Ingaggio, buonuscita e plusvalenze: ecco cosa blocca l'affare Higuain-Caldara-Bonucci
L'argentino si impunta: vuole uscire con dei soldi da una trattativa in cui ci guadagnano tutti
Mettiamola così: se alla fine di una cena in cui tutti hanno mangiato che è un piacere, ti trovi a dover pagare l'intero conto dopo aver stuzzicato un pinzimonio, ecco, forse qualcosa non torna. La sensazione che deve aver provato Gonzalo Higuain al termine di una lunga giornata di trattative sull'asse Milan-Juve deve essere stata più o meno questa. Perché? Perché alla fine il Pipita è l'unico che esce dall'affare senza guadagnarci. Non stupisce, quindi, che il tappo sia stato rinfilato a forza nella bottiglia di champagne e che l'accordo sia stato per il momento rinviato. Si farà, quasi certamente, ma prima di prestarsi con tanto di sorrisi ai flash dei fotografi - e ai tifosi - c'è da risolvere quel quasi, appunto. E non è poi così banale.
Ma cerchiamo di spiegarci in maniera più chiara e semplice.
1) Normalmente un giocatore inserito in una trattativa ne esce con un guadagno economico a meno che, e non è il caso di Higuain, non sia reduce da una o più stagioni pessime
2) Non è stato il Pipita a chiedere la cessione, anzi. Lui a Torino sta bene, guadagna bene (bonus vittorie compresi), vince e, probabilmente, vincerebbe ancora. Magari la Champions, obiettivo dichiarato del club. A metterlo sul mercato è stata la Juve che, inserito Ronaldo in rosa, ha bisogno di fare cassa.
3) Come dicevamo, nell'affare ci guadagnano tutti. La Juve, che si porta a casa Bonucci pagandolo (di ingaggio) meno di Higuain, incassa i soldi della cessione del Pipita (con plusvalenza annessa) e mette a bilancio un +25mln (altra plusvalenza) grazie al passaggio di Caldara in rossonero; il Milan, che acquista un grande centravanti con una spesa spalmata e tutto sommato contenuta, si libera del pesante stipendio di Bonucci e si porta a casa un giovane meno costoso e molto promettente come Caldara; e perfino Caldara e in qualche modo Bonucci: il primo perché trova una squadra pronta a dargli un posto da titolare e un ingaggio superiore alla Juve, il secondo perché torna dove vuole e può inseguire il sogno di vincere la Champions prima di chiudere la carriera.
Chi manca all'appello? Indonvinato: Gonzalo Higuain. Che giustamente, a questo punto, si è arrabbiato. Ergo, ha chiarito alla Juve che vuole una buonuscita di circa 6 milioni e al Milan che vuole 9 milioni, e non 7,5, di ingaggio. Per non parlare della formula di acquisto: il Pipita non è troppo felice del prestito con diritto di riscatto. Se ne farà una ragione, perché questo è in fondo solo un "capriccio", ma tant'é. Quindi da risolvere realmente c'è l'altra questione. Che, citando un famoso film, può essere sintetizzata in qualcosa di simile a un "riempimi di soldi".
Certo, vista così siamo a un passo dal burrone. Ma è calciomercato, quindi il burrone, in trattative così avanzate, è sempre un passo più in là. Insomma, Higuain andrà al Milan, Bonucci (risparmiato non a caso da Gattuso nel match di ieri notte contro il Tottenham) alla Juve e Caldara, come il Pipita, alla corte di Gattuso. Ma solo dopo un'altra, lunga, giornata di colloqui. In cui tutti dovranno fare un passettino indietro. La Juve, il Milan e Higuain. Perché una cena sontuosa fa piacere a tutti ma il conto, of course, tra amici si divide.