Romboni, Meda: "Così ho vissuto l'addio di Doriano"

Guido era lì e scrive: "Quegli occhi semiaperti che guardavano velati e fissi qualcosa di così lontano da non essere qui"

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Doriano Romboni, Foto Ansa

Il profilo del volto affilato e buono di Romboni era aperto in un sorriso costantemente dolce e fiero, qui nel paddock di Latina, con i figli grandi accanto. Era venuto al motodromo con loro. Va là, una volta tanto erano il papà ex campione e i suoi ragazzini in gita. Non c'è niente di più bello no? Loro lo aspettavano alla tenda-box e lui entrava in pista a giocare con la moto. Come ai vecchi tempi. Per il Sic poi.

Rombo qui era entusiasta come recentemente non lo avevamo visto mai, così abituati a incontrarlo nella sua nuova veste di tutor dei giovani piloti della federazione. La camicia azzurra e i pantaloni blu della rigorosa ordinanza federale per una volta erano tornati a fare spazio ad una bella tuta in pelle rossa rossa. Ecco, per non dimenticare proprio del tutto chi sei stato. Con quel talento lì da campione del mondo che si era incastrato spesso in sfortune mondiali. Ma era il passato. Accettabile tutto sommato. "Ma lo sai che mi sto proprio divertendo? -diceva stamattina Romboni nelle ultime due chiacchiere prima di tornare in pista- Da una vita non andavo in moto con tanto gusto".
Era la fine del secondo turno di prove libere quando l'ho rivisto per poi non rivederlo mai più. Io, amatore scarso e miracolato in mezzo a tutti questi fenomeni, avevo giá preso la bandiera a scacchi quando ho visto le gialle sventolare. Vizziello gattonava acciaccato sul prato. Il corpo vestito di rosso invece stava fermo sull'asfalto. Ho frenato, mi son fermato, ho buttato la moto a terra e son corso lì, convinto che fosse Dovizioso, convinto che avrei dovuto solo sussurargli qualche buona parola di conforto. Non sapendo fare altro. Convinto, come al solito, che fosse solo una bottarella, di quelle che spesso rintronano i piloti, ma per qualche minuto e basta. Poi si svegliano. Da sotto il casco ho visto invece gli occhi di Romboni semiaperti che guardavano velati e fissi qualcosa di così lontano da non essere qui. Non si muoveva nulla. "Doriano ci sei? Rombo, Rombo!" Non sentiva nulla.
Sono arrivati anche Dovizioso e Biaggi che seguivano subito dietro; bravi, lucidi e tempestivi a sbracciarsi verso i soccorsi. E il tempo si è fermato. E si é acceso il silenzio dei motori e del pubblico. Rombo invece era andato via di fretta, lasciandoci qui l'illusione di un cuore da far ripartire con un massaggio pistonante dei medici sul suo petto già offeso da altri incidenti.
Undici minuti di massaggio ed è ripartito. Vai Rombo che batte. Dai L'elicottero. Un applauso. Via, via, via. I figli si muovono nel paddock in cerca di qualche sguardo, di risposte più certe di quel che si vede sul volto della gente. Poco pronti a ribaltare il senso di questo bel weekend insieme al papà. Anzi, per nulla pronti, ma sereni e ottimisti come fanno i disperati che si aggrappano a una speranza. Tutti ci aggrappiamo ad una speranza del resto, che é destinata a morire con Romboni. L'operazione alla testa é una notizia che arriva da lontano.
Quella della morte ci piomba adosso da vicino, senza che l'ospedale abbia detto nulla di ufficiale. Il tam tam folle del web si perde in un'altra isteria sconclusionata cercando di dire che Romboni è morto quando fino a prova contraria è ancora vivo, perché tanto è chiaro che è lì che si andrà a finire. Pazienza. Gianluca Vizziello invece vaga spettrale per il paddock di fanghiglia e ghiaia, è tutto un dolore e interroga tutti: "Ma che è successo? Ho perso una ruota? Perché sono caduto? Cosa? Ho colpito Rombo? Io non ho visto nulla. Ha tagliato la pista? Ma come sta? Io a Rombo devo tutto. Io senza di lui non sarei mai andato in moto. Ho mal di testa, ma non vado in ospedale, non é importante. Ora conta solo lui..." La dolcezza. Sono dolci anche i carabinieri che fanno il loro mestiere sulla pista, sulla moto, con le persone. Con chi ha visto un altro investimento nel giorno in cui ci si stringeva attorno ad un pilota morto investito.
Nell'anno in cui un altro giovane pilota è morto investito. E' sempre l'investimento a portarli via. C'è sempre qualche incolpevole condannato a trascinarsi addosso un peso che non merita. C'è qualcosa che non sta funzionando in questo rumorosissimo silenzio. Ecco, ora silenzio, come miglior forma di rispetto per un altro pilota, un'altra brava persona. Bravo non per dire. Per davvero. Bravo come Simoncelli, come Antonelli, come se Dio si fosse messo in mente di fare un team.
Ora vai. Chiudi gli occhi e vai che non ti ferma più nessuno.

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Motogp
Guido meda
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I VOSTRI COMMENTI

robytito - 02/12/13

R.I.P.

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statecollegati - 02/12/13

Ciao Rambo e condoglianze alla famiglia. R.I.P.

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curricurri64 - 01/12/13

ricordo bene la carriera di doriano,l'aiuto che diede a capirossi in un mondiale romantico,quando meritava il titolo e cadde rompendosi le caviglie in anni dove la chirurgia nn faceva miracoli ma bisognava stringere i denti.
sono veramente triste.

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gemma008 - 01/12/13

Un abbraccio a tutta la famiglia :( <3

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