I titolari

Undici partite, undici formazioni diverse: Milan, qual è la tua vera forma?

Tra infortuni (alcuni gravi) ed esperimenti (difesa a 4), Ruben Amorim non ha mai schierato gli stessi titolari in stagione. E sabato arriva l'Inter a San Siro

27 Ott 2026 - 13:34
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Mai gli stessi undici in campo. Nemmeno per due partite di fila. Nemmeno in stagione, nel complesso. Il Milan ha disputato fin qui undici partite tra Serie A ed Europa League. In nessuna di queste Ruben Amorim ha schierato, o meglio ha avuto la possibilità di schierare, la medesima squadra. E i motivi sono due: gli infortuni, tanti, troppi; gli esperimenti sul rettangolo verde, dal modulo alla collocazione di alcuni imprescindibili. Sabato c'è l'Inter a San Siro, ma prima arriva il Bologna mercoledì. I rossoneri sperano ancora di recuperare alcuni indisponibili. Adrien Rabiot, Mario Gila, Diego Moreira e Pietro Terracciano. Per Matteo Gabbia e Alexis Saelemaekers il 2026 è finito, mentre Samuel Chukwueze dovrebbe rivedersi dopo la sosta di novembre.

Se c'è costante nel nuovo Diavolo targato Gerry Cardinale è quindi l'uso massiccio di tutti i componenti della rosa. Una rosa che, al netto della trasformazione avvenuta in estate, ha già trovato i suoi cardini. Rabiot è imprescindibile ed è diventato ormai il leader dello spogliatoio. Luka Modric è il faro a centrocampo. Tutto il gioco passa dai suoi piedi. Per lui non conta l'età, e lo sta dimostrando ogni volta che mette piede in campo. In attacco Gonçalo Ramos è il punto di riferimento. Fa salire la squadra, riceve sulla trequarti ed è sempre un pericolo nell'area di rigore avversaria. Mike Maignan è il capitano e Gila il miglior acquisto che Amorim potesse mai desiderare. Lucidità, esperienza e quella sensazione di sicurezza in ogni zona del prato.

I "Fab Five" sono dunque la spina dorsale rossonera. Tuttavia, il Milan è anche Christian Pulisic e Diego Moreira. Il primo ha spesso tolto dai guai la banda rossonera con reti di importanza vitali. Il secondo è la duttilità fatta a giocatore: esterno d'attacco o di centrocampo, a destra o a sinistra. Il tecnico portoghese lo ha messo un pò ovunque. Ma ora bisogna capire dove giocherà da qui ai prossimi mesi. La linea difensiva, a prescindere dal modulo (3-4-2-1, 4-3-3 o 4-4-2), sembra già scritta. Strahinja Pavlović e Kevin De Winter completano il pacchetto arretrato assieme a uno straripante Davide Bartesaghi contro l'Udinese. L'unico dubbio riguarda la posizione di Rabiot. Perché da trequartista a centrocampista centrale cambia tanto, se non tutto.

In realtà ci sarebbe anche uno Yunus Musah in grande spolvero, protagonista di un inizio di campionato da non sottovalutare. In caso di Milan a trazione offensiva, è logico pensare che l'americano, però, scivolerebbe dritto in panchina, con la presenza di Alphadjo Cisse in coppia con Capitan America. Di conseguenza, Rabiot abbasserebbe così il suo raggio d'azione di qualche metro. Altrimenti i rossoneri possono stare più coperti con Musah al posto del classe 2006. È praticamente impossibile pronosticare quale Milan vedremo dalla gara col Bologna in poi. Al di là del turnover, stanno uscendo fuori finalmente le vere sembianze della creatura di Amorim, che ora non può fare altro che sperare in un'infermeria sempre più vuota.