Sarà Spagna contro Argentina, ma anche Luis de la Fuente contro Lionel Scaloni: ct accomunati da un percorso diverso rispetto a quello fatto dalla maggior parte degli allenatori presenti al Mondiale, ma ricompensati dai risultati degli scorsi anni e dalla finale del Mondiale 2026 che si contenderanno domenica.
I fedelissimi delle federazioni
Allenatori di club o tecnici federali? Probabilmente non c'è una formula precisa, anche se i fatti, attualmente, danno ragione a chi ha scelto di puntare su un allenatore per farlo crescere all'interno della propria federazione calcistica. De la Fuente e Scaloni ne sono la prova: il primo, dopo aver vinto con la Spagna l'Europeo Under 19 e Under 21, si è consacrato anche con i big conquistando una Nations League e un Europeo; Scaloni, dopo una breve esperienza da assistente al Siviglia, si è ritagliato prima il ruolo di Vice e poi di commissario tecnico dell'Albiceleste, portando a casa due Coppe America e il Mondiale del 2022 in Qatar. Il tutto è reso ancor più romantico dal fatto che Scaloni, nel 2017, fu allievo proprio di de la Fuente nel corso Uefa Pro organizzato dalla Federcalcio spagnola a Las Rozas per la formazione di giovani allenatori. Chissà cosa penseranno domenica guardandosi negli occhi con una Coppa del Mondo in palio.
Il flop dei 'big'
I cosiddetti 'allenatori di club', invece, questo Mondiale lo hanno fallito: basti pensare a Tuchel, criticato in Inghilterra per l'approccio tattico adottato nel secondo tempo della semifinale contro l'Argentina, o ad Ancelotti, vincente con tutti i club più importanti al mondo ma spedito a casa dalla Norvegia agli ottavi di finale come ct del Brasile. E ancora Julian Nagelsmann, ex allenatore di Lipsia e Bayern Monaco, eliminato con la sua Germania ai sedicesimi di finale dal Paraguay.
Una tradizione anche italiana
Anche l'Italia, in passato, si è affidata a tecnici che hanno fatto percorsi simili a quelli di Scaloni e de la Fuente: pensiamo a Bearzot, partito dall'Under 23 e arrivato alla vittoria del Mondiale 1982, o a Cesare Maldini, prima vice dello stesso Bearzot e poi allenatore dell'Under 21 e della nazionale maggiore. Dal post Sacchi la tendenza è sempre stata quella di affidarsi ad allenatori provenienti dai club, che, come nel caso di Lippi nel 2006 o di Mancini nel 2021, sono riusciti a portare alla nazionale delle soddisfazioni importanti, anche se la terza qualificazione mancata consecutivamente ai Mondiali potrebbe portare a riflessioni diverse...