Juventus, niente rivoluzione: Elkann 'ordina' la tregua Comolli-Spalletti
Dopo 9 allenatori e 6 direttori nelle ultime sei stagioni, alla Continassa dovrebbe prevalere la via della continuità: non solo per una questione economica
Il fallimento è stato di eguali dimensioni, le risposte potrebbe essere opposte. Se in casa Milan il quinto posto ha portato un terremoto in società con il quasi azzeramento della dirigenza e l’allontanamento dell'allenatore, alla Juventus il piazzamento in Europa League potrebbe non avere conseguenze così fragorose. Anzi tutto potrebbe rimanere così com'è: alla Continassa, dopo settimane di burrasca che presagivano una rivoluzione, sembra essere tempo di una tregua. I protagonisti del cessate il fuoco imposto, Luciano Spalletti e Damien Comolli.
Spalletti contro Comolli
Da un lato il neo tecnico, fresco di rinnovo (firmato a inizio aprile), dall'altro il dirigente scelto dalla società per riportare in alto i bianconeri: tra i due il feeling non è mai scattato, ma da gennaio è proprio sceso il gelo. Il motivo? Divergenze sulla costruzione della rosa, ma anche sui metodi di lavoro. Spalletti nel mercato di riparazione aveva esplicitamente chiesto una punta di peso: Comolli gli ha portato Boga, non esattamente un 9 da area di rigore. Inoltre l'ex ct non sarebbe un grande fan del reclutamento tramite dati e algoritmi, uno dei capisaldi nel modus operandi del dirigente francese.
Continuità e bilancio
Seconda chance per Comolli
Del resto anche altri grandi dirigenti alla loro prima stagione in bianconero non sono stati impeccabili. Uno su tutti Giuseppe Marotta. Perfino il presidente dell’Inter, innalzato spesso ad esempio virtuoso per la sua gestione, aveva steccato al primo approccio con il bianconero: 50 milioni spesi per Diego e Felipe Melo, due che non hanno esattamente lasciato il segno. E allora la sensazione è che si voglia dare una seconda chance a Comolli: cambiare tutto ogni stagione non ha dato portato risultati, per questo dovrebbe prevalere la via della continuità.