Kobe Bryant, numeri da capogiro

Un record icredibile per la stella dei Lakers 2.0

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MINO TAVERI

Kobe Bryant, numeri da capogiro

Negli anni 80 ci pensarono Larry Bird e Magic Johnson a svegliare una lega che non se la passava benissimo. Aveva i campioni ma non aveva le supersfide. Boston-Los Angeles fu soprattutto Larry e Magic. Poi arrivò MJ, a detta di molti il più grande di tutti, che dopo aver incantato il mondo smise lasciando occupata la poltrona di terzo miglior realizzatore di sempre nei pro del basket.

Fino all’avvento del Black Mamba, all’anagrafe Kobe Bryant: i Lakers 2.0 sono stati lui, il suo numero 24 sulla maglia giallo viola, cinque anelli di campione Nba, una dozzina di All Stars Game. Oggi c’è un motivo in più per parlare di quel ragazzino che scorazzava nelle elementari di Reggio Emilia dietro a papà Joe, a metà degli anni 80 uno dei più grandi realizzatori del campionato italiano. Ora Kobe Bryant è tra i più grandi realizzatori ogni epoca del basket americano: a 5’24” dal termine del secondo quarto del match tra i Lakers e Minnesota, un tiro libero come tanti, ma stavolta unico, gli ha permesso di scavalcare Michael Jordan al terzo posto della classifica dei punti segnati: His Airness era fermo a 32.292, ora Bryant, con quel tiro libero e con i 26 punti complessivi a fine a partita, è dietro solo a Karl Malone e al mito Kareem Abdul Jabbar, lontano ancora 6.077 punti.

Numeri da capogiro, numeri che paradossalmente non ce la fanno a spiegare la grandezza di certi giocatori. Perché superare Jordan nei punti non vuol per forza significare che sei più forte di lui, stabilire chi è il più bravo rimarrà il classico giochino che non avrà mai risposta, anche se in molti propendono per il fuoriclasse dei Bulls. Ma poco importa, “ho scalato l’Everest - ha detto Kobe riferito al traguardo raggiunto – e ho parlato con la divinità che ci vive sopra”. Michael ha subito risposto, inviandogli gli auguri per il nuovo record, per niente stizzito (all’apparenza, in realtà impossibile pensare che uno come Air possa aver digerito con serenità lo “smacco”) e sottolineando la forte etica del lavoro e la passione per il basket di Kobe. Il figlio di Joe ha avuto in dono il pallone del match contro Minnesota, dopo il tributo di tutto il Target Center, poi ha ripreso a giocare e trascinato alla vittoria i suoi Lakers. Ma quel pallone lì rimarrà denso di significato, quel pallone si è infilato nella retina per la 32.293 esima volta. Appunto, dicevamo, numeri da capogiro.

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