SKYRUNNING

Villacidro Ultra Sky Marathon: febbre a quaranta tra roccia, cielo e foreste

Una prova senza compromessi all'insegna di forza e resistenza sul massiccio del Linas

di Stefano Gatti
03 Apr 2026 - 11:38
1 di 36
© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it
© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it
© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

In fondo perché meravigliarsi? Un gruppo di amici e di appassionati che prendono il via all’alba dal centro di un paese ancora addormentato: è così che sono nati alcuni dei grandi appuntamenti della corsa in natura, anche tra quelli che vanno per la maggiore, e anche a livello internazionale. È quello che auguriamo a XTERRA Villacidro SkyRace e ai suoi organizzatori ma nel caso specifico a Linas Ultra SkyMarathon, prova lunga della locandina dell’evento VSR, alla quale abbiamo preso per la prima volta il via sabato 28 marzo su espresso invito (e… pressante) di ASD Margiani Team che organizza l'evento in partnership con il brand cinese di abbigliamento outdoor XTERRA e con il contributo di Regione Sardegna e in particolare del suo Assessorato allo Sport. Dopo due partecipazioni alla più abbordabile (ma per nulla banale) SkyRace sulla distanza della mezza maratona che dà il nome all’evento, la tentazione di fare l’upgrade (anzi, raddoppiare) alla prova marathon da quaranta chilometri era forte. A spazzare via gli ultimi dubbi era stato Paolo Curridori, frontman del comitato organizzatore: “Non puoi tirarti indietro, te la meriti!”.

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Sabato mattina disinnesco con largo anticipo la sveglia (già di suo “antelucana”) nell’accogliente B&B La Panoramica, affacciato sui tetti di Villacidro e sulla operosa pianura del Campidano, sorvegliata a vista da un drappello di pale eoliche in costante movimento. Mi preparo e faccio colazione insieme all’amico Francesco Piras (anche lui in gara tra poco), nonché organizzatore del Limbara Trail di Berchidda (nel nord dell’isola), alla cui prima edizione ho preso parte poco più di un mese fa. Beh, Francesco è molto più rilassato ora, nonostante l’impegno imminente, che non a febbraio, allora alle prese con il lancio della sua “creatura”. Scendiamo insieme verso il campo base dei Giardini Pubblici di Piazza Giuseppe Dessì (lo scrittore che di Villacidro è uno dei figli più illustri) e mi sorprendo a pensare che tra qualche ora, al rientro, facilmente su queste rampe di asfalto e cemento mi arrampicherò con il fiatone!

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Per tornare all’inizio, le procedure pre-partenza si svolgono alle prime luci dell’alba… tra pochi intimi. Lo penso subito, ne avrò la certezza tra otto ore: mai come in questo caso gli assenti hanno avuto torto. Saluto tra gli altri l’amica Pina Deiana e lo skyrunner-globetrotter bergamasco Luca Carrara che è atterrato a Cagliari solo poche ore fa: guarda caso saranno loro a vincere la SkyMarathon! La starting list conta (e non ci mette molto!) solo una trentina di candidati alla missione: possibile ma per niente facile. Ce lo dice, ce lo ha detto nei giorni scorsi, chi conosce bene i luoghi e chi si è dedicato con grande cura alla preparazione e alla segnalazione del percorso. Prima che me ne dimentichi: grazie e complimenti! Ad un veloce briefing pregara segue un conto alla rovescia sbrigativo: abbiamo solo voglia di muoverci e di sciogliere la tensione. Più si corre, meno si pensa!

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Il ricordo del primo chilometro tra le via del paese è qualcosa che mi mette addosso la malinconia anche adesso mentre scrivo: un momento indimenticabile. Siamo davvero pochi ma l’orgoglio di esserci è tantissimo, sfiora il senso di appartenenza. Peccato solo che non sarò più qui quando - tra qualche anno - potrei dire: “Ti ricordi quella volta che eravamo meno di trenta al via? Guarda ora quanti siamo”.

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Usciti dal centro abitato, l’amico Marco Aresu (insieme ad Andrea Deidda e a Gian Franco Cabriolu uno degli skyrunners locali di punta) dopo averci fatto da apripista lascia la testa del gruppo e ("con piacere", scriverà lui stesso, dopo le fatiche organizzative di questi giorni) passa in coda al gruppo per assolvere al suo compito odierno: quello di “scopa”, ovvero chiusura gara al seguito dell’ultimo concorrente. Lo saluto sfilandolo e proseguo per raggiungere la Chiesa della Madonna del Carmine, dove inizia il lungo sentiero single-track che con vari saliscendi ma trend ascendente e giochi di luce nel bosco, porta nel fitto della foresta, fino al bivio che ci catapulta in una godibilissima discesa verso il fondovalle di Castangias che ha una sola ma evidente controindicazione: quella di farci perdere nel giro di pochi minuti il dislivello guadagnato nel primo tratto di gara. Mi metto il cuore in pace: succederà più volte oggi e d’altra parte è inevitabile, dovendo scavallare più volte da una valle all’altra, da una cima all’altra. Alla fine il dislivello totale in salita avrà caratteristiche “alpine”, arrivando a sfiorare i tremila metri, su e giù per le creste e i castelli di pietra delle "Rocky Mountains" della Sardegna.

© Stefano Giovanni Gatti

© Stefano Giovanni Gatti

Prossima missione la vetta di Monte Omu, prima cima di giornata. Si sale prima dritto per dritto, poi a svolte lungo una valletta al cui culmine o quasi traversiamo verso destra, prima di riaffacciarci sul Campidano e affrontare lo zig-zag di rampe che portano in vetta. Che differenza nel giro di ventiquattro ore scarse. Sì perché alla vigilia della gara ero salito qui per un breve allenamento… tra raffiche di vento (che in quota ci accompagna anche oggi), sferzate di pioggia e pure qualche chicco - per fortuna inoffensivo - di grandine: di quella a palline piccolissime (si chiama graupel) che rimbalzano a terra e producono un fruscio inconfondibile. Oggi per fortuna il maltempo ci risparmia: la giornata è soleggiata, fresca al punto giusto e appunto ventosa ma non in modo… irritante. Preferirei il caldo delle mie VSR 21K del 2023 e del 2024, molto più calde e secche (si correva a fine aprile/inizio maggio) ma me la faccio andare bene anche così.

© Stefano Giovanni Gatti

© Stefano Giovanni Gatti

Di nuovo a capofitto verso il passaggio alla diga di Coxinas. Per arrivarci si percorre un tratto piuttosto tecnico e ancor più suggestivo. In un punto attrezzato con una corda di sicurezza, un volontario mi avverte di fare attenzione alla roccia scivolosa: detto fatto sono già steso su un fianco ai suoi piedi. Apprenderò tra qualche ora che non sono stato l’unico, con l’aggravante di aver ripetuto la scivolata anche in un altro punto, sulla via del ritorno, e anche in questo caso dopo essere stato avvertitoper tempo della presenza di un lastrone-saponetta… Raggiungo senza ulteriori imprevisti il ristoro di Coxinas e faccio rifornimento. La volontaria mi squadra e mi fa: “Quanti anni ha?”. “Chi, io? Vado per i sessantadue (ma non era meglio dire ne ho fatti sessantuno qualche mese fa?)”. “Complimenti!” “Grazie!”

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Mi abbasso verso il fondovalle, supero il letto del torrente, poi attacco una delle salite più impegnative: quella che - prima nel bosco, poi su pietraia - conduce in cima a Monte Margiani. Il tratto finale in modalità “sky” in mezzo alle rocce è faticoso ma al tempo stesso godibilissimo. Perdo una posizione ma la riguadagno subito nel successivo tratto che - alternando discese e risalite quasi sempre nel fitto della vegetazione - ci distende davanti una lunga marcia di avvicinamento verso la prossima meta: Punta Santu Miali. Prima di arrivarci, un saluto alle appassionate “Banana Girls” di Villacidro e un nuovo pieno di energia al successivo ristoro. Come nella salita precedente, ad un certo punto il bosco e il sentiero a svolte lasciano spazio alla rampa dritto per dritto allo scoperto tra prateria e pietraia. Seguo le bandierine sperando che mi indichino la via più breve ma qui ci apriamo a ventaglio, quei tre o quattro che siamo in questo momento. Rimetto nel mirino (avevo dato loro strada dopo pochi chilometri) Pier Aldo e Martina Sau (padre e figlia), con i quali avevamo fatto parecchia strada insieme al Limbara Trail di fine febbraio. 

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

L’ampia vetta di Santu Miali segna anche il bivio tra la “mia” SkyMarathon e la Skyrace che da qui (chilometro quindici) si avvia verso il traguardo, distante ormai meno di un terzo della distanza. Per noi invece… neanche metà gara e alcuni dei passaggi più impegnativi ancora davanti a noi, anzi già in vista. Da qui in poi, e fino al traguardo, per molti di noi - me compreso - è “terra incognita”. Faccio mente locale e mi dico di aumentare il livello di attenzione, quindi riparto (okay, non mi ero nemmeno fermato).

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Si attraversa prima allo scoperto e poi tra la vegetazione fino al punto di ristoro più distante dal campo base dove aggancio Martina e Pier Aldo, poi via per una strada sterrata tutta svolte (e neanche un metro in piano!) che si incarica di “recapitarci” all’attacco del castello di rocce di Punta Cammedda. L’amica Martina cambia passo e scatta in avanti in modalità stambecco, la rivedrò solo all’arrivo: terza assoluta tra le donne, brava! Cedo il passo a Gabriele (che mi ha rimontato alla fine della sterrata) ma ritorno in pari saltando Pier Aldo. Arrampichiamo fino alla sommità lungo uno dei tratti più marcatamente “sky” dell’intera giornata, poi giù a capofitto (io mica tanto…) verso un’ampia sella che ci apparecchia davanti una nuova rampa: questa volta per fortuna meno ripida e più “appoggiata” sul fianco della montagna, fino al valico di Genna Eidadi.

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Nuovo cambio di panorama per l’attacco di un bellissimo settore tutto in cresta (Zinnigas), tra grandi massi dalla colorazione rossastra e un panorama sempre più vasto e magico: meglio però non distrarsi, il terreno delle "Rockies" sarde è tutt'altro che semplice e non ammette cali d'attenzione. In buona sostanza devo attendere l’ennesimo rientro nel bosco per rilassarmi un po’. Ho solo una vaga idea di dove mi trovi, ma il sentiero è più che evidente, la balisatura impeccabile e la presenza regolare di volontari mi trasmette fiducia. Non riesco a smettere di meravigliarmi della magia di questi luoghi. È una dura battaglia tra la voglia di fermarsi per assorbirne fino in profondità il fascino e la necessità "impellente" di proseguire: siamo pur sempre in gara, ho qualcuno là davanti da provare a prendere (tanti!) e qualcun altro dietro (ma molti meno!) da tenere a distanza. Al tempo stesso ho la certezza che - in caso di difficoltà - oggi nel ruolo di scopa c’è l’amico Marco, quindi sto tranquillo, anzi sto in una bott di ferro! 

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Manco a farlo apposta, la discesa lascia gradualmente il posto ad un nuovo settore in salita: per quanto mi riguarda il più duro di tutti. Lo affronto facendo come non mai affidamento sui bastoncini avuti in prestito da Giacomo Galliano, un altro degli amici di Margiani Team. Si risale una specie di canyon nel bosco stretto tra alte pareti rocciose: un luogo fatato, che non vedo però l’ora di lasciarmi alle spalle! In un paio di occasioni intravvedo lassù il collega Gian Marco che mi precede. Punto a raggiungerlo più avanti ma non succederà mai… Lui oltretutto è l’ultimo dei concorrenti che vedrò: da qui fino al traguardo correrò da solo, raggiungendolo quattordici minuti dopo lo stesso Gian Marco… e altrettanti prima di Pier Aldo.

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Uscito dall’interminabile canyon, attraverso in discesa lungo un tratto che mi ricorda certi paesaggi (e passaggi) delle Prealpi Lecchesi e che sembra portarmi lontano dalla rotta per Villacidro. Poi però per fortuna si torna a puntare verso la meta. Dopo Genn’e Sambucu la discesa nel bosco verso il successivo punto di ristoro mi restituisce la sensazione che le difficoltà sono ormai alle spalle ma il traguardo è ancora indiscutibilmente lontano: meglio non abbassare la soglia d’attenzione (anche perché qui si corre tanto) e invece stringere i denti: la stanchezza si fa sentire e non da ora… La discesa del fondovalle erode un bel po’ di energie (soprattutto mentali) ma tutto sommato non sto ancora raschiando il fondo del barile. Tiro il fiato al ristoro di Villascema e poi via. Sono al punto che quasi quasi preferisco arrancare in piano e sbuffare in salita piuttosto che volare giù per le discese, che richiedono molta più presenza di spirito per non fare disastri. Viaggio ancora in “perfetta” solitudine. In aperta campagna, il tracciato supera diverse proprietà rurali, spesso sorvegliate da cani da guardia. Abbaiano al mio passaggio e allora cerco di fare mente locale: facilmente un cane che abbaia più avanti a me (o alle mie spalle) segnalerà la presenza di chi mi precede e di chi mi segue ma… non sento nulla! Insomma, nessun punto di riferimento.

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

© Sonia Siddi/Scattoimperfetto.it

Al ristoro successivo i volontari mi segnalano l’ultima salita: non sarà proprio così ma pazienza, ci ho fatto il callo: il mio passo è ormai quello che è ma la meta indiscutibilmente si avvicina.  Siamo sul Cammino Minerario di Santa Barbara. Tocchiamo Narti. Alterno corsa e camminata veloce fino a quando non incrocio l’abitazione di Paolo e capisco che è ormai fatta: siamo alla periferia di Villacidro. Un ultimo sforzo su per la pineta fino a chiudere l’anello toccando di nuovo la Chiesa della Madonna del Carmine. Non resta che avviarmi in discesa tra le prime case, contornare l’imponente costruzione del municipio e attraversare Piazza Dessì prima di imboccare i Giardini Pubblici e presentarmi sul red carpet del traguardo, voltandomi indietro e togliendomi il cappellino per un un inchino “riconoscente” verso la strada fatta: trentanove chilometri abbondanti. Paolo mi accoglie presentandomi al pubblico e mettendomi in mano una piantina di corbezzolo, premio-finisher insieme alla medaglia e - poco più tardi alla cerimonia delle premiazioni - ad una freschissima Ichnusa come secondo classificato di categoria.

© Antonio Cocco

© Antonio Cocco

È davvero finita? Sì, anzi… nì! Una lunga e caldissima doccia rigenerante mi attende ma... solo al termine della ripidissima rampa “fuori tempo massimo” tra le case che porta al buen retiro del B&B La Panoramica. Mi rilasso (anche) leggendo qualche pagina di “Paese d’ombre”, il capolavoro di Giuseppe Dessì, al quale è dedicata per intero la biblioteca di casa, poi è tempo di pregustare un reintegro alimentare (e idrico) che durerà… due o tre giorni e che parte dalla pizza serale con gli amici di Margiani Team alla Taverna Romana di Villacidro. Ritorno in piazza domenica mattina per la colazione al Caffè Norbio in compagnia di Matteo Cabriolu che si è offerto di accompagnarmi a Cagliari. Prendo il volo ma la foschia mi impedisce di gettare un ultimo sguardo a Villacidro e alle montagne che ho cavalcato ventiquattro ore prima. Porto però con me una manciata di terra della Sardegna, insieme al corbezzolo che adesso cresce nel mio giardino e che ogni volta che lo vedo mi riporta con la mente laggiù: in attesa di tornare. Ad attrus annus, o magari prima!

© Stefano Giovanni Gatti

© Stefano Giovanni Gatti