Il Milan e la soluzione Leonardo: ecco cosa succede se Gattuso non svolta
Il dirigente rossonero è il candidato vero alla panchina rossonera, con Maldini più coinvolto sul mercato
Da anni si sentono espressioni tipo "carta bianca sul mercato all'allenatore" oppure "Tizio sarà un manager all'inglese". Finora però il calcio italiano non ha ancora messo in atto questa piccola ma significativa rivoluzione. Leonardo può essere il primo esempio di questa nuova figura. Se non dovesse svoltare la stagione di Gattuso, se anche nell'ultima partita dell'anno solare contro la Spal non arrivasse quel salto di qualità che tanto viene evocato da mesi e mesi, la candidatura numero uno per la sostituzione, al di là di nomi suggestivi o fantasiosi, è proprio quella dell'attuale direttore generale dell'area tecnico-sportiva rossonera. Sembra quasi che questo cambio di mansioni fosse nel suo destino. In tanti si sono chiesti quale fosse la necessità di avere due personaggi come lui e Maldini all'interno dello stesso settore societario. La spiegazione può essere proprio questa. L'impressione è che la proprietà stia spingendo in questa direzione, senza andarsi a impegnare con un altro allenatore da subito. Il passaggio di Leo dalla scrivania alla panchina potrebbe significare un maggiore coinvolgimento di Paolo Maldini sul mercato, a stretto contatto con l'allenatore, dando così tempo alla società di riflettere per qualche mese sul nome di un allenatore top da ingaggiare con un contratto pluriennale e un progetto a lunga scadenza.
Leonardo ha fatto l'allenatore per un totale di due stagioni scarse. Vera e propria invenzione di Adriano Galliani, nel 2009 venne nominato successore di Carlo Ancelotti sulla panchina rossonera. Piaceva molto alla gente, predicava empatia e nel corso di quella stagione alla guida del Milan ottenne anche qualche buon risultato: quarto posto e qualificazione alla Champions League ma anche una bellissima vittoria al Bernabeu contro il Real Madrid. Il suo calcio si ispira al grande allenatore brasiliano Telè Santana, lo schema era stato ribattezzato da Galliani "quattro, due e fantasia". Leonardo alla fine della stagione venne ringraziato e salutato per far posto a Max Allegri che vinse subito lo scudetto. Nel frattempo Leo era rimasto a Milano, sicuro di poter rientrare presto nel calcio che conta, occasione che gli venne offerta da Moratti dopo il licenziamento di Rafa Benitez fresco di Mondiale per club vinto. Mezza stagione all'Inter con alti e bassi, una Coppa Italia vinta ma anche un campionato che poteva finire meglio se non fosse arrivata una disfatta nel derby, un'impresa in Champions League a Monaco contro il Bayern ma anche un crollo clamoroso a San Siro contro lo Schalke 04. A fine stagione, Leonardo fece capire a Moratti che voleva intraprendere la carriera da dirigente e il presidente decise di liberarlo senza grandi discussioni. Scelta di vita, scrivania e non panchina. Sembrava definitiva ma nel 2017 c'è stata una nuova breve parentesi con l'Antalyaspor in Turchia. Il 25 luglio di quest'anno l'ufficialità del ritorno al Milan, il 3 dicembre scorso ha passato gli esami da direttore sportivo. Meno di un mese dopo potrebbe ridare una svolta alla sua vita, almeno momentanea, tornando a lavorare in tuta sul campo tutti i giorni.
Chi conosce bene Leonardo fa capire che allenare non è esattamente la sua aspirazione numero uno, ma il rapporto che ha stabilito con il nuovo gruppo dirigente del club lo può convincere ad accettare questo ruolo ibrido, che non metterebbe assolutamente a rischio il suo futuro all'interno del club. In questa fase l'unica alternativa sul tavolo della dirigenza è Roberto Donadoni, che è pronto a liberarsi da un contratto in essere con il Bologna fino alla fine della stagione. Ma anche per lui, come per quasi tutti gli allenatori che potrebbero avere un senso nel momento storico rossonero, sarebbe difficile raggiungere un accordo contrattuale per pochi mesi. Leonardo potrebbe fare l'allenatore-manager almeno per capire l'effetto che fa. Ovviamente spera di no, ma dipende da Gattuso e soprattutto dalla squadra.