RUNNING

Più performance, meno infortuni: la ricetta di Eros Grazioli Sports Academy per correre... tutta la vita!

Uno stage "full immersion" sulle montagne della Val Seriana per imparare a correre sui sentieri ed a volersi bene, migliorando la propria vita quotodiana.

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Correre, si sa, è una delle attività umane più istintive, ancestrali e naturali. Il suo stile però può essere sgrossato ed affinato, per un’esperienza running dalla duplice valenza: il piacere personale (performance compresa) e la protezione dagli infortuni. Ne abbiamo parlato con Eros Grazioli, uno dei trainer più impegnati su entrambi i fronti, che chiama a raccolta gli appassionati per il primo appuntamento di “Run It Better Off Road", in programma sabato 12 giugno in una location molto particolare alle porte della Val Seriana, in provincia di Bergamo.

Parafrasando il titolo originale di una commedia brillante del 2014 con Olivia Wilde e Sam Rockwell (“Better Living Through Chemistry”, in Italia “La formula della felicità”), verrebbe da dire “Better Running Through Eros”… Ma no, cos’avete capito? Ok, diciamo ”Better Living Through Running”.

Coach di running e skyrunning, scialpinismo, mountain bike (tre discipline alle quali ha dedicato altrettanti libri), Eros Grazioli segue una quarantina di atleti professionisti di livello internazionale ma lavora anche con runners “di tutti i giorni” e con chi - rivolgendosi a lui - fa del benessere fisico una priorità del proprio quotidiano e (attraverso sport e fitness) - ricerca un’esistenza più consapevole e più consapevolmente serena. Dopo esserci occupati di lui lo scorso inverno per la recensione del suo “Oltre il limite”, abbiamo incontrato Eros per approfondire il senso ed i contenuti della prima edizione del suo stage.

Eros, si tratta di un "seminario" running all'esordio ma quali possibilità ci sono che evolva in un vero e proprio format, con interessanti sviluppi futuri?

Sì, in effetti si tratta già di un format che vorrei ripetere perché le richieste per questa edizione zero sono già numerose e non vorrei andare oltre le dieci/dodici persone. Voglio fare un corso molto personalizzato, secondo un metodo che mi permette di radunare più atleti ed ottimizzare il mio lavoro. Metterne insieme sette-otto è meglio che lavorare con uno alla volta! Oltre al fatto che i miei atleti conoscono già il mio modo di lavorare e quindi condividono la volontà di poterlo fare con gente nuova. Questo è anche indice della voglia di socialità che tutti noi sentiamo.

Dove si svolgerà il corso?

La location è una ex cava di cemento nei pressi di Albino (paese nella parte iniziale della Val Seriana, a pochi chilometri dal capoluogo Bergamo, ndr). Un luogo meraviglioso, quasi lunare, scavato nella roccia e strutturato su vari livelli o terrazzamenti. Lo frequentano anche enduristi e crossisti, quindi ci sono già percorsi ben segnati dalle traiettorie delle moto. Da un livello all’altro poi si passa per mezzo di scalinate che affiancano le rotaie dove passavano i trenini che trasportavano il materiale di scavo quando le miniere erano in funzione e l’attività estrattiva fiorente: casa mia è fatta con pietre provenienti da questa cava!

Entriamo nei dettagli sui contenuti della tua lezione.

Parleremo di corsa in piano, in salita ed in discesa, affronteremo tratti tecnici con rampe ripide, dove quasi si devono appoggiare le mani a terra! Qualcuno riuscirà a fare il giro-tipo (da due chilometri circa, ndr) tre volte, altri magari solo due. Qualcuno correrà a venti all’ora, altri a dieci. Il gruppo sarà unito solo quando spiegherò cosa andremo a fare, poi ognuno farà secondo le proprie possibilità, dando al filmaker che mi affiancherà il modo di “fissare” le performances di ognuno: da Luca Carrara (uno degli atleti di punta della “scuderia” di Eros, ndr) all’insegnante di yoga che mi ha confessato di non aver mai fatto granché. Ma se lei inizia a corre in montagna con l’esigenza di capire come si appoggiano i piedi, tanto di cappello! C’è gente che corre da cinquant’anni e non se ne è mai preoccupata! I miei partner tecnici in questa occasione saranno quelli abituali: Garmin e Scarpa. Garmin mi fornisce alcuni gadget ma soprattutto mi permette di scaricare le tracce delle varie performances e di distinguerle l’una dall’altra, sempre per il discorso della personalizzazione. Per quanto riguarda Scarpa, Marco De Gasperi mi ha detto che gli piacerebbe partecipare - se ripeterò l’esperimento - e magari portare delle numerate per farle testare in situazioni diverse: dal ghiaietto fine alle scalinate di cemento, al sentiero più compatto. Al momento però il focus è tutto su questo primo incontro: voglio prendere le misure a tutta l’operazione, capire come gestire le cose. Tengo molto al fatto che tutti se ne vadano supercontenti: sia chi viene lì a sentirmi per la prima volta, sia il mio atleta superevoluto, perché lui pure deve imparare qualcosa di nuovo. Devo trovare un equilibrio, altrimenti rischio di dare troppe cose per scontate per i neofiti e di annoiare chi invece si trova ad un livello più alto. Insomma, cucire addosso ad ogni atleta una lezione personalizzata, in modo che – anche trattando un unico tema – ognuno dei miei allievi ne tragga il meglio per le proprie esigenze.

Hai previsto appunto di avvalerti della presenza di un filmaker per registrare le azioni di ogni singolo partecipante al corso e poterle poi riesaminare insieme in modo approfondito. 

Esattamente! L’importanza di poter disporre di una documentazione video della performance di ogni atleta risiede nella possibilità di rivederlo e sezionarlo “frame by frame”, mostrando così all'interessato come corre e perché, dove sbaglia e come correggere gli errori. Tutti noi abbiamo infatti una percezione di noi stessi come esseri biomeccanicamente perfetti. Accade anche con atleti di livello assoluto. Recentemente insieme a Mattia Casse (discesista azzurro nella Coppa del Mondo di sci alpino, ndr) abbiamo visionato alcuni suoi video e ci siamo resi conto che il suo modo di "internare" sul piede che gli faceva male era dovuto ad un vecchio infortunio le cui conseguenze si trascinano ancora oggi appunto. Lui guardava le immagini e mi diceva: ”Ma nooo, io non sono quello lì, non è possibile”! Quando ti inquadrano da lontano, speri che si tratti di qualcun altro… Invece, sei tu! Diciamo che se sei un atleta di alto livello, la documentazione video serve a te, perché stiamo parlando di performance. Se invece sei un atleta di discreto livello, il video serve al tuo coach per darti una mano a sgrossarti il più possibile, perché in questo caso il focus è sull’aspetto antinfortunistico. Il mio intento insomma è eminentemente scientifico. La foto “artistica” mentre salta un fosso uno la può tranquillamente fare in gara. Io voglio avere un filmato da esaminare quando poi l’atleta viene a trovarmi in studio e posso mostrargli dove e come sbaglia, in che tipo di infortuni rischia di incappare. Punto a realizzare un filmato utilizzabile per aiutare il soggetto a livello scientifico e biomeccanico. Infatti il filmaker al quale ho accennato prima e che ho ingaggiato per il corso è già piuttosto… sulla graticola!

Qual è il messaggio principale che - attraverso l'attività della Eros Grazioli Sports Academy - vuoi trasmettere ai tuoi allievi in questa e nelle prossime occasioni di questo tipo, oltre che naturalmente nella tua attività quotidiana sul campo ed in studio?

Io ti devo insegnare come correre bene principalmente perché tu possa correre tutto l’anno o tutta la vita e poi anche perché ti renderai anche conto che - a parte il fatto che correndo di più ti alleni di più e quindi i risultati sono migliori - se corri meglio sarai più veloce. Ci tengo a dirlo, perché diversamente mi “perdo” tutti quelli che non si considerano “ancora” atleti e che pensano che il lavoro del trainer sia legato solo alla performance. Per me al contrario è molto più facile e remunerativo lavorare con persone normali e sentirsi dire: ok, sono arrivato centesimo alla LUT (Lavaredo Ultra Trail, ndr) però in compenso il ginocchio che mi faceva disperare l’anno scorso non me lo devo fasciare e non devo andare in giro una settimana zoppicando. Con il potenziamento e la tecnica sono riuscito a godere di più di quello che sto facendo, a prescindere dalla classifica. Perché poi alla fine la classifica è solo di pochi mentre – ahimè – l’infortunio è di tutti!

Si tratta di un dilemma o per meglio dire di  uno snodo abbastanza complesso da affrontare: qual è la tua ricetta, su cosa punti?

Io non demonizzo l’idea che si possa aver voglia di correre più veloce. Lo dico sempre: se uno va più veloce, si diverte di più che ad andare piano, dura di più nei suoi allenamenti, sta in giro più a lungo nella sua gita in montagna della domenica. Non ce n’è! Più corri, più ti diverti. Succede lo stesso in moto, quando vuoi affrontare una curva a velocità più alta rispetto al giro prima (stiamo parlando di pista, naturalmente, ndr!). Andare più veloce non è un male. Al contrario! Se il mio “range” è di cinque marce e non di una sola, quando corro ho margine per potermi guardare in giro senza inciampare… in tutti i sassi del sentiero. Altrimenti tutto si riduce all’idea di fare una fatica bestiale (il termine originale però era diverso…, ndr). Qualcosa del tipo: vedo la partenza ed il traguardo ma - nel mezzo – non so neanche dove sono passato, come succede a tanti. Nello scialpinismo, per dire, tanti conoscono bene… la marca degli sci di chi li precede sulla salita ma non “vedono” mai davvero il pendio fin quando arrivano in zona cambio!

L’appuntamento – andato praticamente “sold out” in tempi brevissimi – è per sabato 12 giugno in Val Seriana ma questo “numero zero” del corso servirà ad Eros per prendere le misure agli allievi, alla location, alla "scaletta" delle attività sul campo, in modo da poter offrire un’esperienza ulteriormente perfezionata nel vicino futuro. Come si dice: Stay Tuned!

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