Sci, addio a Matteo Franzoso: aveva 25 anni
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La famiglia dello sciatore azzurro, morto dopo una caduta in Cile, contro i vertici federali. La risposta di Carca: "Rispetto il dolore, non alimento polemiche"
Non c'è pace per la famiglia di Matteo Franzoso, lo sciatore morto dopo una caduta durante un allenamento in Cile a settembre 2025. L'ultimo grido di dolore, come riporta "La Stampa", è quello del padre Marcello, che ha accusato di bullismo il direttore tecnico della Nazionale, Max Carca. Lunedì 11 maggio la famiglia ha ricevuto un riconoscimento nel ricordo del figlio durante un evento a cui era presente anche Claudio Ranieri. E proprio la presenza dell'ex allenatore della Roma ha portato a una riflessione il padre, che ha ricordato gli episodi di bullismo di cui era stato vittima Matteo: "Quando Ranieri è salito sul palco, ho capito perché ha vinto così tanto. E mi chiedo per quale motivo il mio Matteo venisse insultato dal signor Massimo Carca che, quando andava male in gara, gli aveva coniato il nome “il frocetto di Sestriere”".
Per il momento la Federazione sport invernali, a cui la famiglia chiede risposte e provvedimenti, si è sempre trincerata dietro un semplice "no comment". Già in passato i parenti di Franzoso avevano accusato i dirigenti federali: "Siamo sempre stati lasciati soli".
Il direttore tecnico Carca, ancora segnato dalla morte di Franzoso, è riuscito a dire poche parole: "Per favore lasciatemi stare. Mi hanno girato il post, non seguo i social. Con Matteo avevo il mio rapporto e nessuno me lo può togliere. Rispetto il dolore della famiglia e non rispondo. Chi mi conosce bene sa quanto soffro".
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Il 13 settembre 2025, l’azzurro era finito ad alta velocità contro una palizzata di legno sulla pista di La Parva. Trasportato d’urgenza in clinica era morto due giorni dopo. Durante le Olimpiadi di Bormio, la madre Olga si era sfogata per il trattamento ricevuto nella struttura ospedaliera: "È stato tutto traumatico. E poi in quella clinica sono successe cose assurde. Da quando siamo sbarcati in Cile io sono sempre stata con lui, non volevo lasciarlo. C’era una dottoressa che mi chiedeva in continuazione il permesso di prendere i suoi organi. Terribile. Mi prendeva per il braccio e continuava a chiedermelo. Mi diceva “Stia tranquilla, deve solo darmi il permesso per la donazione”. Un incubo. Vissuto così, con mio figlio che stava morendo".