Il cortocircuito di Trump: invita i cinesi a produrre a Detoit
GM, Ford e Stellantis sono contrari all'insediamento di fabbriche per automobili Made in China negli USA
di Tommaso Marcoli© Getty Images
Donald Trump, una ne pensa cento ne fa. Il Presidente USA è un uomo da copertina che s'immischia in ogni tipo di affare e attività "purché se ne parli" (di lui, s'intende). La promessa di una reindustrializzazione del Paese gli ha garantito voti in aree depresse dalla globalizzazione e dalla competizione economica con la Cina. La città di Detroit, Capitale dell'automotive in America, si è schierata con la sua visione protezionistica. Ma quando il Tycoon ha invitato i cinesi ad andare a produrre lì, la misura è colmata.
I cinesi no
The Donald ha recentemente annunciato che accoglierebbe volentieri le aziende cinesi disposte a produrre automobili sul suolo americano. Ma come? La Cina è ancora considerata una minaccia all'egemonia USA, sono in vigore pesanti dazi e le automobili Made in China non possono essere importate. Eppure, il Presidente li ha ufficialmente invitati a "casa sua" assicurando anche manodopera specializzata per costruire auto cinesi...in America. Insomma, un cortocircuito che ha suscitato la reazione dei Big Three di Detroit.
Reazione
Trump ha paragonato il possibile insediamento dei cinesi a quanto successo nei decenni precedenti con i giapponesi: l'importante è che le fabbriche siano in America con operai americani. A stretto giro si è fatta sentire la replica di GM, Ford e Stellantis che hanno puntualizzato su importanti differenze di scenario. La Cina, come noto, sovvenziona pesantemente l'industria automobilistica e ciò renderebbe a priori la competizione sleale. Un eventuale impianto a Detroit non sarebbe altro che un centro di assemblaggio.
Concorrenza sleale
Non può esserci, dunque, una vera concorrenza tra i costruttori americani e quelli cinesi, a prescindere dal luogo di produzione. Il supporto di Pechino alla sua industria è in grado di manipolare i prezzi dei singoli componenti, mettendo fuori gioco chi opera liberamente sul mercato. Secondo i grandi dell'industria automobilistica USA, portarsi "il Cavallo di Troia" in casa non gioverebbe né alla crescita dell'industria né all'occupazione ma rischierebbe di trasformarsi in un clamoroso autogol.