Ferrari: 553 giorni dopo, il "rischio" autarchia ha pagato

Nomi e volti cresciuti all’interno della squadra inseriti nei ruoli chiave al posto dei fin troppo celebrati tecnici stranieri

di LUCA BUDEL

Ferrari: 553 giorni dopo, il "rischio" autarchia ha pagato

Sono serviti 553 giorni per tornare a sorridere: 553 giorni, un’eternità in Formula 1, soprattutto quando porti in giro per il mondo la griffe del Cavallino Rampante. Dopo la vittoria a Singapore, 20 settembre 2015, Vettel e la Ferrari sono entrati passo dopo passo in una sorta di girone infernale. Progetti infelici, sviluppi controproducenti e la Mercedes che volava avevano portato il morale del gruppo ai minimi storici. Poi la svolta, rappresentata dalla rivoluzione avviata da Sergio Marchionne nell’estate del 2016.

Una scelta rischiosa quella della Ferrari autarchica, con nomi e volti cresciuti all’interno della squadra inseriti nei ruoli chiave al posto dei fin troppo celebrati tecnici stranieri. Mattia Binotto ha riorganizzato il reparto rendendolo più efficiente, mentre la presidenza, dopo i proclami che avevano portato poca fortuna un anno fa, imponeva la regola del silenzio. Alle prese con un nuovo regolamento tecnico i progettisti hanno avuto la possibilità di rischiare, esplorando nuovi limiti. Già nei test di Barcellona gli uomini in rosso avevano cancellato l’espressione cupa e preoccupata stampata da mesi sui rispettivi volti. Da Melbourne finalmente si torna a sorridere, dopo 553 maledettissimi giorni.

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