SERIE A

Lazio, flop abbonamenti senza precedenti: solo 1600 rinnovi

La protesta dei tifosi contro Lotito prosegue e l’Olimpico resta vuoto, il 23 luglio apre la vendita libera

18 Lug 2026 - 15:47
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Il fantasma di uno stadio deserto per la stagione 2026/27 è ormai uno scenario concreto per la Lazio. Quella che si sta consumando in questi giorni all'ombra del Colosseo ha tutta l'aria di essere la cronaca di un flop annunciato: la campagna abbonamenti biancoceleste sta registrando numeri drammatici, specchio fedele di una contestazione totale e radicata da parte della tifoseria contro la gestione di Claudio Lotito.

L'input lanciato dai gruppi organizzati di Curva Nord e Tribuna Tevere è stato recepito alla lettera. Sebbene la società abbia deciso di secretare i dati ufficiali fino al 22 luglio — preferendo attendere la fine della fase di prelazione prima di aprire la vendita libera — le indiscrezioni giornalistiche, confermate da Il Tempo, parlano di appena 1.600 tessere sottoscritte. Un abisso se paragonato ai 29.916 abbonati dello scorso anno o al record di oltre 30mila della stagione 2023/24.

Il dato reale, paradossalmente, potrebbe essere persino peggiore sul piano visivo: molti dei tifosi che stanno rinnovando il pass in questi giorni di seconda fase (attiva fino al 21 luglio) ammettono di farlo solo per non perdere il diritto sul proprio seggiolino, con la ferma intenzione di lasciare comunque il posto vuoto durante le partite. L'obiettivo minimo della dirigenza è ora quello di non fare peggio delle 6.000 tessere del 2016 (l'anno del traumatico dietrofront di Bielsa), ma persino quella cifra oggi sembra un miraggio.

L'effetto domino

 Le ripercussioni del boicottaggio non sono solo d'immagine, ma soprattutto economiche. La società è corsa ai ripari cercando di blindare gli sponsor commerciali: a Formello sono andati in scena incontri serrati alla presenza del tecnico Rino Gattuso e dell'intera squadra per rassicurare i partner commerciali, nonostante da parte del club non si vedano all'orizzonte mosse concrete per ricucire lo strappo con la piazza.

Il contrasto tra la depressione romana e l'entusiasmo oltremanica è stridente. A Londra, sponda West Ham — club storicamente gemellato con la Lazio e in cui milita l'ex biancoceleste Taty Castellanos —, i tifosi stanno vivendo una realtà capovolta. Nonostante la retrocessione in Championship a maggio, le dimissioni a giugno dell'odiato presidente hanno fatto esplodere la febbre da abbonamento, che ha già sfondato quota 50.000 tessere. Una rinascita figlia del cambio di proprietà che i tifosi laziali sognano da tempo per la propria squadra.

Il fronte Reggina

 A gettare ulteriore benzina sul fuoco del malcontento è l'agenda politica e sportiva dello stesso Claudio Lotito. Il patron biancoceleste ha persino declinato il prestigioso invito del presidente della Fifa Gianni Infantino ad assistere alla finale del Mondiale pur di essere presente a Reggio Calabria.

Allo stadio Granillo, al fianco del sindaco Cannizzaro, prenderà ufficialmente il via l'era della nuova Reggina targata Lotito. Una scelta che la tifoseria capitolina ha accolto con estrema freddezza e preoccupazione. Nella memoria del popolo laziale è infatti ancora vivo il fantasma della multiproprietà con la Salernitana: un'esperienza in cui i benefici economici sembravano viaggiare a senso unico, penalizzando la Lazio in una sorta di "sinergia a perdere". Il timore, oggi, è che la storia possa ripetersi identica in riva allo Stretto, mentre l'Olimpico si avvia a diventare un teatro vuoto.

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