Wizz Air Milano Marathon, un'occasione da prendere al volo
Alla scoperta del mondo-maratona e a tutto ciò che gli gira intorno
di Stefano Gatti© Wizz Air Milano Marathon Press Office
"Non serve che abbia senso per gli altri: basta che ti renda felice. Non ne usciremo comunque vivi, quindi pensiamo a fare ciò che ci piace".
L’ho letto da qualche parte (sui social, immancabilmente) e una volta tanto posso anche essere d'accordo: è un buon "manifesto" per il mio esordio in maratona. Corro quasi solo sui sentieri, non ho il tempo - tantomeno l'intenzione - di sacrificare metà stagione di gare trail e sky per preparare “comme-il-faut” la distanza regina ma la curiosità di mettermi per la prima volta alla prova sui 42 chilometri e 195 metri (e magari riempire un “buco” nel mio ormai più che decennale curriculum) era tanta, più o meno ad ogni costo. Se rende felice me, non deve avere senso per gli altri: si vive una volta sola.
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Domenica 12 aprile, Corso Sempione: tutti pronti nelle griglie di partenza della ventiquattresima edizione di Wizz Air Milano Marathon. Chissà quanto di noi, come me, sono al loro esordio in maratona proprio qui, proprio oggi. La scelta è caduta (solo lei, per fortuna) sulla maratona più vicina a casa. A Milano ho corso tante volte, tra diecimila e mezza maratona. Si tratta "solo" di mettere insieme tutti i pezzi! Comfort zone insomma, ma non troppo! Curiosamente, la mia divisa di ASD Sportiva Lanzada riprende al cento per cento i colori ufficiali dell'evento: quando si fanno le cose per bene... Ho preso posto subito dietro la fettuccia che divide i primi quattro settori dal mio, che è il quinto di dieci totali. Prendo il via con la prima wave delle tre nelle quali è stata necessariamente sezionata una griglia sterminata che di spinge (all'indietro) fino all’Arco della Pace, capolinea nord di Parco Sempione, ormai privo del braciere olimpico ma "accesa" dalla passione della running community si può ben dire mondiale. Da cinque anelli... a due: quelli che disegnano sulla mappa un "otto" obliquo sull'asse nordovest-sudest. Poco meno di quindicimila maratoneti pronti a muovere a passo di corsa per un anello “aperto” (traguardo in Piazza del Duomo) e più precisamente doppio che descrive la metropoli in senso orario: dal centro fino alle sue periferie e poi di nuovo dritto al suo cuore. Poco meno di quindicimila di noi: sorrido dentro di me pensando che poco più di due settimane fa (l’ultimo sabato di marzo) eravamo poco meno di una trentina al via di Linas Ultra SkyMarathon a Villacidro, su e giù per quelle che a me piace definire le Rocky Mountains della Sardegna. Sensazione straniante, bellissima. Rende bene l'idea del mantra di cui all'inizio e in un certo senso lo completa: fai quello che ti piace, non curarti del giudizio degli altri, rispetta tutti. Amen.
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LA CERCHIA DEI BASTIONI
Runners da tutto il mondo: al mio fianco un ragazzo giapponese se ne sta seduto per terra a fare stretching fino a pochi secondi prima del via. Tirati su, guarda che stiamo per partire, ti riducono a un tappetino… Mi sa però che la sa molto più lunga di me. Ai miei piedi per questa specialissima occasione le Salomon Phantasm 3 sviluppate nel progetto S/LAB che Salomon Italia mi ha fornito per tempo e che ho provveduto a rodare nei giorni scorsi con un’uscita tranquilla e con una sessione di ripetute. Allo sparo, dalla gente che c’è impiego un paio di di minuti... a passo d'uomo (sì insomma, la norma dell'ora di punta da queste parti) prima di riuscire ad iniziare a correre, proprio sotto l’arco di partenza. Si spinge subito a tutta (diversamente si verrebbe travolti dalla calca) ancora prima del cambio di rotta di Piazza Firenze.
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Si prende via Cenisio e - doppiato il Cimitero Monumentale - si punta verso sudest, grossomodo lungo la Cerchia dei Bastioni risalente alla dominazione spagnola. Sfiliamo nell’ordine Porta Garibaldi, Porta Nuova e Porta Venezia, con una rapida incursione andata e ritorno verso il centro lungo Corso Venezia, facendo dietro front prima di raggiungere Piazza San Babila che… ci aspetta (per quanto mi riguarda) tra tre orette o giù di lì: giù in tutti i sensi, se avrete la pazienza di leggere fino in fondo.
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Il ritmo è piuttosto elevato, almeno dal mio punto di vista: viaggio sui quattro e quaranta al chilometro e tengo in vista là davanti senza ammazzarmi i palloncini dei pacers da tre ore e trenta di gara: spariranno all’orizzonte solo intorno al fatidico trentesimo chilometro, spauracchio preventivo (e non solo) di maratoneti vecchi e nuovi. Cerco di bere regolarmente (prima integratori e poi acqua ad ogni ristoro, in attesa di quelli provvisti anche di cibo solido) e - guardandomi intorno - mi rendo conto che questo tratto ricalca quello della Stramilano, la mezza maratona cittadina che ho corso per la prima volta due anni fa e che tornerò a correre ai primi di maggio. Riconosco le vestigia delle mura spagnole di Via Caldara che hanno sostituito quelle medievali, che a loro volta avevano allargato il perimetro cittadino rispetto a quelle di epoca romana. In corrispondenza della vicina Porta Romana tocchiamo il punto più a est di tutto l’itinerario.
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PASSAGGIO A NORDOVEST
Si cambia di nuovo rotta per una interminabile “vasca” che gira a sud del centro città e poi punta a nord, toccando la Basilica di Sant’Eustorgio, la Darsena e le carceri di San Vittore, per poi contornare lungo il suo perimetro est il modernissimo quartiere di Citylife, dove lo scorso autunno ho corso due gare nell'arco di poche settimane: prima la mezza maratona di Salomon Running Milano (rodaggio in corsa delle Aero Blaze 3 da gravel running), poi il "diecimila" di Stramilano Sottozero. Riconosco Viale Cassiodoro, che percorriamo in senso contrario rispetto alla prova più breve delle due ma soprattutto più fredda, che proprio da qui aveva preso il via. Il clima oggi è più “gentile” rispetto al gelo di quel giorno ma cielo coperto e brezza contengono le temperature: clima ideale per correre insomma e anche contesto. Sì perché siamo tantissimi ma non riscontro (per fortuna) il molesto effetto “tapasciata” della Mezza Maratona di Barcellona di due anni fa: certo, allora eravamo il doppio su un percorso lungo appunto la metà ma che differenza tra la fiumana indistinta dal via all’arrivo di quella occasione e la gara vera di oggi: sfide continue e ogni volta diverse, tira e molla con quello che ha il tuo passo ma… pause diverse, spazio vitale per correre: una dinamica di corsa insomma ben presente, sempre gestibile e soprattutto di continuo rimotivante. Contesto ideale appunto per provare a mettere alla frusta le Phantasm 3, terza generazione di una scarpa da competizione su strada con piastra in carbonio energyBLADE, progettata per massimizzare le prestazioni alle alte velocità e quindi pensata per atleti di ben altro caratura rispetto alla mia.
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SECONDO ANELLO
Chiuso il primo ring, aggiriamo Monte Stella (la “Montagnetta” dei milanesi) e l’Ippodromo di San Siro, doppiando anche lo Stadio Giuseppe Meazza, continuando poi in modalità “green” (quasi agreste…) verso il Parco di Trenno. E se a Porta Romana avevamo toccato il punto più ad est della traccia di gara, qui siamo esattamente agli antipodi di Milano: in aperta campagna o quasi. I chilometri sotto le Phantasm by Salomon iniziano ad accumularsi. Me ne rendo conto dal passo che perde qualche colpo di troppo. Gel a parte, inizio a fare fatica a nutrirmi (non vado oltre qualche spicchio d’arancia) ma soprattutto a idratarmi: gli integratori iniziano a darmi la nausea, mi devo proprio sforzare per mandarne giù anche solo una sorsata. Finisce che devo proprio chiudere gli occhi mentre sfilo un ristoro-gourmet al Gallaratese che invece propone ogni ben di dio: immagino che ne avranno approfittato a piene mani più che altro i maratoneti meno attenti al cronometro… Mi sarei concesso un assaggino pure io, non fosse stato per lo stomaco chiuso in quel momento (e poi ancora per qualche ora…).
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REMI IN BARCA
La soglia del trentesimo chilometro miete vittime, figurarsi se riesco a sfuggire alle sue grinfie. Mi ero ripromesso di non farlo (e piuttosto tirare il fiato ai ristori) ma finisce che - nel rientro in città - qualche breve pausa camminata la devo proprio osservare: non solo il solo ovviamente in questo punto della gara. Sta di fatto che i pacers delle tre ore e quaranta mi raggiungono e - a differenza di quanto successo con quelli delle tre e trenta - mi sfilano e mi lasciano sul posto in breve tempo. Stringo i denti e me la faccio comunque piacere: resta una bella (anzi, bellissima) esperienza e più ancora è tutta esperienza... che le Phantasm 3 del brand francese si incaricano di rendere meno traumatica, offrendomi la necessaria sicurezza per gestire senza troppe preoccupazioni la continua alternanza tra asfalto, porfido, lastre di marmo e qualche breve tratto sterrato che… sta per arrivare. Cosa ne ho apprezzato maggiormente? Sarà un po’ scontato ma prima di tutto la leggerezza (appena meno di due etti, fantastico!), poi la morbidezza implementata dall’aumento di optiFOAM+ in PEBA. Fino alla tomaia seamless che crea una superficie continua e uniforme, grazie anche alla ghetta integrata che avvolge il piede, nasconde le stringhe e arriva fin sotto alla caviglia. Un modello da professionista insomma, che viene però incontro anche alle esigenze (se vogliamo addirittura più… stringenti) dell’amatore, benché ormai piuttosto esperto e attento, come nel mio caso.
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LA GEOGRAFIA È UN’OPINIONE
Ripassiamo il Portello, poi il piano inclinato di Piazza Gino Valle (lasciando questa volta sulla sinistra Casa Milan) e rimettiamo piede su Corso Sempione, dove tutto era iniziato… ormai quasi tre ore fa! Entriamo in Parco Sempione e - dandoci una bella impolverata sulla strada bianca di Piazza del Cannone - ci avviamo al tratto finale della maratona. Moscova, San Marco, Brera, Fatebefratelli, Senato. In Via San Damiano sfioriamo i resti di un tratto delle mura medievali completamente "integrato" nell Milano contemporanea. Lo conosco ma - preso come sono dal conto alla rovescia - non me ne rendo conto e d’altra parte (che peccato) le antiche architetture sono ben poco valorizzate: solo una targa di marmo con incisioni ormai “provate” dal tempo. La strada è ormai tutta in discesa, e non solo metaforicamente: la conca di Via Senato ci lancia in modo invitante giù verso il bivio di Corso Monforte e Piazza San Babila. A fine gara il mio dispositivo GPS mi restituirà un dislivello positivo-negativo di quasi trecento metri! Ma Milano non era al centro della Pianura Padana? A differenza della matematica, la geografia sembra essere… un’opinione.
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ARCO… DELLA PACE
Ormai è fatta, approdo in Piazza del Duomo e non mi nego uno sguardo agli slanci verticali della magnifica cattedrale prima di focalizzare l’arco del traguardo (per molti di noi il vero “Arco della Pace di Milano è questo…) e attraversarlo cercando di imprimermi nella memoria il momento, per poi lasciarmi mettere al collo la medaglia finisher e incamminarmi con passo “piacevolmente” incerto e traballante in mezzo allo struscio domenicale verso il deposito borse di Piazza del Castello, un paio di chilometri più in là. A proposito, stai a vedere che neanche la matematica è un’opinione: al mio Garmin la strada fatta ammonta a quarantadue chilometri e settecento metri, cinquecento in più della distanza canonica. Ballano - al mio ritmo - circa tre minuti. Insomma, sono ancora sudato e seduto per terra a riprendermi ma sto già pensando che potrei fare meglio e a come potrei farlo. Mi sa che la maratona mi ha contagiato con il suo fascino senza tempo: beata lei che non ha di questi problemi, il mio (di tempo) è ampiamente rivedibile. Intanto, vuoi mancare tra un anno alla venticinquesima edizione di Milano Marathon? E magari nel mezzo ce ne saranno state un paio d'altre. La ricerca di una seconda chance autunnale è già scattata: si accettano consigli.
© Stefano Giovanni Gatti
EPILOGO... GUSTOSO
Mercoledì, tre giorni dopo la maratona. Prima uscita di allenamento post-gara nella comfort zone del Parco di Monza. Lungo i primi chilometri di movimento partono all’impazzata due o tre “allarmi”… dalla vita in giù tra muscolatura e articolazioni ma niente di preoccupante e nulla che non avessi messo in preventivo. Poi però, ormai dentro il perimetro dell’Autodromo, è business as usual. Compreso il passaggio post-allenamento all’Oasi del Panino davanti allo U-Power Stadium monzese, l'ex Stadio Brianteo. Mentre sorseggio “on the road” (alla Ernesto Calindri o quasi) la mia birra preferita in attesa del mio succulento ordine, l’occhio mi cade sul numerino che mi hanno appena dato alla cassa: quarantadue! Sorrido come tre giorni fa appena prima del via e penso che forse non poteva essere altrimenti: quarantadue, la matematica, l'opinione e così via. Fai quello che ti piace.
© Stefano Giovanni Gatti