Sinner tra caldo estremo e crampi: con Spizzirri rimonta e vince
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Jannik Sinner favorito dal tetto chiuso agli Australian Open? La Heat Policy e il regolamento per tutelare gli atleti
di Stefano FioreLa vittoria di Jannik Sinner al terzo turno degli Australian Open 2026 non è andata giù a tutti, come dimostrano alcune polemiche social. In un momento di estrema difficoltà per l’azzurro, apparso visibilmente provato dal caldo e bloccato dai crampi proprio mentre il suo avversario Spizzirri prendeva il largo nel terzo set, gli organizzatori hanno deciso di chiudere il tetto. Apriti cielo: il web, in particolar modo quello che vede complotti ovunque, si è scatenato parlando di "salvataggio programmato" per Sinner. Tuttavia, analizzando i fatti, la realtà è che a Melbourne è stato semplicemente applicato il regolamento varato nel 2019 - e continuamente aggiornato - in caso di condizioni pericolose per la salute degli atleti in presenza di forte caldo.
Per capire cosa sia successo davvero, bisogna immergersi nel complesso regolamento degli Australian Open, che si discosta notevolmente da quello standard dell'ATP. Mentre nel circuito maschile tradizionale basta superare i 30 gradi per attivare piccole pause, a Melbourne vige la Extreme Heat Policy. Si tratta di un protocollo sofisticato che non guarda solo alla temperatura pura, ma incrocia dati su umidità, radiazione solare e vento, assegnando tramite un algoritmo un valore da uno a cinque. Quando martedì il termometro ha sfondato il muro dei 40 gradi, toccando il livello massimo di allerta, la direzione del torneo non ha avuto scelta. La chiusura del tetto sui campi principali e la sospensione dei match su quelli periferici sono scattate in automatico, come previsto da una norma nata per tutelare l'incolumità fisica di chi sta in campo.
Chiaramente il tempismo è stato indubbiamente favorevole per Sinner, "sono stato fortunato" ha riconosciuto dopo il match, ma non è stato un trattamento di favore. Nello stesso istante in cui la Rod Laver Arena veniva coperta, accadeva la stessa cosa sul campo dove era impegnato Lorenzo Musetti. Non si è trattato di una mossa per proteggere il "prodotto Sinner", ma dell'applicazione di una regola che serve a evitare scene imbarazzanti per gli organizzatori e pericolose per gli atleti. Basti ricordare il torneo di Shanghai dello scorso anno, quando l'umidità asfissiante trasformò il tabellone in un'infermeria a cielo aperto, costringendo al ritiro quasi tutti i favoriti e lasciando che a giocarsi la finale fossero tennisti meno dotati tecnicamente ma semplicemente più resistenti al collasso fisico.
Gridare allo scandalo mentre ci si avvicina a giornate con previsioni che sfiorano i 44 gradi appare dunque paradossale. Se Carlos Alcaraz ai quarti dovesse trovarsi nella stessa situazione, ugualmente il tetto si chiuderebbe per obbligo climatico: vedremmo le stesse polemiche?
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