Nasce l'Italia di Pirlo, principi spagnoli in stile italiano: come gioca il nuovo ct azzurro?
Sei anni dopo l'esordio da tecnico sulla panchina della Juventus, uno dei più grandi calciatori di sempre si prepara al gravoso impegno di ricostruire la nazionale
di Umberto Porreca© Getty Images
Andrea Pirlo è il nuovo ct della nazionale italiana. Vent'anni dopo la vittoria dei Mondiali 2006 come regista titolare dell'Italia di Lippi, "The Maestro" com'è conosciuto all'estero avrà il duro compito di ridare spirito, vita e carisma a un Azzurro che negli ultimi anni è diventato sempre più pallido e smunto. Oltre al lavoro fuori dal campo, affiancato da Maldini e Leonardo, la parte più impegnativa sarà quella legata al modernizzare il gioco di un'Italia rimasta drammaticamente indietro a livello di concetti e idee.
Idee e principi di gioco
Nella sua tesi d'esame a Coverciano, emerge chiaramente quale sia la visione del calcio di Andrea Pirlo, e rispecchia fedelmente quello che sciorinava quando era calciatore: al centro di tutto c'è il dominio del possesso e del pallone in fase offensiva, con la riaggressione alta immediata di ispirazione spagnola quando la sfera passa agli avversari. Quello che spicca, poi, è la costante assenza di un modulo di riferimento: il nuovo ct azzurro non è legato a uno schieramento fisso, non è un integralista tattico o propugnatore di questo o quel sistema di gioco. Ciò emerge chiaramente ripercorrendo la sua ancora breve carriera da allenatore: alla Juventus utilizzava un dinamico 3-5-2 capace di diventare 4-4-2 all'occorrenza, al Fatih Karamguruk scelse invece il 4-1-4-1 per saturare il centrocampo e sfruttare le fasce, alla Sampdoria tornò al 3-5-2 riesplorando a tratti persino il mitico albero di Natale 4-3-2-1 di ispirazione Ancelottiana, di cui lui era il perno centrale.
L'universalismo dei calciatori
Uno dei principi cardine dell'idea di calcio di Andrea Pirlo è legata al volere giocatori che sappiano fare più cose, se non tutto, mutando dinamicamente il loro gioco, atteggiamento e funzioni in base al momento emozionale/tecnico/tattico della partita. Per esempio, richiede che almeno un difensore centrale sia talmente abile e tecnico da poter venire fuori dalla retroguardia e inserirsi giocando da centrocampista aggiunto con compiti di regia. Alla Juventus questa idea di giocò sublimò sfruttando Bonucci, abilissimo in palleggio. La punta centrale, invece, deve essere costantemente abile ad attaccare la profondità trovando contemporaneamente il dialogo con il resto della squadra, mantenendo costante il movimento senza mai risultare statica. Nel suo elaborato finale, Pirlo utilizza una formula precisa per definire il proprio calcio: "senza fretta ma senza pause”. Segno della volontà di avere il controllo del gioco, offendere, ma non sbilanciarsi o buttarsi in assalti all'arma bianca che espongano la squadra a pericoli.
Ipotesi sull'Italia di Pirlo
Osservando gli uomini a disposizione del nuovo ct azzurro, si può ipotizzare che continui a livello di sistema di gioco a basarsi su una difesa a tre uomini, alternando il centrocampo a cinque con quello 4+2 e una sola punta. 3-5-2 o 3-4-2-1, per garantirsi una costante copertura degli spazi e la possibilità di ribaltamenti rapidi. Il portiere, ça va sans dire, sarà Gianluigi Donnarumma. Nelle idee di gioco di Pirlo l'estremo difensore dovrebbe essere abilissimo con i piedi e saper comportarsi da copertura costante contribuendo alla manovra, caratteristiche che non rispecchiano proprio il portiere del Manchester City, legato a una interpretazione del ruolo vecchio stampo e non sempre perfetto tecnicamente. Imprescindibile, anche per le caratteristiche su citate del difensore-regista, è Alessandro Bastoni. La sua qualità in palleggio è quasi impareggiabile, fondamentale in costruzione. Gli altri difensori, possibilmente più strutturati a livello di duello individuale, potrebbero essere Gianluca Mancini e Alessandro Buongiorno. In particolare il centrale del Napoli è quello che nel ventaglio di scelte garantisce il miglior connubio tecnica/marcatura. Il suo problema è legato esclusivamente a una difficoltà di continuità fisica, perché è spesso tormentato da infortuni vari. Se sano, è una certezza. A farne le spese potrebbe essere Riccardo Calafiori, di qualità elevatissima palla al piede ma "doppione" di Bastoni e in generale più abituato a un sistema a 4, quello in cui gioca anche all'Arsenal. Federico Dimarco è una certezza sulla sinistra, il suo mancino è troppo prezioso in rifinitura. Sulla fascia destra la questione è semplice: Marco Palestra dovrà prendere possesso della zona da titolare, con alle spalle l'altro astro nascente Michael Kayode reduce da una stellare stagione in Premier League. In mezzo, Tonali e Barella sono imprescindibili per qualità e quantità, ma l'Italia urge di un regista che detti i tempi e le geometrie: non potendo schierarsi da solo, Pirlo opterà probabilmente per Manuel Locatelli. In avanti, le soluzioni si ampiano: grande spazio dovrebbe avere Francesco Pio Esposito nel ruolo di punta centrale titolare. Il giovane centravanti dell'Inter sta procedendo spedito nel proprio percorso di crescita, è tempo di responsabilità da padrone del ruolo. Ad affiancarlo ci sarà un altro attaccante di maggiore creatività: difficile immaginare che Pirlo scelga di giocare con due punte di peso, e in questo senso si fa largo la possibilità di lanciare un giovane. Jeff Ekhator e Lorenzo Venturino sono due ottimi nomi, a cui si aggiunge prepotente Samuele Inacio: il giocatore del Borussia Dortmund è cerchiato in rosso nei desideri della nazionale brasiliana, ma desidera giocare con l'Italia e sarebbe criminoso farsi sfuggire un così limpido talento calcistico. Uno dei compiti di Pirlo sarà inserirlo rapidamente per impedire che altre federazioni si fiondino su di lui.
Rampa di lancio
La breve esperienza di Silvio Baldini sulla panchina azzurra è stata comunque fondamentale e vitale per far conoscere e portare in azzurro tantissimi giovani oltre a quelli già citati su: Honest Ahanor, dell'Atalanta, è una delle grandi promesse azzurre in difesa. Su di lui, e di solito è una garanzia, c'è addirittura il Real Madrid. Bartesaghi, Chiarodia, Favasuli, Reggiani e Mane sono le altre sensazioni in retroguardia, da sviluppare. Ndour, Pisilli e Dagasso sono in crescita imperiosa a centrocampo, i primi due hanno già molta esperienza in Serie A mentre il primo farà la sua conoscenza col massimo campionato nel 2026-27 vestendo la maglia del Venezia. In attacco, dopo una stagione così così, il Milan proverà a rilanciare il talento di Camarda, ma va tenuto in osservazione anche per duttilità tattica Luca Koleosho. Classe 2004, gira il calcio europeo da tempo, è il momento del salto di qualità. A Pirlo l'arduo compito di crescere i nuovi Azzurri, rivalorizzare quelli già presenti e ricostituire soprattutto un orgoglio mentale e un attaccamento alla maglia che hanno visto le proprie azioni crollare drammaticamente nell'ultimo decennio.