TERZO MONDIALE MANCATO

Il triste record dell'Italia: unica "big" eliminata sul campo per tre volte di fila

Svezia, Macedonia e ora Bosnia: 16 anni senza Mondiale, nessuno come gli azzurri. La gioia dell'Europeo 2021 illusione tra i fallimenti di tre generazioni

di Paolo Borella
01 Apr 2026 - 00:25
1 di 30
© Getty Images
© Getty Images
© Getty Images

© Getty Images

© Getty Images

"Questa è una mazzata difficile da digerire", parole di Rino Gattuso. Dopo Russia e Qatar, l'aereo che a giugno aspettava la nazionale italiana destinazione Stati Uniti, resterà ancora una volta senza maglie azzurre. Difficile accettare che l'Italia non rappresenterà il meglio del calcio mondiale in estate, nemmeno nel formato allargato a 48 squadre che sembrava un mezzo assist di Infantino e della Fifa per aprire (anche) a noi. 

Invece no. Ci saranno Uzbekistan, Curacao e Nuova Zelanda, ma non gli azzurri. Delle tre, è forse l'eliminazione più dolorosa per come è maturata e allo stesso tempo meno sorprendente. La paura che da mesi accompagnava il Ct e i suoi giocatori era un indizio troppo grande da nascondere. Dalla Norvegia, disastro iniziato da Spalletti e completato dal poker subito a San Siro da Gattuso, fino ai playoff che nascondevano dietro l'angolo l'incubo di un terzo tracollo.

Nel 2017 contro la Svezia e nel 2022 contro la Macedonia, i due Ko storici segnavano la fine di cicli in declino. Quello della BBC e di un Ventura assediato e sfiduciato nel primo caso, quello di un Mancini indeciso e del gruppo confermato senza metterlo in discussione dopo l'Europeo vinto nel secondo. Stavolta la mazzata è dura da digerire proprio perché l'età media dell'undici titolare è molto più bassa rispetto ad allora. Politano a parte, tutti sotto i 30 anni. Altre tre "P", quelle dei 20enni Pio Esposito, Palestra e Pisilli, promettono futuro.

Per il resto del gruppo, sarà invece dura riprendere la maglia azzurra con entusiasmo. Quella corazza che un tempo incuteva timore in ogni campo di Europa e del Mondo e che ora collassa a Zenica in un pianto senza fine, per quanto espulsioni date e mancate, rigori alle stelle o sulla traversa, possano aver indirizzato il verdetto. Ma non dipendono da questo più di dieci anni di fallimenti, ignorati per un po' grazie a quell'Europeo del 2021 che, più che un singolo episodio di un'estate perfetta, era stato visto come miccia della rinascita.

No, bisogna partire da molto più lontano e da cause più profonde, come si dice sempre in questi casi. Di certo ci sono tre generazioni di giovani tifosi che si sono fatti grandi aspettando un'Italia da Mondiale. E quanti anni avranno - Svezia, Macedonia, Bosnia e simili permettendo - nel 2030? Meglio non pensarci. 

Il tristissimo record dell'Italia: è la prima "grande" nazionale a essere eliminata sul campo per tre volte di fila. Inghilterra, Spagna, Uruguay e Francia negli anni '70 si fermarono a due, l'Argentina non partecipò fra il '38 e il 54' per sua decisione (come l'Inghilterra nelle prime tre edizioni), l'Olanda negli anni da big mancò l'appuntamento per due occasioni consecutive solo nel 1982 e 1986.

La verità è che il ranking e la storia contano marginalmente, che in partite da dentro o fuori conta la personalità che ai giocatori italiani, spesso protagonisti nei club, è mancata troppo spesso. Contro la Svezia le lacrime di Buffon e Barzagli a San Siro; quattro anni dopo contro la Macedonia la ripetizione del trauma ha "costretto" al ritiro internazionale Bonucci e Chiellini; a Zenica siamo rimasti tutti a terra, da Gattuso che ha provato la missione impossibile ai suoi predecessori (e adesso anche a lui) a tutti i suoi giocatori stesi sul prato, Pio e Cristante più abbattuti degli altri. 

Dalla "last dance" del classe '78 Buffon, oggi capodelegazione di una barca che è affondata ancora, al primo ballo rimandato del 2005 Esposito. Questo per dire che il crollo del movimento calcistico italiano tocca tutti, calciatori e addetti ai lavori praticamente degli ultimi 20 anni. Decisioni obbligatorie dovranno portare a dei cambiamenti, almeno questo ci si augura. 

Intanto resta negli occhi l'immagine di quell'ultimo rigore solo sfiorato da Donnarumma. Ancora una volta a un passo dall'impresa (che un tempo era meno dell'obiettivo minimo), ancora quattro anni di attesa. Siamo arrivati a 12 anni, saranno 16: una adolescenza di delusioni.