I giornali sportivi: lunedì 2 marzo 2026
© Rassegna Stampa
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Il Milan non si arrende mai: dai gol decisivi di Leao e Modric nel finale ai 9 punti guadagnati dopo l’80’
Vujadin Boskov, uno che la sapeva lunga, era solito dire (tra le tante massime che ci ha lasciato in eredità): "Partita finisce quando arbitro fischia". Ecco: se c'è una squadra che quest'anno ha preso questo concetto e lo ha trasformato in un dogma, quella è il Milan. La stagione rossonera fin qui è un manifesto di resilienza e una prova di forza mentale conditi da un pizzico di fortuna che hanno spesso spostato gli equilibri della classifica proprio a un passo dai titoli di coda.
Se le partite durassero 80 minuti, il Milan in classifica lotterebbe - e sarebbe curioso ripensando alla diatriba giochisti/risultatisti - per un posto Champions con gli stessi punti del Como. I rossoneri, infatti, hanno costruito l'attuale secondo posto proprio nel segmento finale dei match, portando a casa ben 9 punti aggiuntivi grazie ai gol segnati dopo l'80'.
La serie è impressionante e parte da lontano: 7.a giornata, Leao all'86' firma il 2-1 contro la Fiorentina; 8.a giornata contro il Pisa, dopo il gol di Nzola all'86', ci pensa Athekame al 93' a fissare il 2-2; 19.a giornata, contro il Genoa il pari arriva al 92' grazie a Leao poi Stanciu fallisce il rigore proprio prima del triplice fischio; 20.a giornata, il Milan si salva a Firenze grazie a Nkunku al 90'; 25.a giornata, ancora contro il Pisa, in trasferta, è Modric all'85' a regalare il 2-1; 27.a giornata (ieri), a Cremona doppia fiammata nel recupero con Pavlovic (90') e il solito Leao (94') che hanno messo in ghiaccio il 2-0.
Aggiungiamo un altro dato: nessun gol subito dopo l'80' è risultato decisivo per perdere punti. L'unica rete decisiva subita nel finale è stata quella di Troilo (tra l'altro contestatissima) ma è arrivata proprio all'80', quindi al limite dei confini del discorso di cui sopra.
Per completezza, comunque, vanno aggiunte anche le reti di Pulisic all'86' contro il Lecce, seconda giornata, e di Rabiot all'88' contro il Como, 16.a giornata, che sono arrivate a risultato già acquisito ma che impreziosiscono il discorso sul rendimento del Milan nei finali di gara.
Se i gol nel finale dimostrano la resilienza, la capacità di vincere soffrendo evidenzia la solidità mentale del gruppo. Il Milan di quest'anno è diventato un maestro delle vittorie di misura: ben 10 successi sono arrivati con un solo gol di scarto. Vincere 1-0 o 2-1 in quasi un terzo delle partite complessive non è un caso, è un segnale. Tra i successi più pesanti ricordiamo il cinismo contro Bologna, Roma, Lazio e Lecce (tutte finite 1-0), la vittoria nel derby contro l'Inter (0-1), un risultato che pesa come un macigno sul morale e sulla classifica e le battaglie vinte di nervi contro Napoli (2-1) e Torino (2-3).
Vedersi sbagliare un rigore contro al 95' (come fatto da Stanciu in Milan-Genoa) è un colpo di fortuna, sui penalty falliti da Dybala e Calhanoglu rientra pure la bravura di Maignan, ma arrivare a segnare con Pavlovic o Athekame in pieno recupero richiede una condizione fisica e una voglia di crederci che non si comprano al mercato. Sbagliato, dunque, ridurre tutto a casualità o buona sorte: non bisogna dimenticare i tanti gol facili sbagliati, ieri a Cremona per esempio, e i penalty falliti da Pulisic contro la Juve o Fullkrug col Pisa o ancora gli errori arbitrali che secondo i rossoneri sono stati tanti e pesanti. Tutte cose che vanno messe nel calderone quando si fa un bilancio di questo tipo.
Il Milan ha dimostrato di avere sette vite. È una squadra che non si disunisce nelle difficoltà e che ha imparato a colpire nel momento in cui gli avversari iniziano a sentire la stanchezza. Che sia merito del carattere di Leao o della precisione di Modric nei momenti caldi, una cosa è certa: contro questo Milan, non si può mai stare tranquilli fino al fischio finale.
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