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Andrea Ranocchia analizza a Sportmediaset il disastro Italia: "Poca tecnica, infrastrutture fatiscenti e fine del calcio di strada"
Andrea Ranocchia, ex difensore dell'Inter e 21 presenze con l'Italia, commenta l'eliminazione azzurra dai Mondiali a Sportmediaset: "Racchiuderei tutto in quattro motivi. Il primo sicuramente è un problema culturale: ci sono sempre meno ragazzi che giocano per strada, i settori giovanili sono sempre attivi però il fatto di non giocare quelle 4-5 ore in più per strada con gli amici, nei campetti sotto casa o nelle parrocchie sicuramente influisce sul fatto che non riusciamo a tirar fuori grandissimi talenti come un tempo".
Ranocchia continua: "Una volta i ct avevano una scelta molto più ampia, adesso è sempre molto ristretta. Sicuramente incide anche la situazione delle infrastrutture, non tanto quelle professionistiche che sono di un ottimo livello, ma le altre: se da genitore devo pensare di portare mio figlio in un campo che non è all'altezza o con spogliatoi fatiscenti, magari piuttosto gli farei provare altri sport e quindi saranno sempre meno bambini che si approcceranno al calcio".
Si passa poi alle cose più concrete: "Sicuramente un altro problema è la metodologia dell'allenamento. Negli ultimi anni si sta andando sempre più su un calcio atletico e non si allena più la tecnica di base che è quella che poi ti fa fare il primo passo per diventare un buon giocatore. Lo vedo anche con mio figlio: non c'è più quella metodologia che si usava una volta, che era alle basi del calcio". E ancora: "Un altro problema che abbiamo è il fatto che in questo momento, in Nazionale o in Serie A, facciamo fatica a saltare l'uomo. Sicuramente l'Italia ha una base tattica di un livello alto e anche ottimi giocatori ma mancano quelli che creano superiorità numerica: noi cerchiamo sempre di entrare palla al piede dentro l'area con passaggi o fraseggio".
Queste le conclusioni di Ranocchia: "Sicuramente questo playoff per l'Italia è stato complicato, la pressione era enorme e tanti ragazzi comunque hanno fatto fatica a gestirla. È un grande peccato. Resta il fatto che il movimento calcio deve cambiare, magari si deve fare qualche passo indietro e sicuramente anche la politica deve metterci in mano e investire, perché altrimenti questo potrebbe anche non essere l'ultimo Mondiale che non giochiamo...".
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