Non sapremo mai cosa si provi a essere Ibrahimovic. Di sicuro, oggi che Zlatan compie 45 anni, sappiamo cosa è stato per noi: tante cose, mille vite, diverse e impossibili come ognuno dei suoi gol. Da Rosengrad, sobborgo di Malmoe, in poi, fino al ruolo “corporate” di senior advisor del Milan, Ibra è rimasto fedele a una delle tante sue frasi celebri.
Quella che diceva che “puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto” - cioè la fame e la fama da duro - “dal ragazzo”. Un ragazzo che ci ripete da sempre di sentirsi un leone, una figura divina, il modello da imitare. È ironico pensarci: ma in 45 anni nessuno ci è mai riuscito. Niente racconta Ibra come i gol di Ibra. Il suo modo unico di bucare l’immaginario, con mosse da taekwondo.
Dalla Juve all’Inter. Cintura nera di tradimenti e di scorpioni. Dall’Inter al Milan, passando per il Barcellona. Quasi sempre solo contro tanti. Calamita di attenzioni, calamità per gli avversari. Dopo l’Italia, ha conquistato Parigi e poi l’America. E a 39 anni è tornato al Milan, per rovesciare da solo il destino della squadra che ha amato di più. Vince uno Scudetto, facendo ancora cose da Ibra. Dentro l’area e non solo. Chiedere a Lukaku...
A 41 anni lascia il calcio in lacrime, per la prima volta fragile. Qualsiasi cosa facesse, Ibra ci ha fatto sempre lo stesso effetto. Anche oggi, tra contestazioni e polemiche, fa parlare di se. Oggi, a 45 anni, ha già vissuto mille vite. Togliere il ragazzo dal calcio? Improbabile. Togliere il calcio da questo ragazzo? Impossibile. Proprio come ognuno dei suoi gol.