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Una serata da incubo che conferma un vecchio assioma: gli errori di chi sta in porta sembrano sempre più gravi di chi gioca fuori
di Andrea Cocchi© Getty Images
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"Un portiere non si giudica da un errore ma dalla velocità con cui si rialza e riprende a giocare come se niente fosse". Parole e musica di uno dei più grandi del ruolo che, nonostante mille parate in carriera, viene spesso ricordato per un'uscita non proprio impeccabile in una semifinale mondiale. Il palcoscenico aumenta l'impatto psicologico di un errore. Ecco perché quello che è accaduto ad Antonin Kinsky, portiere del Totthenam, al Wanda Metropolitano contro l'Atletico Madrid in Champions League, ha già fatto il giro di un mondo che avrebbe cose più serie di cui occuparsi.
Kinsky è ceco (di nazionalità, giusto per evitare le ironie sull'assonanza tra la provenienza e la capacità di vedere), ha 23 anni e si è ritrovato, dopo poche apparizioni nel Tottenham, a essere messo in campo in una delle partite più importanti della disastrosa stagione degli Spurs. Nessuno può capire cosa sia passato per la testa di Tudor, costretto poi, dopo due errori clamorosi e quasi inediti nella storia del calcio, a sostituirlo con Vicario al sedicesimo del primo tempo. In quei casi non sai mai se sia più forte la voglia di riscatto o il senso di vuoto che ti blocca anche i muscoli. Il portiere è un caso a parte, all'interno di una squadra. E' solo. Dal punto di vista psicologico il suo impatto mentale è simile a quello di un tennista, costretto a mantenere una concentrazione ferrea anche dopo l'errore più madornale.
Di solito il portiere viene sostituito per infortunio. Sono rari i casi di cambi dovuti ad altri motivi. Vengono in mente i precedenti legati a capacità particolari, tipo quelle di parare più facilmente i rigori. C'è il famoso caso di Tim Krul che in Olanda-Costa Rica, quarto di finale del Mondiale 2014, fu mandato in campo al posto di Cillessen all'ultimo minuto dei supplementari, esclusivamente per avere un portiere più adatto nel parare i rigori. Krul ne prende due e l'Olanda va in semifinale. Poi c'è il caso di Redmayne in Australia-Perù, playoff in vista di Qatar 2022, che viene messo in campo al centoventesimo al posto di Mathew Ryan, prima dei rigori che si riveleranno vincenti. C'è anche il tentativo non andato a buon fine di Sarri, nella partita di Coppa di Lega del 2019 tra il suo Chelsea e il Manchester City. L'allenatore toscano voleva sostituire Kepa con Caballero prima dei rigori, ma il portiere spagnolo si rifiutò di lasciare il campo, aprendo la crisi tra Sarri e il club, che nemmeno la conquista dell'Europa League è riuscita a sanare.
Il caso Kinsky rientra però nella casistica dei cambi dovuti allo stato mentale di un portiere in difficoltà. Come accadde a Jens Lehmann in Schalke 04-Bayer Leverkusen del 1993. Lex portiere del Milan fu sostituito all'intervallo dopo aver subito tre gol. Il suo allenatore disse che voleva proteggerlo ma lui se la prese tantissimo lasciando direttamente lo stadio. Nel calcio inglese ci sono altri due precedenti: Brian Jensen del Bury, nel 2014, e Martyn Margetson nel Manchester City del 1993, tolti all'intervallo per le prestazioni negative del primo tempo.
Kinsky ha trovato comunque tanta solidarietà, soprattutto da chi conosce bene come ci si possa sentire in queste situazioni, e cioè i colleghi. Il portiere della Fiorentina De Gea, per esempio, ha affidato ai suoi canali social un pensiero al portiere del Tottenham: "Chi non fa il nostro mestiere non può capire".
Una vicenda simile è capitata a un altro portiere di una squadra inglese in Champions League: Loris Karius. Un paio di suoi errori clamorosi con la maglia del Liverpool contribuirono a regalare la finale al Real Madrid. Dal punto di vista mediatico una mazzata psicologica peggiore di quella capitata all'estremo difensore del Tottenham. Karius si è poi consolato con Diletta Leotta anche se, a essere onesti, non è che la sua fidanzata del tempo fosse poi tanto male...