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L'azzurro in esclusiva: "A Franzoni ho detto che deve affrontare i punti difficili per fare la differenza"
di Martino Cozzi© Ufficio Stampa
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Quarantun anni, cinque Olimpiadi ma ancora tanta voglia di sciare. È così che Christof Innerhofer si è presentato alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, chiudendo all'undicesimo posto nel SuperG. Nelle ore successive, l'atleta azzurro si è concesso un momento di concentrazione e relax presso la speciale Barber Station che Gillette ha allestito all’interno del Villaggio Olimpico di Milano. Tra routine pre-gara, riti scaramantici e hobby, Innerhofer si è raccontato in esclusiva a SportMediaset.
Christof, sei alla tua quinta Olimpiade a 41 anni: spesso ti trovi a gareggiare con avversari molto più giovani di te, qual è il segreto per mantenere questa fame agonistica?
"Se lo devo descrivere in una parola è sicuramente la pressione, per me l'allenamento non è mai un sacrificio, anzi è un piacere. La quinta Olimpiade sembra veramente tantissimo, sembrano tanti anni, perché comunque ho cominciato un po' come apripista già a Torino, vent'anni fa. Gli anni sono volati, vuol dire che sono stato bene, che sono stato tanto bene. All'età non ci penso mai, ci penso solo quando mi confronto con una persona, perché per me l'età è un pochettino solo un numero. Dieci, quindici anni fa mi hanno detto che sarebbe stato impossibile arrivare ancora competitivo a un'Olimpiade a 41 anni, ma invece ho dimostrato che si può fare. Nel SuperG ero l'atleta che aveva 5 anni di più del secondo atleta più grande e questo mi rende po' orgoglioso, sono riuscito comunque a raggiungere questo traguardo che mi ero fissato. Nel 2019, quando mi sono fatto male, tanti giornalisti hanno scritto che sarebbe stata la fine della mia carriera, ma io volevo esserci all'Olimpiade del 2026. C'è anche una bella storia da raccontare. Io mi allenavo e stavo in stanza con Alan Perathoner, un atleta che ha fatto anche le Olimpiadi, e mi aveva raccontato che sarebbe diventato papà. Ora, ogni tanto, sono in stanza con il suo figlio!".
In un mondo di atleti giovanissimi, ti senti più un "mentore" per qualche ragazzo o preferisci restare focalizzato esclusivamente sul tuo essere atleta?
"Io mi focalizzo su me stesso, ma quando qualcuno ha bisogno di qualcosa ci sono e mi fa anche piacere aiutare. Perché poi è bello vedere i miglioramenti che hanno. Giovanni Franzoni, prima della gara di Wengen e anche prima delle Olimpiadi, mi aveva chiesto un consiglio e secondo me gliel'ho dato bello. Quando dico una cosa rifletto bene perché deve essere una cosa che ha un valore aggiunto. A me piace dare dei messaggi che rimangano e devo dire che a lui sono riuscito a dare un bel messaggio. Ho detto 'Gio, se vuoi vincere le medaglie devi affrontare i punti difficili per fare la differenza e non solo per difenderti'. E questa è una frase che a lui è rimasta, me l'ha detto. Per lui è stata una cosa speciale. In discesa il campione si vede nei punti difficili, è lì che devi fare la differenza".
Per voi atleti è importantissima la prevenzione fisica: qual è l'abitudine quotidiana a cui non rinunceresti mai, nemmeno durante le Olimpiadi?
"Dopo aver sciato ci deve sempre essere l'allenamento, lo scarico e la riattivazione. Anche se è il mio compleanno o se vengono degli amici, l'allenamento è la priorità. Anche al pomeriggio: fare bici, fare stretching, fare gli addominali e il mio trattamento dal fisioterapista".
Nel corso degli anni tanti atleti hanno sottolineato l’importanza della salute mentale: sei d’accordo? Anche tu lavori con un mental coach?
"Io non lavoro con i mental coach. Per me, i grandi campioni sanno cosa hanno fatto giusto e cosa sbagliato a fine della giornata e alla fine del mese. Se tu sei sempre dipendente da una persona, non sei mai tu stesso a fare un passo e a lasciare il segno. Poi a qualcuno può servire. Sembra che il mental coach sia un messia. Esistono milioni di mental coach, ma quanti campioni esistono? Pochi".
Come Gillette trasforma la rasatura in un momento di cura, concentrazione e fiducia, anche voi atleti avete bisogno di questi elementi per preparare le gare: come fai a far coincidere l'allenamento alla vita privata?
"A me piace stare bene con me stesso e curare il mio corpo. Sono contento di essere qui con Gillette perché è il brand per la cura dell'uomo che ti permette di presentarti in maniera curata. Come devi curare la barba, devi curare anche il tuo corpo. Quando faccio le prove per la discesa mi faccio la barba, così il giorno della discesa la barba è di due o tre giorni. Il giorno prima, che è quello più intenso, non ho tanto tempo. Non mi piace avere la barba di dieci giorni. Due o tre giorni prima della gara, quando ho un attimo di tempo, mi prendo cura di me stesso e mi faccio la barba per poi venire bene nelle foto (ride, ndr)".
Qual è la tua routine durante le giornate di gara? Hai qualche rito scaramantico prima di uscire dal cancelletto di partenza?
"Faccio sempre il segno della croce perché mi dà fiducia, mi dà serenità e perché sono uno credente. Tutti i giorni sono abbastanza uguali. Mi alzo un'ora prima di andare in pista, faccio il mio warmup, faccio la ricognizione e stacco un po'. Poi mi cambio e dopo gareggio. Alla fine della gara pranzo, mi riposo per un'oretta di riposo e poi vado in palestra, faccio fisioterapia e mi preparo per la prossima gara. Dalle 6 di mattina alle 10 di sera abbiamo un'ora libera. Non c'è tempo per attività extra. Anni fa forse ero anche più scaramantico, però a volte la scaramanzia ti ruba tanta energia".
La musica fa parte della tua preparazione pre-gara? Cosa c'è nella tua playlist per trovare la carica prima della discesa?
"No, ma ogni tanto l'ho fatto e a Wengen ho vinto. In generale, non ho bisogno della musica per caricarmi perché sono uno che preferisce più ascoltare la musica per rilassarsi che per attivarsi. Sono una persona più tranquilla che festaiola. Mi piace ascoltare Laura Pausini, è stato bello vederla cantare alla Cerimonia d'apertura. Mi piace ascoltare musica tranquilla, ma anche musica di una volta con dei testi che ti fanno riflettere. Mi piace anche 'Gli Anni' degli 883. Stessa storia, stesso posto, stesso bar. Per me è stessa pista, stessa palestra, stessa gara".
Vivere l’Olimpiade "in casa" è qualcosa di differente: l'atmosfera del Villaggio Olimpico ha un sapore particolare rispetto alle tue esperienze passate?
"Per i giochi olimpici moderni non c'è l'esigenza di costruire nuovi posti in un luogo dove forse non c'è neanche bisogno. Questo è il motivo per cui ci sono Livigno, Bormio, Cortina e Milano. Anni fa non era così, ma c'era il Villaggio Olimpico grande dove tanti atleti di tanti sport diversi stavano insieme. Noi siamo stati in albergo a Bormio, quindi non c'era il Villaggio Olimpico e non c'era lo spirito olimpico che c'è qua a Milano. È un po' un peccato, ma lo accetto e lo capisco. Sono contento di aver avuto la possibilità di venire qua grazie a Gillette e vedere questo villaggio. Per un atleta è bello poter venire qua a farsi fare la barba, rilassarsi e godersi il momento. Gli altri due villaggi olimpici che mi sono piaciuti di più sono Sochi e Vancouver".
C’è un oggetto personale che hai portato da casa per rendere la tua stanza al Villaggio un posto davvero "tuo"?
"Sto abbastanza bene in giro perché non mi faccio influenzare da certe cose. Preferisco stare nel bello, ma in generale non sono una persona complicata. Quando ero a scuola ho vissuto cinque anni in un collegio, sono uno che si adatta. L'oggetto che ho con me, sempre nella giacca, è un piccolo rosario che è un po' il mio portafortuna".
In passato spesso è stato criticato il cibo all’interno del Villaggio Olimpico: qual è la tua opinione a riguardo?
"Io ho sempre trovato qualcosa che mi piaceva. Chi critica la mensa del villaggio olimpico non sa cosa siano i problemi della vita. Nei villaggi olimpici mi sono sempre trovato bene anche nelle mense a mangiare quello che c'era. Certo, non sono i canederli della mamma o il tiramisù della mamma, però devo dire che sono sempre stato bene".
Durante la pausa dalle gare, come trascorri il tempo libero? Quali sono i tuoi hobby?
"Purtroppo sui social non posso postare tutti i funghi che trovo perché c'è un limite di funghi che si possono raccogliere. I funghi sono sicuramente la mia passione. Se ho un po' di tempo libero, a volte dico 'Dai Christof, oggi se fai tre ore di bici o cinque ore di camminata in montagna e cerchi funghi, va bene. Cosa vuoi che cambia? Vai a funghi'. Nella vita a volte è bello improvvisare. A volte è meglio fare una cosa che sulla carta è meno buona ma che ti fa bene alla testa".
Finita questa avventura olimpica, qual è il primo lusso (in termini di tempo o relax) che hai intenzione di concederti?
"Sono in giro da sei settimane, sono molto contento di vedere nuovamente la mia ragazza, di dormire nel mio letto e di stare sul mio divano con il cammino acceso. Sono tutte cose tranquille e serene. Da anni si parla delle Olimpiadi e sai qual è la cosa pazzesca? Fra pochi giorni sarà tutto finito, da un momento all'altro e non saremo abituati. Il 90% delle persone diranno 'E adesso?' Adesso è tutto finito. Bisogna godersi l'evento, così come nella vita bisogna godersi le cose quando ci sono le possibilità e non pentirsene dopo. Sono sicuro che tanti dicano 'Le Olimpiadi non mi interessano' ma dopo dicono 'Sarei andato' perché sentono i racconti delle persone che sono andate".
Vedi un futuro nel mondo della moda? O resterà una passione?
"Ho vissuto tante cose belle nel mondo della moda, ho avuto la possibilità di conoscere tanti personaggi e di lavorare con dei brand stupendi. È un altro mondo, completamente diverso dal mio. La combinazione atleta-modello è stata soprattutto tanti anni fa, dove l'ho vissuta di più. Era bello fare il modello, fare gli shooting e fare le campagne".
Quindi in futuro non ti vedremo a disegnare le tute dell'Italia?
"No, non è la mia forza. Ho altre capacità fuori dello sci, ma non quella".