Short track, sabotò avversario: squalificato Simon Cho

Due anni di stop per l'americano che manomise i pattini di un canadese. Salterà le Olimpiadi di Sochi

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Simon Cho (Afp)

Due anni di squalifica per Simon Cho, il pattinatore Usa accusato di aver manomesso l'attrezzatura di un avversario durante la rassegna iridata del 2011; l'anno in cui si è laureato campione del Mondo. Secondo quanto riportato dalla Federazione statunitense di pattinaggio, Simon Cho "ha ammesso di aver danneggiato la lama di un pattinatore canadese, ma ha aggiunto di averlo fatto su richiesta del suo allenatore". Addio alle Olimpiadi di Sochi.

Un sabotaggio. L'accusa, seguita dalla squalifica, piomba su Simon Cho; ma non è un fulmine a ciel sereno. L'americano, medaglia di bronzo nello short-track a Vancouver 2010 e campione del mondo 2011, sapeva a cosa andava incontro dopo aver ammesso la furbata. Indotta, magari, ma pur sempre furbata.
 

I FATTI

Succede tutto nel corso di un torneo preolimpico a Montreal. Lì il campione avrebbe cercato di modificare i pattini del canadese Olivie Jean, alterandogli le curve delle lame. Poi le scuse: "So di aver commesso l'errore più grande della mia vita". E una giustificazione a corollario, secondo la quale sarebbe stato indotto a commettere il gesto antisportivo dal suo allenatore Jaes Su Chun, convinto che gli stessi canadesi invitassero altri atleti a penalizzare i pattinatori statunitensi. Su Chun ha sempre smentito tutto.

Resta la squalifica, con scadenza 4 ottobre 2014. Lunga, non eterna. Ma quanto basta per saltare le Olimpiadi di Sochi.
 

I PRECEDENTI

Non è la prima volta che il pattinaggio va a sbattere contro episodi del genere. È diventata storia, quasi leggenda, la rivalità tra la campionessa Nancy Kerrigan e Tonya Harding. Duello datato '94 e senza esclusione di colpi. Nessuno, ma proprio nessuno. Tant'è che la campionessa subì un attentato da uno sconosciuto che poi si scoprì essere l'ex marito della Harding; l'uomo dichiarò poi di aver agito per conto dell'ex moglie con il fine di togliere dalla circolazione una rivale pericolosa per il Giochi olimpici invernali di Lillehammer. La Harding pagò a carissimo prezzo l'episodio: bandita a vita. 

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