Italia-Camerun e l'accusa di combine

Mosca rievoca la sfida del Mondiale '82

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Graziani in gol col Camerun

Il 23 giugno del 1982 a Vigo, nell'ultima gara del girone eliminatorio dei Mondiali, l'Italia di Bearzot affrontò il Camerun dopo i due pareggi con Polonia e Peru. Noi dovevamo almeno fare pari per passare il turno. Se avessimo perso saremmo tornati a casa. In un clima di tensione e nervosismo per via delle feroci critiche piovute dall'Italia per la pochezza del gioco, incontrammo il Camerun di N'Kono e Milla, costretto a vincere. Finì 1-1.

Così cominciò la cavalcata trionfale: Argentina, Brasile, Polonia e Germania. Due anni dopo ci fu chi tentò (invano) di accusarci di combine col Camerun. Ma la gente era tutta con noi. Tutto si spense. Mercoledì c'è l'amichevole Italia-Camerun: Ciccio Graziani, autore del gol azzurro al 61' ci racconta quella partita che due anni dopo ebbe uno strascico vile e penoso. Qualcuno scatenò la rivolta dei pezzi grossi del calcio. Finì in nulla ma sentiamo il giornalista Oliviero Beha, autore di quella scottante inchiesta.

Graziani, c'è Italia-Camerun in amichevole: cosa le viene in mente?
"Un periodo difficile del Mondiale '82, che poi vincemmo contro ogni pronostico. Nel girone eliminatorio avevamo ottenuto due pareggi con Polonia e Peru. Mancava il Camerun. Avessimo perso saremmo tornati a casa. Dovevamo almeno pareggiare per restare in Spagna."

Che clima si era creato alla vigilia?
"Terribile. Ricordate le interpellanze parlamentari che gridavano allo scandalo per come ci stavamo comportando? Volevano vietare che la Federazione ci pagasse. La parola più dolce era "Vergogna, vergogna"".

E voi come la prendeste?
"Sapevamo di essere uniti e forti. Arrivammo allo stadio tesi, nervosi. Passando davanti allo spogliatoio del Camerun li vedevamo ridere, cantare, ballare. Eppure anche loro si giocavano la qualificazione. Altra mentalità. Comunque restammo sbigottiti, increduli, ma anche ammirati della loro maniera gioiosa di affrontare un simile impegno. Eravamo tutti col mal di testa e attanagliati da paura e tensione."

Lei, al 61', sbloccò la situazione...
"Carico di rabbia. Ricordo: Oriali, Rossi, cross e io colpii di testa mirando al secondo palo. N'Kono scivolò e il pallonetto gli passò sopra".

Ma loro replicarono subito...
"Si, un minuto dopo. Sbagliammo a non essere pronti sulla loro reazione. Loro erano fortissimi fisicamente e si buttarono come belve. Non ci stavano a perdere. Facevano paura. Arrivò un cross in area, mischia terribile, spuntò il testone di M'Bido. Zoff non potè far nulla".

Che tipo e che portiere era N'Kono, quello sempre in tuta nera?
"Non stava mai fermo, ti disorientava. In uscita saliva in cielo, era spericolato, un kamikaze, agile come una gazzella e molto reattivo".

E quel bomber, Milla?
"Un bisonte, ma sgusciante e imprevedibile".

E pian piano gli africani invasero l'Europa...
"Alcuni, come Milla e M'Bido giocavano già in Francia. Dopo i Mondiali tanti altri emigrarono, divennero stelle dei vari campionati europei".

Cosa avevate capito del valore dei giocatori del Camerun?
"Che quando avrebbero unito la tecnica a quei mezzi fisici incredibili sarebbero diventati temibili".

Ai Mondiali del '90 arrivò la prima, clamorosa, sorpresa...
"Già, nella partita d'apertura a Milano, batterono l'Argentina di Maradona campione iridata nell'86 in Messico. E noi mondiali dell'82 fummo gli unici a non stupirci. Lì cominciò l'era degli africani".

Un consiglio a Lippi?
"Occhi ben aperti. Sono capaci di tutto".

Ma due anni dopo il Mondiale scoppiò la tempesta. Il giornalista Oliviero Beha avanzò il sospetto di una combine fra Italia e Camerun. Racconta Beha: "Un dirigente dell'ambasciata in Camerun mi mise sull'avviso. Partii subito per il Camerun a fare un'inchiesta. Successe di tutto. Una rivolta capeggiata dai pezzi grossi del calcio. Pressioni, minacce, mi fecero passare per pazzo. Avevo un'intervista molto significativa, ma nessuna tv la volle far vedere. Avevo tutto documentato. Sei ore di materiale girato. La vicenda mi costò posti di lavoro. Il calcio non si può toccare, si sa. Figuriamoci la Nazionale campione del mondo. Solo l'Espresso, con mille cautele, pubblicò alcuni tratti del mio libro, mai pubblicato da nessuno ("Mundialgate" ndr)".

Graziani cosa provaste?
"Eravamo certi che si trattasse di una bufala. Ci fece male sentire infangata un'impresa meravigliosa. Poi il tempo ci diede ragione, sempre restando intatta la gioia del trionfo che aveva esaltato l'Italia intera".

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