IL TRIONFO

Il trionfo dell'Arsenal porta la firma di Arteta: i Gunners rinati 22 anni dopo Wenger

Il titolo vinto da casa dopo il pari del City riporta i londinesi sul tetto del calcio inglese

di Andrea Cocchi
20 Mag 2026 - 11:32
videovideo

Mikel Arteta ce l'ha fatta. Ha rimesso il titolo di campione d'Inghilterra sul petto dell'Arsenal 22 anni dopo l'ultima volta. Quella era la squadra degli "Invincibili" con Arsene Wenger in panchina. Giocava un calcio che era poesia applicata alla tecnica di campioni del calibro di Bergkamp ed Henry. Un 4-4-2 che esaltava il possesso palla a terra, le combinazioni tra elementi di livello superiore, l'uso delle fasce con Pires e Ljungberg e una buona resa difensiva grazie ai due centrocampisti centrali da scegliere tra Vieira, Gilberto Silva e Cesc Fabregas. In poche parole, tanta roba. Sono passati più di vent'anni ma sembra un'era geologica. E' stato l'ultimo titolo di Premier vinto nel leggendario Highbury, mentre questo è il primo all'Emirates. Non esistevano i social e se il telefono faceva "bip" era per un raro sms che non ti fracassava le scatole come la sequenza infinita delle notifiche whatsapp, semplicemente perché i messaggi si pagavano e la connessione web ce l'avevi solo se collegavi un computer a un cavo a muro. 

Anche il calcio è cambiato, ovviamente. Una cosa però è rimasta uguale: l'idea che se un club vuole iniziare un ciclo lascia il tempo necessario alla guida tecnica scelta per questa missione. Nel calcio inglese era ed è normale, a parte qualche eccezione (vedi Chelsea). Arteta, come si sa, era una figura importante all'interno dello staff tecnico di Guardiola. Nel dicembre del 2019 ha salutato il suo mentore, che gli ha augurato ogni bene, ed è approdato all'Arsenal che aveva appena scelto di mandare via Emery. Ha subito vinto una F.A. Cup, nell'anno funestato dal Covid. Poi si è portato a casa una Charity Shield due stagioni fa. Per il resto nulla. Soprattutto ha chiuso tre stagioni di fila al secondo posto, sempre dietro al City, a parte l'anno scorso quando era francamente complicato contrastare la cavalcata del nuovo Liverpool di Slot.

Nonostante tutto la proprietà l'ha lasciato al suo posto e, alla fine, i frutti sono arrivati. Titolo nazionale e il sogno di alzare per la prima volta nella storia dei Gunners la Coppa più bella, nella finale di Champions contro i campioni in carica del Psg. Arteta ha passato i primi anni a far sviluppare ai suoi un calcio straordinario dal punto di vista estetico. Certe uscite dal basso si possono ancora vedere su youtube e sono una gioia per gli occhi. L'Arsenal, però, arrivava sempre vicino al traguardo senza portare a casa nulla. Ecco perché, da un anno e mezzo circa, l'approccio è cambiato. L'allenatore spagnolo ha deciso di ribaltare certi concetti, sempre basandosi sul calcio posizionale, ma forzando l'idea di un'occupazione molto rigida degli spazi, senza troppa fluidità e poche rotazioni. Il livello spettacolare si è abbassato di molto ma è aumentata la concretezza difensiva. L'Arsenal è tornata ai tempi in cui veniva chiamata "boring", senza troppi slanci offensivi se non quelli che nascono dalle capacità individuali di interpreti di alto livello. E' una squadra, ora, che sa uscire al meglio dalle situazioni "sporche", in qualche caso anche forzando certi atteggiamenti (vedi il fallo tattico o il prolungato restare a terra dopo un contatto per spezzare il gioco). Sa padroneggiare i ritmi della partita a proprio piacimento approfittando dello sfruttamento scientifico delle palle inattive, soprattutto i calci d'angolo, con schemi a volte al limite del regolamento. L'allenatore specialista delle situazioni a palla ferma è Nicolas Jover che, quest'anno, ha avuto il valore di un bomber da 22 gol, tanti sono quelli arrivati in stagione in questo modo. 

Il merito, però, è tutto di chi va in campo. La rosa dei londinesi fa paura, soprattutto per il livello dei cambi che permettono ad Arteta di ribaltare le cose a partita in corso o far rifiatare i cosiddetti titolari. Sulle fasce può scegliere tra Saka, Madueke, Trossard e Martinelli. Dietro la punta centrale c'è la soluzione Eze od Odegaard. Senza contare l'apporto del giovanissimo e promettentissimo Dowman. Come attaccante Arteta può contare su Gyökeres, Havertz o Gabriel Jesus. In mezzo al campo ci sono Rice, Zubimendi, Merino (rimasto fuori a lungo per infortunio) o Lewis-Skelly. In difesa, davanti a Raya, si può scegliere tra White, Gabriel, Saliba, Hincapié, Calafiori, Mosquera o Timber

Arteta ha grandi meriti, insomma, ma anche la società non scherza. In pratica il 90% della rosa dei Gunners parteciperà al prossimo Mondiale. A dimostrazione della qualità tecnica di una rosa che è indubbiamente la migliore del calcio inglese.