VERSO FIORENTINA-INTER

Ultima chance o rilancio? La mossa Eriksen playmaker decide il futuro

Conte ha deciso di provare il danese in un'inedita posizione. A Firenze si capirà se avrà ancora delle possibilità all'Inter

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La scelta di dare una nuova possibilità a Eriksen schierandolo playmaker davanti alla difesa contro la Fiorentina è tutt'altro che un azzardo. Al di là delle motivazioni che spingono Conte a questa revisione tattica (legata anche al fatto che al momento non si vedono squadre disposte a spendere per il danese le cifre che vuole l'Inter), la partita di coppa Italia sembra l'occasione giusta per tentare l'esperimento. Anche perché non sono rimaste molte altre possibilità. Al suo fianco non ci sarà Sensi, ma Vidal, con l'ex Sassuolo sostituito all'ultimo secondo dopo essere stato annunciato come titolare. Davanti, invece, riposa Lukaku: con Lautaro c'è infatti Sanchez.

LE FORMAZIONI UFFICIALI DI FIORENTINA-INTER
FIORENTINA (3-4-2-1): Terracciano; Martinez Quarta, Milenkovic, Caceres; Igor, Bonaventura, Amrabat, Biraghi; Eysseric, Castrovilli; Kouame. Allenatore: Prandelli.
INTER (3-5-2): Handanovic; Skriniar, Ranocchia, Kolarov; Young, Gagliardini, Eriksen, Vidal, Perisic; Sanchez, Lautaro.  Allenatore: Conte.

IL RILANCIO DI ERIKSEN
La presenza di Eriksen in rosa aveva convinto Conte ad adattare la struttura dei suoi provando a vedere se la squadra sarebbe stata in grado di supportare e sopportare un trequartista. Esperimento fallito. La forza offensiva dell'Inter, da agosto 2019, è sempre stata quella di svuotare il centrocampo e cercare le palle in verticale per le combinazioni dei due attaccanti. Con Eriksen in quel ruolo così "totalizzante", il gioco, fatalmente, doveva passare per i suoi piedi, inceppando la manovra nerazzurra.

Come mezzala non è mai stato preso in considerazione. Nelle giocate di Conte quel ruolo è appannaggio di centrocampisti in grado di dare superiorità numerica sull'esterno e di inserirsi con i tempi giusti in area. Corsa, velocità e resistenza, visto che poi, persa la palla, c'è la necessità di piazzarsi di nuovo in linea con gli altri componenti del reparto centrale. 

In carriera, il danese, le ha provate tutte. Ha fatto la mezzala sinistra nel 4-3-3, l'esterno largo del 4-4-2, il trequartista centrale nel 4-2-3-1 e quello più decentrato (in coppia con Alli nel Tottenham di Pochettino) nel 4-3-2-1. Ha anche giocato davanti alla difesa, anche se in coabitazione con un compagno di reparto. Il ruolo di regista è l'ennesimo esperimento della carriera (anche se nelle giovanili dell'Ajax, sotto la guida di De Boer, ha fatto qualche partita in quella posizione prima di essere lanciato in prima squadra da Martin Jol come mezzala sinistra). Le qualità, in ogni caso, le ha tutte: visione di gioco, capacità di attirare il pressing per poi liberarsi del pallone e indiscutibile tecnica individuale. Se saprà aggiungerci anche le indispensabili qualità di leadership, potrebbe diventare un playmaker più che convincente. 

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