Franzoni, la prima vittoria con l'Olimpiade nel mirino
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Giovanni Franzoni vince il Super-G di Wengen 3 anni dopo il grave infortunio sulla stessa pista. Il profilo del 24enne bresciano
di Stefano FioreLa storia di Giovanni Franzoni sembra scritta da uno sceneggiatore. Oggi, sulla leggendaria pista del Lauberhorn a Wengen, il 24enne bresciano non ha solo vinto il Super-G: ha chiuso un cerchio, esorcizzando l'incubo che su queste nevi, esattamente tre anni fa, sembrava avergli spezzato le ali.
Era il gennaio del 2023 quando l'elicottero si alzava dal traguardo di Wengen portando via un Franzoni urlante di dolore: due tendini rotti e una carriera in ascesa bruscamente interrotta. Oggi, su quella stessa neve, l'elicottero serviva solo per le riprese tv che inquadravano il suo sorriso incredulo sul gradino più alto del podio. Una rivincita attesa e costruita con pazienza. Dopo i segnali di crescita di questa stagione (il primo podio in Val Gardena a dicembre, seguito da un ottavo e un decimo posto), Franzoni ha scelto il teatro più difficile per la sua prima vittoria in Coppa del Mondo.
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Nato a Brescia il 30 marzo 2001 e cresciuto a Manerba del Garda, Giovanni è sempre stato considerato l'astro nascente della velocità azzurra. La sua non è una storia improvvisata: cresciuto sciisticamente vivendo per sette anni a Carisolo con il fratello gemello Alessandro, ha poi affinato il talento allo Ski College Veneto di Agordo, diplomandosi ed entrando in Nazionale proprio tra i banchi di scuola.
Che fosse un talento purissimo lo si era capito già ai Mondiali Junior di Bansko 2021 (oro in Super-G, argento in Gigante) e nelle rassegne successive, dove ha collezionato in totale tre ori mondiali giovanili. Atleta delle Fiamme Gialle, ha saputo trasformare le promesse in realtà, diventando oggi una certezza nelle discipline veloci (Discesa e Super-G).
Dietro la maschera e la gioia, però, c'è un ragazzo profondo, segnato dalla perdita del compagno di squadra e amico fraterno Matteo Franzoso. Franzoni non ha mai nascosto quanto quel legame fosse vitale per lui: "Matteo era la mia spalla morale", raccontava Giovanni ricordando i ritiri condivisi, le sveglie all'alba e le risate in camera con Abbruzzese e Rigamonti. "Il vuoto è rappresentato dalle borse qui in appartamento. A risvegliarsi sembra un incubo, c’era sempre spazio per una battuta. Lui riusciva a prendere il meglio di ogni situazione, mentre io tendo ad avere più il muso".