VERSO BOSNIA-ITALIA

Chi è Barbarez, il Ct della Bosnia che sfida l'Italia: il poker, la guerra e i post motivazionali

Non aveva mai allenato fino a 53 anni, è diventato condottiero di Dzeko e compagni cambiando mentalità a una squadra in crisi e puntando sullo scouting

di Paolo Borella
29 Mar 2026 - 11:38
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Sergej Barbarez non avrebbe mai accettato una panchina qualsiasi. Se ha iniziato ad allenare a 53 anni, è solo perché è arrivata la chiamata della vita, quella della sua Bosnia, a cui ora manca appena una partita per la seconda qualificazione a un Mondiale dopo quello del 2014. 

All'epoca, l'attuale Ct Barbarez, pronto ad affrontare l'Italia martedì a Zenica, si godeva il ritiro dopo una discreta carriera da attaccante. Vissuta soprattutto in Germania, dove uno zio lo ospitò per le vacanze natalizie nel 1991 e dove fu costretto a mettere radici perché proprio in quei giorni la guerra in Jugoslavia mise a repentaglio la sicurezza nella sua Mostar. 

Quindici anni tra Hannover, Union Berlino, Borussia Dortmund, Amburgo e Bayer Leverkusen, con parentesi francese al Sochaux. Ma senza mai dimenticare casa: scelse la nazionale bosniaca preferendo la Germania che lo aveva accolto e la Croazia, nazione di origine della madre. Un gesto d'amore che lo fece diventare profeta in patria, con 17 gol in 47 gare (6° all-time) e soprattutto ricevere un amore sconfinato da parte dei tifosi di tutto il Paese. 

Normale, dunque, che dopo una lunga crisi di risultati, nel 2024 la federazione del direttore tecnico ed ex compagno Emir Spahic si sia affidata proprio a lui per risollevare umore e speranze calcistiche, nonostante non avesse mai allenato prima. Lui ha trovato la strada giusta a suo modo, da condottiero di un popolo più che da semplice allenatore, come dimostrato dai post motivazionali sul suo profilo Instagram dopo ogni gara.

"Quanto mostrato a Cardiff ci dà il diritto di CREDERE. Niente euforia, niente relax. Solo lavoro, fede e squadra", ha scritto dopo la semifinale vinta in Galles. 

Per il suo staff, Barbarez si è circondato di altri ex giocatori della Bosnia come Bajramovic, Hrgovic e Milenkovic, riportando lo spirito di un tempo, puntando sullo scouting e sui giovani dei campionati esteri, vedi il classe 2007 Alajbegovic. È andato a un passo dalla qualificazione diretta ai Mondiali americani, con la squadra ripresa sul pari a pochi minuti dalla fine in casa dell'Austria (1-1), per una vittoria che sarebbe valsa il primo posto e avrebbe anticipato il grande obiettivo dichiarato, quello di qualificarsi a Euro 2028. 

Niente da fare, per i Mondiali sarà invece tempo di spareggi. Partite secche in cui ogni mossa è calcolata come se si stesse giocando a scacchi oppure...a poker. Il tecnico è uno specialista in materia: accompagnato dai suoi occhiali verdi a specchio per distrarre e confondere gli avversari, ha vinto diversi tornei (19esimo alle World Series di Las Vegas, fra migliaia di partecipanti, una decina di anni fa) ed è considerato un giocatore professionista. 

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In passato, si è detto convinto che alcune strategie del gioco di carte possono essere trasportate anche sul campo da calcio. L'Italia deve dunque stare attenta al trappolone di Zenica, dalla neve sul terreno ai tifosi sparsi fra tribune infuocate e palazzi circostanti, fino all'ex "italiano" Dzeko che guida un gruppo che non ha preso benissimo l'esultanza di Dimarco, Pio Esposito e Vicario dopo il passaggio del turno dei bosniaci. Barbarez sa come motivare un popolo e andare all-in.