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Sopravvissuto, laureato e un po' psicologo: chi è Glasner, il "nuovo" candidato per il Milan

Nel 2011 dovette smettere di giocare nel Ried per un'ematoma al cervello, ma da allenatore ha dimostrato di poter guidare una grande squadra

di Enzo Palladini
30 Mag 2026 - 15:32
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Ha appena alzato al cielo il trofeo della Conference League, vinta alla guida del Crystal Palace al termine di un ciclo straordinario, tre Coppe in un anno. Il primo trionfo europeo arriva dopo la FA Cup della passata stagione e la Charity Shield della scorsa estate. La sera della finale, Oliver Glasner sapeva già che sarebbe stata la sua ultima panchina con il club londinese. Già a gennaio, dopo che il club aveva venduto un paio di giocatori importanti, l'allenatore austriaco aveva comunicato che non sarebbe rimasto. Non aveva offerte in mano, semplicemente era un po' stufo di dover cambiare la squadra in corsa. La tifoseria non ha avuto nulla da contestare a "Oli", come lo chiamano confidenzialmente. Se l'è presa con il club, che ha lasciato scappare un personaggio così carismatico

Ma che allenatore è esattamente Oliver Glasner? Per andare al di là dei sentito dire e dei profili copia e incolla che girano online, l'abbiamo chiesto ad Antonio Marchese, un giovane giornalista e scrittore italiano che ha vissuto lungamente a Londra e che per inciso è tifosissimo del Crystal Palace. "Glasner è un allenatore che lavora molto sulla testa dei giocatori. Faccio due esempi. Il giapponese Kamada, ex Lazio, aveva vinto l'Europa League con lui, giocando nell'Eintracht Francoforte. Glasner l'ha voluto assolutamente al Palace ed è riuscito a farlo diventare un eccellente regista. E poi Mateta. A gennaio sembrava già fatto il suo passaggio prima alla Juve e poi al Milan, poi è saltato tutto e Glasner ha avuto la pazienza di aspettarlo fino a ricevere in cambio il gol che ha deciso la finale di Conference. Glasner è un allenatore che difficilmente cambia modulo, non transige sul tridente offensivo. Il Palace ha sempre giocato meglio quando si difeso basso, le ripartenze sono letali, forse le migliori della Premier League. Fa più fatica quando ha il possesso palla dalla sua parte. Però ha la personalità per dirigere una grande squadra". 

Eppure, quando è stato assunto al Palace nel 2024, Glasner è stato accolto in maniera molto fredda dalla tifoseria. Un po' perché aveva preso il posto di un vecchio mito come Roy Hodgson (nato tra l'altro a Croydon, vicinissimo allo stadio del Palace), un po' perché tutti erano ancora innamorati di Patrick Vieira, fatto di gran possesso palla e di passaggi veloci rasoterra. Però poi i risultati hanno dato ragione all'allenatore austriaco, che ha alzato coppe mai nemmeno sognate in 120 anni di storia. 

Contrariamente a quanto riportato da alcune fonti, Glasner non è nato a Salisburgo ma a Scharding, un grazioso paesino di circa cinquemila abitanti nell'Alta Austria. Un posto tranquillo ma anche un po' noioso, se ci si pensa. Quando iniziò sul serio a fare il calciatore,  a 19 anni nel 1993, Glasner non cambiò certo stile di vita perché andò a giocare nell'SV Ried di Ried Im Innkreis, diecimila abitanti, prima in seconda divisione poi in Serie A. Proprio con il Ried si è sviluppata tutta la sua carriera da difensore (tranne un breve prestito al Lask Linz), conclusasi anzitempo nel 2011. Un incidente, apparentemente banale, uno scontro con un compagno di squadra in allenamento. Un taglio e una leggera commozione cerebrale. Ma qualche giorno dopo, un terrificante dolore di testa lo costrinse ad andare in ospedale per ulteriori approfondimenti. Verdetto tremendo: ematoma subdurale al cervello. Il medico fu sincero con la moglie: "Abbiamo il cinquanta per cento di possibilità che sopravviva". Venne operato d'urgenza, l'intervento riuscì perfettamente. Sano e salvo. 

Obbligato a lasciare il calcio giocato, Glasner si iscrisse all'università e conseguì um master in Business Administration. Poi entrò nella galassia Red Bull, ottenendo un ruolo di assistente alla direzione del Salisburgo proprio grazie alla sua laurea. Proprio qui venne costruito il rapporto di stima e fiducia con Ralf Rangnick, che adesso l'ha indicato come nuovo allenatore del Milan se dovesse andare in porto la trattativa per farlo diventare direttore tecnico del club rossonero. Nel Salisburgo, Glasner tornò sul campo come vice allenatore e nel 2014 rifiutò la panchina del Bayer Leverkusen per tornare ad allenare il suo Ried. Dal 2015 al 2019 sedette sulla panchina del Lask Linz sfiorando anche il titolo nazionale. Da lì in poi un continuo crescendo: prima il Wolfsburg con la qualificazione alla Champions, poi l'Eintracht Francoforte pilotato alla conquista dell'Europa League. Il 19 febbraio del 2024 la firma per il Crystal Palace, con i tre trofei che abbiamo raccontato. "Il filosofo austriaco - racconta ancora Marchese - saluta il Palace con il solito garbo, senza irriverenza o show che alimentano i curiosi nei social media. Glasner svuota l'armadietto tra sorrisi sinceri e un pizzico di nostalgia. Glasna, come lo chiamavano a Selhurst Park, sarà per sempre ricordato come un uomo riservato, un allenatore geniale e una persona per bene".

Di sè stesso dà una definizione molto originale: "Io cerco sempre di essere me stesso, perché la cosa più importante nel calcio è essere autentici. I giocatori hanno un fiuto finissimo e si accorgerebbero subito se cercassi di presentarmi come qualcuno che non sono". Se la prossima tappa che lo attende è davvero il Milan, dovrà essere il sé stesso migliore che si sia mai visto. Il compito non è semplice. Affascinante invece lo è, eccome.