Il 2025 è stato il peggior anno per le case automobilistiche tedesche
I grandi marchi registrano utili in netto calo rispetto al passato
di Tommaso Marcoli© Ufficio Stampa
La Germania dell'automobile vive il suo momento più drammatico. Il modello economico che ha permesso decenni di crescita e sviluppo è entrato improvvisamente in crisi: produrre "in casa" costa di più, l'energia non è più disponibile a buon mercato e la concorrenza si è fatta competitiva. Un cortocircuito acuito da una transizione energetica poco ragionata e molto ideologica. Nel 2025 ciascuno dei grandi Gruppi tedeschi ha perso miliardi di euro.
Qualcuno si salva
C'è chi ha fatto peggio, c'è chi ha fatto meglio. Beninteso: sempre di disfatta stiamo parlando, cambia soltanto la forza con cui ha colpito. Se prendiamo come elemento di analisi gli utili, negli ultimi dodici mesi quelli di Mercedes si sono erosi del 49%, quelli di Volkswagen del 44% mentre quelli di BMW soltanto del 3%. Questo non significa che la Casa bavarese abbia un vantaggio, ha semplicemente superato l'anno meglio degli altri. Come ci è riuscita - però - è interessante capirlo.
Meno costi
Nel 2025 BMW ha consegnato 2,46 milioni di auto (+0,5%) di cui 442 mila completamente elettriche. L'unico mercato dove ha perso quota è la Cina (-12,5%). BMW è strutturalmente messa meglio degli altri perché ha sviluppato una strategia efficace che le ha permesso di contenere i costi. La produzione di vetture - sia termiche, sia elettriche - avviene sulla stessa linea: se la domanda di EV cala, produrrà più termiche. E viceversa. Una soluzione efficiente. BMW possiede da 30 anni una fabbrica negli USA (Spartanburg) che occupa 11 mila dipendenti e produce 1.500 auto al giorno. Ciò ha reso il marchio invulnerabile ai dazi di Trump.
Futuro incerto
L'Elica di Monaco di Baviera ha risparmiato 2,9 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi. Costi di sviluppo più bassi, materiali meno costosi, amministrazione più snella, gli elementi che hanno permesso l'ottima performance economica. Il merito è della strategia che il CEO Oliver Zipse ha definito "Power of Choice". In sintesi: tutte le motorizzazioni, tutti i mercati. L'arrivo della nuova piattaforma rimescola - però - le carte in tavola, perché gli impianti Neue Klasse produrranno soltanto elettriche. Finisce così l'idea della stessa linea di montaggio. Se questo progetto fallisse, BMW potrebbe dover fronteggiare una profonda crisi.