Chivu: "All'Inter per costruire qualcosa di grande. Pio Esposito è stato coraggioso". E sulla Champions
All'Inter per costruire un progetto grande. È quanto espresso da Cristian Chivu. L'allenatore parla a 360°, con una prospettiva sulla Champions League
"Vogliamo vincere la Champions". È il grido netto e inequivocabile lanciato da Yann Bisseck dal palco di Trento. Procede con più cautela, invece, il suo allenatore. Cristian Chivu non si espone così platealmente. Ma il tecnico sa cosa vuole. L'eroe del Triplete ha già vinto il double la scorsa stagione, ma rilancia:
"Non penso mai troppo a lungo termine" - ha detto l'allenatore romeno in un'intervista a FutNet - "perché è partendo con i piccoli passi che puoi raggiungere quelli che sono gli obiettivi che ti permettono poi di sognare più in grande. Voglio creare e lasciare qualcosa di importante nella pagina di questa meravigliosa società. Sto lavorando per quello."
Per ricomporre il trittico riuscito in una botta sola nel 2010, mancherebbe un solo titolo in bacheca. La Coppa dalle grande orecchie. Più facile a dirsi che a farsi, anche perchè di settimana in settimana, di turno in turno, tutto può cambiare nella competizione continentale: "Vincere la Champions è bellissimo. È il sogno di tutti. Durante la stagione arrivi a un certo punto, tipo a marzo, e capisci a che punto sei. Perché oggi dire chi è la favorita, sì, sulla carta è semplice. Ma chi arriverà in fondo, chi ce la farà, non è altrettanto semplice da dire."
All'Inter, l'allenatore ha ritrovato uno dei suoi "bambini" ora cresciuti. Come non nominare Pio Esposito, che Chivu trovò dall'under 14 alla Primavera e di cui ha tessuto le lodi: "Ha sfruttato quelli che sono stati i miei regali e quelli che sono stati i suoi meriti. Lui ha avuto il coraggio, perché nessuno lo racconta, di mollare la Primavera. Poteva scegliere la strada più comoda, poteva fare un altro anno, accrescere l'autostima segnando magari 30 o 40 gol, però ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare."
La gavetta allo Spezia e il primo anno in nerazzurro l'hanno reso: "più pronto, più maturo, ma con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi." Un esempio, quello di Esposito, che dovrebbe ispirare tanti talenti che, soprattutto al giorno d'oggi, rischiano la dispersione. Un fenomeno in crescita, ma Chivu smentisce: "Una situazione così drammatica io non la vedo. Per me è una questione di cicli. È facile puntare il dito, 'gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più'. No, non è così, queste sono scuse, bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto".
Osservare i giovani è una parte fondamentale del progetto, possibile anche grazie a piattaforme come FutNet: "È una cosa utilissima, si hanno a disposizione dei feedback importanti, che ti dicono esattamente quella che è la valutazione oggettiva di professionisti che questo mondo lo conoscono bene. È un'opportunità per tutti. Io voglio dare qualcosa indietro al calcio e ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità."