FUGA DI... TALENTI

Leoni e Calafiori prima di Palestra: la Serie A non è più al centro, quanti azzurri volati all'estero

La Premier domina sul mercato (prima ancora Tonali, poi anche Kayode e Udogie), la Liga di Ruggeri la segue. E la Serie A e la nostra nazionale si impoveriscono

di Paolo Borella
24 Giu 2026 - 11:07
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Fuga di... talenti. Come accade da tempo con i "cervelli", studenti e lavoratori italiani che cercano fortuna all'estero, anche nel calcio non manca la tendenza a emigrare per fare carriera. Un trend in crescita negli ultimi anni, anche a causa di un divario economico che, in particolare nel caso della Premier League, non lascia scampo ai club di Serie A soprattutto nella concorrenza per l'acquisto di un giocatore. 

L'ultimo esempio in Marco Palestra: l'esterno che sembrava destinato all'Inter, pronta a sborsare 50 milioni per un giocatore di grande prospettiva, per quanto abbia alle spalle una sola vera stagione tra i grandi, si è invece imbarcato direzione Londra per unirsi al Chelsea. Offerta all'Atalanta (55 milioni di euro e 10% sulla futura rivendita), al calciatore e agli agenti senza paragone rispetto a quella nerazzurra. Xabi Alonso chiama Palestra e il classe 2005 come potrebbe dire "no" al campionato più prestigioso al mondo? 

© italyphotopress

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Marco Palestra e Federico Dimarco

Lontani gli anni '80 e '90, quando anche i Palloni d'oro sognavano l'Italia, ma è negli ultimi 10/15 anni che il divario si è allargato inesorabilmente. Un discorso che non ha toccato solamente i campioni più richiesti, ma ora è esteso anche ai talenti dai 18 ai 23 anni, quelli considerati in rampa di lancio. Gli esempi non mancano negli ultimi anni: solo un anno fa, nell'estate 2025, la Serie A ha perso due difensori potenzialmente titolari nei piani futuri della nazionale.

Giovanni Leoni, inizialmente conteso dalle big italiane, non ha potuto rifiutare la corte milionaria e le ambizioni europee del Liverpool allora campione di Premier in carica. Solo un brutto infortunio ha rallentato la sua missione oltremanica, dopo i 30 milioni di euro più 5 di bonus incassati dal Parma per il suo trasferimento. Matteo Ruggeri ha invece scelto la Spagna per mettersi in mostra e inseguire anche la maglia azzurra, fino a diventare pupillo del Cholo Simeone (che lo ha acquistato a circa 20 milioni di euro) e fermare Yamal nei quarti di Champions League

© Getty Images

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Un anno prima, nel 2024, era toccato a Riccardo Calafiori per un pacchetto complessivo vicino ai 50 milioni di euro. Dopo un rapporto burrascoso con Mourinho alla Roma e il trampolino delle esperienze con Genoa e soprattutto Basilea, dal Bologna all'Arsenal per diventare centrale nei Gunners di Arteta che hanno sollevato l'ultima Premier.

Stesso campionato, ma squadra diversa, per Sandro Tonali: nel 2023, il salto dal Milan al Newcastle, un tempo considerato club di seconda fascia, per quasi 60 milioni di euro. Mentre quest'estate per lui si prospetta un nuovo trasferimento potenzialmente a tre cifre sempre tra squadre inglesi, con Tottenham e Manchester City in pole. Potrebbe raggiungere Gigio Donnarumma, capitano azzurro volato all'estero senza troppi dubbi a 22 anni, prima alla corte del Psg (addirittura a parametro zero) e poi di Guardiola. 

Nella top 11 dei calciatori italiani più preziosi all'estero, si inseriscono anche Michael Kayode e Destiny Udogie, volati in Inghilterra per trasferirsi da Fiorentina a Brentford e da Udinese a Tottenham rispettivamente per 17 e 25 milioni di euro. Investimenti non secondari. E anche quando i club della Serie A si decidono, spesso si scatena l'effetto asta che lascia le briciole la nostro campionato.

© Getty Images

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Michael Kayode - Fiorentina

Il nuovo presidente federale Giovanni Malagò è già al lavoro per cercare di far ritornare centrale il nostro pallone. L'obiettivo dell'ex numero uno del Coni è quello di attuare politiche, sul piano economico prima ancora che tecniche, che possano evitare un impoverimento che poi si riflette anche sui risultati della nazionale.

Trasferimenti, campionato e maglia azzurra si muovono a braccetto molto più di quanto possa sembrare. Con un mercato diventato secondario, non c'è da stupirsi che il calcio italiano sia ormai considerato di secondo piano, in Europa e nel mondo.