Como-Milan: le foto del match
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Fabregas mastica amaro per la sconfitta del Como ma il Milan in scia alla capolista non è solo fatto di cinismo
di Stefano Fiore"Ai risultatisti sarà piaciuta questa partita, ma se la rigiochiamo altre dieci volte vinciamo in otto occasioni". A una lettura superficiale questa dichiarazione di Cesc Fabregas, rilasciata dopo la sconfitta del Como contro il Milan, sembra solamente il tentativo di spiegare a parole, che lasciano trasparire grande amarezza e rimpianto, un 1-3 arrivato nonostante l'iniziale vantaggio, i "nostri 700 passaggi contro i 200 del Milan" (sempre parole del tecnico spagnolo) e i 18 tiri contro i 7 dei rossoneri. In realtà quella di ieri è in un certo senso una partita-manifesto dell'Allegri pensiero che divide, o forse addirittura spacca, la tifoseria, e non per forza tra milanisti e anti-milanisti (ci sono, per dire, ancora tantissimi tifosi juventini che rimpiangono il tecnico livornese o altrettanti tifosi interisti che vorrebbero nei piedi di Lautaro, Thuram, Barella & co il cinismo mostrato sin qui dai cugini).
È sicuramente vero che in queste prime 20 partite dell'Allegri-bis rossonero si è assistito a episodi decisivi ai fini del risultato e accaduti nei minuti finali: basti pensare al 2-2 al 93' di Athekame contro il Pisa, il rigore sbagliato da Dybala all'82 in Milan-Roma, il rigore sbagliato da Lautaro nel derby, il pareggio di Leao al 92' contro il Genoa e l'errore dal dischetto di Stanciu al 96' o il pari di Nkunku allo scadere contro la Fiorentina unito alla traversa di Fagioli al 94'. E che dire dell'incredibile dato sul primo tiro in porta in assoluto della partita che porta subito al gol? Ultimo caso contro il Cagliari. Se hai un portiere che para, ricordiamo la grande stagione di Maignan che passa pure attraverso i rigori parati a Dybala e Calhanoglu, e qualcuno che segna sei già a metà del lavoro: il calcio è semplice, direbbe Allegri.
Come spiega la Treccani, il concetto di fortuna si rifà "alla dea romana bendata che guida e avvicenda i destini degli uomini, ai quali distribuisce ciecamente felicità, benessere, ricchezza, oppure infelicità e sventura" e, in senso più concreto, "come vicenda, come alterna possibilità di condizioni buone e cattive, favorevoli e avverse". Già il fatto che si parlai di fortuna cieca fa capire come una striscia di episodi tali non può essere derubricata solamente come fortuna, vanno aggiunti cinismo e caparbietà. La fortuna aiuta gli audaci, si dice.
E un po' di audacia ci vuole se durante l'anno hai a che fare con un discreto, per usare un eufemismo, numero di infortuni che raramente ti garantisce una continuità di formazione pur considerando l'unico impegno settimanale (a causa dell'eliminazione dalla Coppa Italia). Togliendo quelli di poco conto, la lista resta importante: a inizio stagione perso Leao per 40 giorni, Gimenez assente da novembre, Jashari out due mesi a inizio stagione, Pulisic (in due distinte occasioni, agosto e novembre) fuori 40 giorni, Rabiot out un mese tra ottobre e novembre e Gabbia è infortunato dal 14 dicembre. Potremmo anche aggiungere il crac di Fullkrug, arrivato proprio per sopperire all'assenza di Gimenez, anche se il tedesco poi ha stretto i denti ed è tornato subito disponibile.
E allora risultatisti contro giochisti, sono due lati della stessa medaglia. Ci sono allenatori che hanno principi più votati alla manovra anche di fronte ad avversari scorbutici o problemi di rosa mentre altri cercano un'altra via, sicuramente meno estetica ma più pragmatica: si fa quel che si può con quel che si ha. Il Milan rispetto allo scorso anno, confrontando il girone di andata, ha 16 punti in più che non possono essere attribuiti solo al mercato visto che dei dieci acquisti estivi solo Modric e Rabiot hanno inciso sin qui, con Nkunku e Ricci segnalati in ripresa, Jashari non valutabile mentre i vari Athekame, Estupinan e De Winter non hanno dato la mano che Allegri sperava. Il lavoro dell'allenatore è tangibile, la resilienza della squadra pure e si vede che pure la buona sorte ha apprezzato questa combinazione: se porterà "solo" alla Champions League o allo scudetto lo diranno i prossimi mesi. Quando il dibattito riprenderà ancora più forza perché alla fine nel calcio moderno è tornato centrale il concetto di bel gioco ma poi i tifosi vogliono alzare i trofei e la tradizione calcistica italiana non resiste alla tentazione di premiare in caso di vittoria e stroncare in caso di sconfitta...
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