"Giovani, proviamo con le filiali"

Euro U19: il bilancio di Camolese

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Giancarlo Camolese

di Andrea Saronni

Il freschissimo Europeo Under 19 ha allungato, se ce n'era bisogno, l'ombra di un declassamento del calcio italiano a livello internazionale dopo lo sfacelo dei grandi al Mondiale. Fuori subito e male, gli azzurrini, fuori senza avere nemmeno segnato lo straccio di un gol nelle tre partite del girone eliminatorio. Mister Giancarlo Camolese, nostro "scopritore di talenti" per l'occasione, ha seguito il torneo e sintetizza la sua esperienza parlando di tattiche, singoli (anche se, chiaramente, un giudizio definitivo su un giocatore necessiterebbe di più osservazioni) e, soprattutto, di Italia. Di una "Primavera azzurra" che, allo stato attuale, non promette di diventare estate.

Cosa ci ha detto questo torneo?
"Intanto è stato molto interessante, peccato solo sia stato programmato con molte partite in contemporanea e non c'era quindi la possibilità di vederle tutte. In campo c'erano ragazzi di 19 anni già molto vicino alle prime squadre, qualcuno addirittura è già nella rosa e ha giocato in campionato o in Coppa, il livello era molto alto".

Dal punto di vista della tattica si è confermato il trend del 4-2-3-1?
"Sì, anche qui in linea di massima la parola d'ordine è stata 'tutti dietro la linea della palla'. Grande attenzione alla fase di riconquista, spazi sempre molto bene occupati, lo schema è quello della punta centrale con i tre di grande movimento alle spalle".

Ma il ruolo di seconda punta sta dunque "morendo"?
"Diciamo che il giocatore che va dietro la prima punta non deve essere più per forza un attaccante: penso a Canales, lo spagnolo appena preso dal Real per 6 milioni di euro. E' un centrocampista classico e lui interpreta un gioco come tale, anche nei tempi di inserimento. All'Europeo ha giocato sull'esterno per poi venire in mezzo. La Francia, per esempio, aveva Kakuta, che Ancelotti ha già fatto giocare al Chelsea. Il sistema di gioco era lo stesso, ma le caratteristiche del ragazzo erano diverse, con più qualità offensive, più da seconda punta classica"

E le difese?
"In tutte le partite cui ho assistito non ho visto grandi difensori in potenza. Latitano un po', c'è sempre qualche lacuna. E' un fatto che può essere determinato da un problema di scuola, di insegnamento. Ormai si gioca solo a zona e spesso, con questo tipo di organizzazione, si perde di vista il concetto di marcatura. Uno pensa alla sua zona di competenza e non, come dovrebbe essere negli ultimi 20 metri, all'uomo: poi si vedono i gol con un centravanti che fa gol in piena area in mezzo a quattro avversari perché nessuno lo prende".

La vittoria della Francia è vera gloria o la Spagna è stata comunque più forte?
"La finale è stata la sintesi di quello che può servire nel primeggiare nel calcio. Tecnicamente la Spagna ha qualcosa in più, nella manovra, nel gioco, nel primo tempo è stata padrona assoluta del campo. Nel secondo tempo, la Francia ha messo in campo le altre qualità che sono fondamentali: grande dinamismo, grande pressing, li hanno letteralmente massacrati. E siccome davanti avevano anche loro giocatori di qualità, hanno sfruttato gli episodi giusti e li hanno battuti. La squadra perfetta è la sintesi tra la capacità tecnica della Spagna e il ritmo, la determinazione dei francesi".

"Giovani, proviamo con le filiali"

Veniamo alle dolenti note: l'Italia?
"Abbiamo giocatori che sono molto più bravi di quanto visto in Francia. Per tante ragioni non sono riusciti a dimostrarlo. Gente come Destro, Borini può fare molto, molto di più"

Che è successo allora?
"Probabilmente ci sono tante cose che potevano essere fatte meglio, solo chi era lì, nella spedizione, potrebbe dire cosa non è andato. Li ho visti con la Spagna, c'era una differenza abissale e non dal punto di vista tecnico. Da una parte una squadra che non buttava via palloni, mentalmente predisposta a giocare. Noi molto preoccupati, avevamo già un piede fuori dal torneo e la squadra l’ha messa totalmente sul piano fisico, dei nervi. Ed è andata male".

Tutto qui?
"C'è anche da dire che nella Spagna giocavano cinque elementi del Barcellona Atletic, la filiale che ha appena vinto la 'Serie C' spagnola. Questa composizione dei campionati, che mette a confronto ogni settimana i giovani con giocatori adulti, facilita molto la maturazione. Da noi si fa il campionato Primavera, poi qualcuno va in prima squadra, non c’è posto, i ragazzi si sparpagliano e spesso si perdono. Tramite la filiale, i grandi club spagnoli controllano, tengono d'occhio molto più a lungo i loro prospetti fino magari a 23-24 anni. Non tutti sono pronti subito, io a Torino ho avuto Quagliarella, un grande talento che è 'arrivato' tardi".

Un rischio di smarrimento che corre anche questa Under 19.
"Penso a Destro, l’elemento forse di maggiore prospettiva. Mi piace molto, è davvero bravo e ora l’ha preso il Genoa. Se Toni sta bene e assicura continuità, questo non vedrà mai il campo. Allora mi chiedo se sia meglio che stia in panchina, seppure ad alto livello, oppure continuare a controllarli facendoli giocare con continuità".

Nelle cause della nostra involuzione non c'è anche il fatto di non insegnare più calcio?
"Nel calcio giovanile si paragonano le annate a quelle dei vini, alcune sono ottime, altre molto meno. Certo, i tecnici possono completarli e migliorarli, ma fondamentalmente a fare la differenza sono i talenti. Può darsi che queste per l’Italia siano anche annate negative, sfortunate e che gli spagnoli siano invece in un periodo felice. C'è un ricambio generazionale che non sta esprimendo grossi talenti. E poi c'è il fatto che i tecnici giovanili sono importanti, ma tutti studiano, tutti sono preparatissimi. Il problema vero sta in chi sceglie e in base a che cosa sceglie: i dirigenti e gli osservatori. E comunque, nessun osservatore al mondo potrà mai leggere cosa ci sia nella testa di un ragazzo promettente, se abia davvero voglia di arrivare, migliorarsi, essere determinato".

Ma se esistesse una Champions League delle Primavera, le squadre italiane avrebbero la possibilità di vincerla? O siamo comunque indietro?
"Sono le società che devono avere la cultura dell’investimento del settore giovanile, che non è la Primavera, ma è la struttura intera. Seguire i ragazzi da quando entrano giovanissimi nel club, partire dalla base e fare crescere squadre che crescono anno dopo anno con allenatori bravi. Tutti ne parlano, ma non tutti sanno di cosa si parla".

Tre nomi di questa Under 19 che vedremo, magari un giorno non lontano, in Nazionale A
"Se dovessi basarmi sulla partita con la Spagna mi verrebbe da rispondere nessuno. Se invece hanno imparato la lezione e capiscono che la strada è ancora lunga, Destro, Borini e Soriano potranno diventare giocatori importanti"

E infine un nome che, un giorno, potremmo vedere fotografato col Pallone d’Oro
"Pallone d’Oro anche no, forse un po' troppo. Ma punterei molto su Kakuta del Chelsea e Thiago Alcantara del Barcellona"

I VOSTRI COMMENTI

vegeteo - 04/08/10

La lega Pro è praticamente sparita, non ci sono più squadre.
Allora perchè non mandare la primavera del milan, dell'inter della juve etc.
Tanto questi ragazzi sono già tesserati e pagati dalle squadre maggiori, basta solo dargli la possibilità.
Poi potrebbero anche arrivare addirittura in serie B alcune squadre e dimostrare che i giovani spesso hanno solo bisogno di avere spazio.
Probabilmente crescerebbe tutto il mondo del calcio italiano a fare così..

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vegeteo - 04/08/10

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W_NaPoLi - 04/08/10

Io invece, visto il successo che hanno fatto i protagonisti di questi programmi come: XFactor, Amici ed Io Canto, ne farei uno sul calcio! Ma s'intenda, non come quella cretinata del Cervia (se non mi sbaglio)...

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dedalo81 - 04/08/10

Ogni anno falliscono 10/15 societa' professionistiche. Rimpiazziamole con le filiali delle squadre di A e cerchiamo di far crescere i giovani

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