TRAILRUNNING DOWNHILL

Rischio calcolato, emozioni incontrollabili: trailrunning "a tutto downhill" con Greg Vollet

La tecnica, i segreti e le emozioni della corsa in discesa sui sentieri di montagna nel "tutorial" firmato per noi dal recordman del doppio chilometro verticale downhill.

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Lo scorso mese di settembre Gregory Vollet ha stabilito il record del doppio chilometro verticale in discesa coprendo in poco più di quarantadue minuti la picchiata dai 2544 metri della dell’Aiguille de Varan ai 544 (appunto) di Passy, sul fondovalle della valle dell’Arve, in Alta Savoia. Una prestazione a tratti acrobatica, ai vertici di una disciplina affascinante e comprensibilmente “di nicchia”: un esercizio riservato a pochi, preparatissimi temerari.  Vollet ce ne spiega i segreti.

Un passato da professionista nella mountain bike ed un presente da manager del team trail di Salomon, Greg Vollet ha titoli, curriculum ed esperienza da vendere: tutto quanto serve per spiegarci i segreti della corsa sui sentieri rigorosamente “downhill”, in discesa. Una disciplina che si avvicina a quella che in Francia si chiama VTT DH (Vélo Tout Terrain Downhill), che richiede ai suoi praticanti – a tutti i suoi praticanti, non solo a quelli di punta – la padronanza di una tecnica sopraffina: quella che al nostro "manager volante" ha addirittura permesso di… battere Usain Bolt e che dall’esercizio individuale si sta gradualmente aprendo al mondo delle competizioni. Come recentemente dimostrato dal Golden Trail Word Championship delle Isole Azzorre, evento del quale lo stesso Vollet è stato una degli ideatori. Partiamo proprio da qui.

“Il trailrunning è sempre stato considerato una disciplina onnicomprensiva, che non è mai stata divisa in specialità diverse tra di loro. Fino a quest’anno, fino al Golden Trail Championship alle Isole Azzorre, una prova a tappe (quattro per quattro giorni consecutivi, ndr), nel corso della quale ogni singolo giorno si è corso per definire il miglior scalatore, il migliore sprinter ed il miglior discesista. Oggi come oggi non esistono ancora (o sono comunque poche) le competizioni di doppio chilometro verticale downhill e non sono sicuro che sarebbe possibile ottenere le autorizzazioni necessaria per organizzarne, per via della loro pericolosità”.

“Quando ho iniziato a pensare al doppio chilometro verticale ‘downhill’ ho subito fatto un parallelo tra i miei punti di forza ai tempi della mountain bike e la pratica della discesa nella corsa su sentiero. Mi sono reso conto che era possible applicare tutte le tecniche di lettura del terreno, abilità nella derapata e capacità di affrontare in una determinata maniera le curve, che sono comuni alla bicicletta come al running. Ma poi anche agli sciatori oppure ai piloti di motocross, per via della rapidità di lettura del terreno legata all’abitudine a seguire una certa traiettoria”.

“Si può praticare il downhill un po’ dappertutto: bastano una montagna o una semplice collina. Per il mio record ho scelto la linea retta più breve tra la cima ed il fondovalle. Alcuni tratti avevano una pendenza del sessanta per cento. Quindi per percorrerli sono stato obbligato a procedere con la tecnica dell’arrampicata, usando anche le mani perché il terreno era a tratti davvero troppo ripido. Ma se si è precisi nella conduzione della propria corsa, il rischio di cadere è limitato. Nel mio tentativo di record non sono caduto nemmeno una volta. Si scivola, le mani e il sedere toccano a volte il suolo ma si riesce sempre a padroneggiare la traiettoria”. 

“Molti mi dicono che rischio di rovinarmi cosce e ginocchia. Ma è tutta una questione di tecnica. Se si padroneggia una buona tecnica, ci si diverte e basta e non si corrono rischi di ferirsi o procurarsi traumi a livello delle articolazioni. In discesa, farò sempre attenzione a non atterrare sul tallone ma sempre sull’avampiede. In modo da ammortizzare la battuta con l’insieme degli angoli biomeccanici di lavoro del mio corpo. Mi stabilizzerò aprendo al massimo le braccia per avere dei punti di riferimento tridimensionali. Non guarderò mai in basso, ai miei piedi. Sono piccoli dettagli ma fanno una grande differenza e contribuiscono a permettermi di correre velocemente, a tempo stesso evitando i traumi. Dopo aver stabilito il mio primato, mi sono subito rialzato ed ho ricominciato a correre, senza nemmeno avvertire troppo dolore alle gambe!”

“Nella corsa in discesa l’improvvisazione ha un ruolo importante ma i punti di riferimento restano essenziali: può trattarsi della base di un albero oppure di una roccia. Aiutano a concentrarsi sul terreno d’azione e servono a capire quando si può incrementare il ritmo. Seguire una linea troppo dritta senza "puntare" i miei riferimento sul terreno o nel paesaggio intorno sarebbe probabilmente troppo pericoloso perché prenderei troppa velocità e prima o poi non riuscirei a controllare la mia traiettoria (cosa piuttosto rischiosa ad esempio quando si corre sul filo di cresta).  Il principio è quello di avere una linea ideale in testa ed è per questo che io cerco di guardare sempre dai tre ai cinque metri davanti a me e di memorizzare in anticipo i miei prossimi passi e la traiettoria da seguire, in modo da poterlo fare con la massima fiducia. Il pericolo subentra proprio quando la fiducia viene meno”.

Esaurita la sua speciale lezione di downhill, a Greg non resta che riassumerla (quasi sublimarla) con il particolarissimo exploit che – al pari del record del doppio chilometro verticale – lo ha  maggiormente inorgoglito. Regalandogli sensazioni che possiamo solo invidiargli! 

“Ho battuto... il record del mondo dei 100 metri di Usain Bolt (nove secondi e 58 centesimi, stabilito dall'ex velocista giamaicano ai MondialI di Berlino 2009, ndr) su un vulcano dell’isola di La Palma, nell'arcipelago delle Canarie. Coprendo la distanza in nove secondi e 51 centesimi. Appena ‘fuori dai blocchi’ ero indietro,  poi sono riuscito a superare i 40 chilometri orari ed a... battere Bolt. È una sensazione incredibile che non riesco ad immaginare sul piano. Quella sensazione di velocità riesco ancora ad avvertirla, specialmente il vento nelle orecchie”.

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