta. Sono fuori gara.

8 GENNAIO

8 GENNAIO

La tappa in cui, per la prima volta, mi si è fatta strada un'idea, la precisa percezione di un preciso concetto: la speciale è uno sfinimento di greti di fiume e torrente con sabbia mista a graniglia nella quale guidando mi sento la buona vecchia che cerca di scopare. 360 km, tipo, no cazzate. E sarà un poco di stanchezza che inizia ad accumularsi, saranno i muscoli della schiena che hanno già il fiato corto, sarà chissà cosa, ma mi sento proprio non completamente mio agio, non disinvolto, non completo. Non riesco a guidare in piedi per decine e decine di minuti, si sfiniscono i lombari, e guidare seduti è pressoché impossibile, quantomeno provando a forzare un poco. Ed ecco l'idea, la percezione che si fa strada. Pensavo di essermi allenato un bel po', magari non a livello dei professionisti, ma almeno da poter provare a tenere un ritmo decoroso, diciamo un bel passo (per i miei standard, s'intende). È invece no, non riesco a tenere il ritmo, a forzare un poco, non riesco a guidare in piedi per lunghi tratti, mi fanno male i lombari... Mi sento, in estrema sintesi, inadeguato. INADEGUATO, ecco l'idea di oggi, un dilettante allo sbaraglio. Rientro in modalità "sopravvivenza", della serie "porta il culo a bivacco e domani sarà un altro giorno", tanto ormai la classifica è svampata. Ma come fanno quelli la davanti a tenere certi ritmi per tutto il giorno, per due settimane di fila??? Va bene che son professionisti, ma come fanno? Mi sembrano alieni, gente che fa un altro sport, un altro cinema.

9 GENNAIO

Una delle tappe peggiori. Dopo una prima parte molto navigata su liste e greti di torrenti, si inizia con un fuori pista serio nella sabbia. È che sabbia ! Mollissima, con pochissima portanza, impossibile a tratti avanzare anche in piano, la moto sprofonda fino quasi ai mozzi, e il motore inizia a faticare sensibilmente, anche per il caldo. Già, il caldo: si parlerà di ben oltre i 40 gradi, forse 45. Uno di noi motociclisti, un belga, non ce la farà. Probabilmente per un malore dovuto al caldo, verrà trovato la mattina successiva a fianco alla propria moto, morto. Da parte mia cerco di procedere passo passo, secondo la logica della situazione che deve evolvere sempre. Poco dopo aver iniziato la sabbia, e aver testato quanto fosse molle ed ostica, la moto si ammutolisce, con il tipico sintomo della benzina finita. Inizio subito a vederla maluccio, perché anche trovando della benzina da qualche altro concorrente, me ne servirebbe tanta per finire la speciale, mancano parecchi km di sabbia molle. Mi metto a pensare, una volta di più, a come far evolvere la situazione, ma di idee me ne vengono poche. Provo a far ripartire la moto anche solo per qualche secondo, giusto per toglierla dal passaggio, che stanno iniziando ad arrivare auto e camion. E la moto riparte, ma anche bene, mica solo per qualche secondo!!! Proseguo, rimettendomi a litigare subito con la sabbia molle e stando lontano dalle tracce di auto e camion che sono impraticabili. L'evolvere della situazione diventa uno strazio di centinaia di metri alla volta, sudati, sudatissimi, tanto da me per il caldo veramente atroce, quanto dal motore per la sabbia veramente molle. E di nuovo il motore muore, si spegne all'improvviso, a seguito di un'altra grande scaldata nella sabbia. Capisco che il problema è il surriscaldamento, e mi metto il cuore in pace: fino a che la speciale non diventerà più scorrevole, andrà così, devo aspettare che si raffreddi regolarmente. Diventa così un fare una manciata di km, avere il motore che muore, spogliarmi, bere un poco, e mettermi sdraiato all'ombra sotto i cespugli aspettando che si raffreddi. Al sesto-settimo cespuglio arriva un altro motociclista, un ragazzo giovane, con lo stesso problema apparente; si mette a fianco a me, sdraiato all'ombra con la metallina (quella "coperta" in alluminio che usa anche il 118) addosso, e per un numero imprecisato di minuti nessuno dei due proferisce verbo. Niente, neanche "ciao", un silenzio surreale disturbato solo dal rumore della metallina quando viene mossa, sembra la scena di un film. Poi mi chiede dell'acqua, gliela do, e mi pare di vederlo un poco sollevato. Gli dico che io andrei, gli chiedo se abbia bisogno qualcosa, mi chiede per favore di avvisare suo fratello del fatto che sta bene. Solo dopo scoprirò che il fratello lo conosco già, è Felipe Prohens, cileno, conosciuto al rally di Sardegna 2012. Pausa dopo pausa, arrivo nella parte più scorrevole, e da li a fine speciale. Magari sarà una cazzata, ma per quanto mi riguarda la moto ha sofferto di vapour lock, la mia idea è che il problema nascesse per la formazione di bolle di vapore nella benzina, evidentemente non di qualità eccelsa. Alla sera apprendo che anche Francesco (Catanese) è fuori gara, le voci del bivouac dicono avesse grave disidratazione con 8 (!) di minima, soccorso dall'elicottero e ripreso alla quinta (!) flebo di fila. Grande dispiacere anche sapere della sua uscita dalla gara. Bilancio della giornata: stare fermo da solo sotto i cespugli nel deserto, con quel caldo, centellinando l'acqua, è stata un'esperienza molto intensa, tanto fisicamente, quanto mentalmente.

10 GENNAIO

Tappa un poco più facile e scorrevole delle precedenti, navigata il giusto. Parto con la moto a postissimo, e mi sento bene, mi dico che questa la devo fare decorosamente, c'è se anche la classifica generale è ormai andata a puttane, una tappa decorosa come la prima voglio provare a farla. Per cui prendo un bel ritmo, accelero un po' e navigo discretamente. O almeno così mi illudo di fare, fino a quando in una specie di sottobosco guidato in una bella zona di vegetazione verde, cercando di avvicinarmi a quello davanti più lento per passarlo, litigando tanto per cambiare con la sua fottuta polvere, Manco una nota di doppio pericolo su una spaccatura profonda del terreno, che diciamo che "ho sentito", tutto in una frazione di secondo: forcella a pacco, mono a pacco (sospensione posteriore a fondo corsa), sella che mi tira la mazzata sul culo proiettandomi in orbita. Ricordo cristallino della scena, io che volo a braccia aperte sopra la moto, cadendoci davanti. La quale moto deve essermi passata sopra, o qualcosa di genere. Mi trovo in terra, dolori fortissimi al ginocchio, alle costole, al fianco destro. Respiro male, rantolo per spostarmi fuori dalla pista. Si ferma uno, mi chiede se voglio l'elicottero. Gli dico di no, che voglio provare a risalire in moto e proseguire, e così faccio, dopo svariati minuti a boccheggiare. Arrivo, molto lentamente a fine speciale. Bilancio della giornata: altro schiaffone a mano tesa dalla Dakar. Del genere: "cos'e' che volevi provare a fare? Accelerare? Ma per favore, non star li a darti del penare..." Meno male che all'indomani ci sarà il giorno di riposo.

11 GENNAIO

Giorno di riposo. Me lo godo fino ad un certo punto, impegnato come sono a trovare ogni aiuto per salire in moto il giorno successivo. Il ginocchio fa malissimo ed e molto gonfio, le costole mi fanno respirare male, la parte destra dell'addome mi fa vedere le stelle. Da subito decido che la mia miglior alleata sarà la chimica farmaceutica, per cui faccio incetta di antinfiammatori e antidolorifici.

12 GENNAIO

12 GENNAIO

Seconda tappa marathon (senza assistenza alla sera), si parte verso la Bolivia. In trasferimento inizia a piovere, ma amen. Poco dopo però succede qualcosa di molto peggio: sembra che qualcuno mi stia pestando sul freno posteriore, il motore sforza ma la moto rallenta, e in un attimo mi trovo a bordo strada col cambio bloccato. Considerato che è la mattina della tappa marathon, e che fino alla sera del giorno successivo non avrò assistenza, direi che stavolta sia finita davvero. Cosa cazzo potrebbe succedere affinché la situazione torni "ad evolvere" come era andata nei giorni scorsi? Ho il cambio bloccato, e l'assistenza non può toccarmi per tutta la tappa di oggi e quella successiva. E ale', avanti di nuovo con i pensieri sul ritiro e altre amenità. Però da subito riprovo con i tentativi disperati: avrei bisogno di un meccanico, ma non posso averlo qua, quindi? Boh, lo chiamo, va... E chiamo Ivan Boano, che ha realizzato la moto e la conosce come le sue tasche. Incredulo e allibito, mi spiega come fare un estremo tentativo per provare a sbloccare qualcosa; il tentativo funziona, e tornano nelle mie disponibilità la terza, la quarta, la quinta marcia. Quindi? Beh, riparto, foss'anche per un solo chilometro in più. Caricherò' la moto sul balais (camion scopa, esclusione immediata dalla gara) quando il cambio sarà definitivamente defunto, senza altra possibilità di fare alcunché. Proseguo piano piano, per non sollecitare ulteriormente il cambio, godendomi i posti attraversati dalla speciale in Bolivia, di una bellezza eccezionale. Metro dopo metro, la Fortuna (quella vera, con la F maiuscola) mi assiste: dopo tappe in cui c'era praticamente sempre almeno una sezione veramente difficile e ostica da guidare, che fosse sabbia, pietraia, letti di fiumi in secca o altro, oggi tutta la speciale risulta facile e scorrevole, perfetta per i pochi rapporti del mio cambio. Arrivo alla sera, in uno stato psicofisico orrendo, decisamente sfinito dalla guida così lenta, dai miei dolori, dalla preoccupazione per il cambio. Ceno ancora vestito da moto, col casco sul tavolo, e vado a letto senza nemmeno fare il roadbook. Ci penserò domani.

13 GENNAIO

Al primo pieno della giornata, ancora in Bolivia, al distributore, vengo accerchiato come sempre da mille spettatori, per foto, autografi, sorrisi. Al momento di pagare, il benzinaio mi dice "vai pure, ci pensano loro", indicando il pubblico attorno a me. Rimango basito, con tutta la positività che possa avere il termine! Veramente, l'aspetto umano di questa gara e di quello che ci gira intorno è STRAORDINARIO, varrebbe da solo il prezzo del biglietto. Una signora di mezza età mi si avvicina con la bandiera della Bolivia in mano, mi mette una mano sulla spalla e mi dice che le sembro molto stanco; mi regala la sua bandiera, che mi metto in tasca e conserverò per sempre! Riparto da quel distributore davvero emozionato e toccato nel profondo. Bellissimo, impagabile. Riprendo la gara. Solo un miracolo avrebbe potuto regalarmi un'altra tappa scorrevole, non ci avrei mai sperato, ma qualcuno ha guardato giù e mi ha aiutato (grazie papà!). Altra tappa scorrevole quindi, che ci ha portato ad entrare in Cile, godendo anche qua di scorci di paesaggio epici. Anche questa tappa, come quella di ieri, è stata costantemente ben al di sopra dei 3000 metri, meno male che non ho sofferto l'altitudine. Alla sera la moto finisce finalmente in assistenza, che lavorerà fino all'alba per rimetterla come un gioiello. Assistenza da 110 e lode, non posso dire altro!

14 GENNAIO

Riparto con la moto perfettamente a punto, tanto a punto che ancora in trasferimento mi sdraio da fermo al distributore davanti a mezzo Chile. Tachidol a inizio tappa, Toradol a inizio speciale: la colazione del campione. Oltre alla meravigliosa scenetta di sdraiarmi al benzinaio, la tappa e' stata molto impegnativa, soprattutto per la concentrazione. Era un disastro di spaccature nel terreno duro, da quelle piccole profonde 50-100 cm, a quelle enormi, da decine di metri e centinaia in larghezza, da inventarsi continuamente come aggirarle, e soprattutto NON sbagliare una nota, pena perirci dentro. Peccato aver fatto buona parte della PS nella polvere delle auto e camion che mi passavano, come farla ad occhi chiusi. Ultimi 50 km di sabbia prima di Iquique, belli e da guidare. Ultima nota sul famoso discesone finale. Attacco un salitone per una sella nelle dune, senza sapere cosa mi aspetta al valico: dopo migliaia di km di sabbia, polvere, terra, sassi e roccia, mi si apre alla vista, 6oo metri piu sotto, lui: l'Oceano Pacifico. Un momento semplicemente epico. Poco dopo, mentre percorro la ripidissima e lunghissima discesa di sabbia a velocita' che sembravo una vecchina che cerca di fare sesso, mi passa un buggy Hummer: sara' stato a 150 km/h, ed alla mia altezza ha preso una compressione staccando le 4 ruote da terra di un metro. Come dire: "lascia stare, apprezzo lo sforzo, ma io vado di fretta." Detto cio': meno 4 ! Alla sera Il ginocchio risulta, tanto per cambiare, gonfio tipo zampogna, quindi torno dal mago boliviano a cui mi ero rivolto qualche giorno prima. Tempo zero, mi propone un'iniezione: non che ne abbia fastidio, ma di farmi iniettare chissa' cosa dal mago boliviano in mezzo alla polvere del deserto cileno... Boh, non me la sono sentita, ecco. Invento un falso colloquio telefonico con "mi hermana doctora" che mi avrebbe vietato di ricevere tale trattamento (grazie Cami!). Torniamo ai buoni vecchi trattamenti esterni. Questa volta mi applica delle speci di pastigliette adesive, da cui spunta una specie di mozzicone di sigaretta, che preventivamente aveva acceso con fiamma. Ne applica una dozzina, e tutto inizia a fumare tipo raduno mondiale dello zampirone. Cala il silenzio, io non so bene cosa pensare, il mago guarda compiaciuto. Dopo un altro po', pero', iniziano a scottare di brutto. Lo dico al mago che sentenzia "muy bueno, perfecto". Se lo dice lui... Poi si spengono, grazie a Dio prima che sopraggiungano ustioni gravi. Toglie tutto, e rimonta due delle borchiette della volta precedente. Dopo poco vado a letto, domani vedremo

15 GENNAIO

15 GENNAIO

Prima parte nella sabbia, da navigare bene senza copiare, che si incrociavano le tracce di ieri, e l'ho fatto incredibilmente! Navigato bene, guidato bene, me la sono proprio goduta. Poi neutralisation di 170 km, e di nuovo PS, 200 km di sassi e fesh fesh. A parte il fatto che quando mi passano le auto nel fesh fesh è come prendersi una secchiata di farina zero-zero in faccia dopo aver fatto 10 piani di scale di corsa, e i camion peggio. Dicevo, a parte quello, sono caduto, più per sfinimento che per altro, sul ginocchio destro. Dolore, lacrimoni, avrei voluto sedermi e piangere e basta; mi e' sembrata un'idea più brillante rialzare la moto e proseguire, e cosi ho fatto, dicendo cose irripetibili a gran voce, in gran quantita'. Comunque e' andata, meno 3 ! Domani pare sara' lunghissima.

16 GENNAIO

11h 19' solo la speciale. Trasferimento escluso... Fesh fesh e pietraia, per l'80 percento. Il fisico ha mollato, la testa ci è andata vicina. Il momento di giubilo e' stato rendermi conto ad un certo punto che mancassero solo 100 km di speciale. Prego soppesare bene i tre concetti messi insieme: SOLO CENTOCHILOMETRI DISPECIALE. Bilancio della giornata, una volta di più, la sensazione di inadeguatezza, e la stessa, solita, domanda: come cazzo fanno là davanti a tenere quei ritmi? Anche solo a livello fisico. O anche solo a livello di concentrazione. O anche solo per tutto il resto. Marziani, sono. Marziani.

17 GENNAIO

17 GENNAIO

Visto che ieri avevo scritto che la testa non aveva mollato, ho ben pensato di disinteressarmi completamente alla questione idrocarburi. Dopo 80 km di speciale mi e' venuto in mente che forse non ne avevo a sufficienza. Al primo CP (km 90) ho controllato aprendo i tappi, non si vedeva nulla. Panico e raccapriccio, anzi, più che altro bestemmie e darsi del coglione a vita. Qualche decina di minuti e problema risolto, quindi ennesima giornata con classifica da NON guardare e poco altro male. La seconda parte di PS erano 150 km di sabbia, mi aspettavo la bastardata finale, roba da passarci la notte! Invece no, qualche duna molto alta, ma poca sabbia molle, e tante alternative per divertirsi ad aggirare i punti peggiori. Direi che me la sono goduta, si.

18 GENNAIO

È qualcosa come 20 mesi che aspetto questo giorno. Piccola nota di colore. Foto di gruppo dei piloti moto reduci, con Lavigne, prima di entrare in speciale. Invece che "cheese" la parolina per sorridere era "fesh fesh" e da dietro qualcuno a gran voce mimava il "BiBiBiiip-BiBiBiiip-BiBiBiiip" del Sentinel quando ti raggiunge e sorpassa una macchina. Mi ha fatto riderissimo, evidentemente non era tutto ‘sto pilotone, al pari del sottoscritto! Cazzo Coma quel rumore non l'avra' mai sentito... È stato un bel momento di aggregazione tra reduci. Da parte mia, dopo che per minuti in minuti avevano fatto sistemare le moto in bell'ordine per la foto, ho pensato di piantare la Beta per traverso davanti a tutti. Diciamo che nella foto si vede, ecco. La speciale è scorrevole e veloce, e va via liscia come l'olio, molto tranquillo per non fare cazzate dell'ultimo giorno in cui sarei anche maestro. Una volta finita, inizio gli ultimi 250 km di trasferimento in mezzo al solito pubblico in delirio. E non vuoi farli un poco contenti sti cileni? Non la vuoi tirare qualche impennata tipo ragazzino col Booster, così da fare un poco di cinema? Detto e fatto, infatti mi trovo fermo nell'ultimo trasferimento col cavo dell'acceleratore stracciato. Per fortuna e' successo accanto alla mia assistenza, che pero' era priva di attrezzi, perché' erano senza furgone, sul camper di Napoli. Poi hanno trovato i ferri e sistemato il tutto. Ultima lezione della Dakar, netta, precisa, sintetica e del tutto inaspettata: sarà finita solo al podio, non un metro prima!

LA FINE

LA FINE

E podio, dunque, sia. Mi consegnano la medaglia. È finita, davvero. È finita.

L'HO, FINITA.

I VOSTRI COMMENTI

quadmania - 22/01/14

Complimenti!
Hai realizzato il sogno che ho sempre avuto da bambino: Partecipare alla Dakar!
Sono certo che un'emozione del genere ti rimarrà dentro per sempre. Bravo!

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allieandre - 21/01/14

Grande Luca! Una lezione di vita... Solo aver partecipato alla gara più dura del mondo ti fa onore... Spero di rivederti anche nel 2015 a bordo della tua Beta!

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