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L'ex capitano rossonero a Repubblica: "Io con Bergomi? L'ho scoperto dopo"
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"Sono stati gli attimi più emozionanti della mia vita sportiva: mai provata una sensazione del genere. Hai quella torcia tra le dita e sai che contiene la storia dello sport, e un po' anche quella della civiltà umana. Un simbolo fortissimo". L'ex capitano del Milan e oggi vicepresidente onorario Franco Baresi è tornato a San Siro nella veste speciale di tedoforo nella cerimonia di apertura di Milano-Cortina. Baresi ha portato la fiaccola al fianco dell'avversario di tanti derby, l'ex capitano dell'Inter Beppe Bergomi. "L'ho scoperto dopo. E siamo stati bravi a mantenere il segreto, davvero questa cosa non la sapeva nessuno", ha raccontato Baresi in un'intervista a Maurizio Crosetti su Repubblica. "È stato pazzesco, mi tremavano le gambe e forse anche la mano. Lo stadio Meazza è stato la mia casa per vent’anni, e a casa ci sentiamo tutti al sicuro, stiamo tutti meglio. Mi ha emozionato entrare nello stadio, portare il fuoco lì dentro, proprio io - ha proseguito Baresi, olimpico nel 1984 a Los Angeles - Io ho sempre pensato che gli atleti siano la parte migliore dello sport. Il mondo cambia, i soldi lo hanno un po’ stravolto, ma il senso olimpico è immortale".
La telefonata del presidente del Coni è arrivata circa un mese e mezzo fa: "Io ho risposto 'Siete sicuri? Guardate che non sono tanto in forma'. Un grande onore, del tutto inatteso". Il 3 agosto scorso il Milan aveva annunciato la malattia di Franco Baresi informando tutto il popolo rossonero della "asportazione mediante intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva" del "nodulo polmonare" trovato durante controlli di routine. Un'operazione riuscita senza complicazioni nel post-operatorio. "Come sto? Meglio, molto meglio. Il peggio è passato, anche se è stata dura. Essere un atleta mi ha aiutato a lottare e il mio corpo mi ha permesso di resistere. L’ho fatto, in fondo, per tutta la vita: io ho sempre lottato, in campo e fuori. Nessuno mi ha mai regalato niente".