L'Inter al primo giro di boa: Perisic la certezza, Nainggolan il leader. Ma a Spalletti manca ancora Icardi

Dopo le prime tre giornate, arrivati alla sosta per le Nazionali, ecco cosa va e cosa non va tra i nerazzurri

03 Set 2018 - 14:52
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Tre partite: una sconfitta, un pareggio, una vittoria. Quattro punti in classifica, cinque gol fatti (tutti da dentro l'area), tre subiti. Quattro uomini a rete (due gol Perisic, uno a testa per De Vrij, Nainggolan e Candreva), 30 tiri verso la porta avversaria, 11 nello specchio, una percentuale realizzativa del 16 percento. Questi i numeri dell'Inter al termine del primo micro-ciclo: ora la sosta, poi la ripresa che significherà anche il ritorno in Champions. Tempo dunque di un primo (sommario e interlocutorio) bilancio.

1 - La rosa a disposizione di Spalletti è ampia, garantisce ricambi di qualità e offre al tecnico più soluzioni tattiche. Il tasso tecnico rispetto al passato si è elevato. Dei nuovi arrivati, Politano è quello che meglio si è integrato: titolare fisso, ha garantito più dribbling e imprevedibilità in avanti. Bene anche Asamoah. Nainggolan, rientrato a Bologna, ha confermato di essere fondamentale e decisivo, anche come carisma e capacità di leadership.

2 - Perisic è il top player che lega il recente passato al progetto attuale. Il grande Mondiale disputato lo ha galvanizzato e responsabilizzato ancor più: anche in fase realizzativa ha avuto una partenza superlativa. Se il fisico lo sostiene è capace di spaccare le partite.

3 - La quantità di esterni avanzati e la presenza di Keita (e in prospettiva di Lautaro) possono permettere di superare la Icardi-dipendenza non solo in fase realizzativa ma anche dal punto di vista tattico, superando un limite che l'Inter porta con sé da diverse annate. La partita di Bologna ne è una riprova.

4 - L'Inter è molto muscolare: il maggior minutaggio sommato alle settimane di lavoro in più hanno confermato una crescita della condizione atletica che ha impattato inevitabilmente e positivamente sul gioco di squadra. Quando gioca con intensità, l'Inter può far male a chiunque.

5 - Maggior presenza di uomini nella metacampo avversaria e in zona gol, non solo gli attaccanti insomma. E maggior quantità di giocatori capaci di andare in gol. A parte Nainggolan, basti pensare a De Vrij, pericoloso con il Sassuolo e in rete col Torino.

6 - Il ritorno al gol di Candreva, giocatore esperto, intelligente e duttile è un bel segnale: uno come lui non può essere accantonato. La rete a Bologna è stata una preziosisisma iniezione di autostima e fiducia.

1 - Il risvolto della medaglia: la rosa più ampia e le maggiori soluzioni tattiche impongono però anche delle scelte. Non sempre facili. Un modulo base serve, la duttilità è importante ma avere certezze dietro cui trincerarsi nei momenti di difficoltà lo è ancor di più. Anche per gli interpreti in campo vale lo stesso discorso. A tratti Spalletti (specie nella gestione dei cambi) è apparso un poco confuso.

2 -  La fluidità di gioco manca ancora. L'Inter - si è detto - è squadra muscolare, queste prime tre giornate hanno però mostrato una pericolosa carenza di qualità in mezzo al campo. Brozovic soffre la mancanza di un compagno che gli consenta l'appoggio e l'alleggerimento, meglio in ogni caso con Gagliardini che non con Vecino. Il rientro di Nainggolan ha permesso comunque di colmare il buco che si creava tra lui e la prima punta. Manca però numericamente un giocatore alla Rafinha, tanto per intenderci.

3 - La difesa appare ancora un cantiere aperto. O meglio, tutta la fase difensiva. L'intesa tra Skriniar e De Vrij è però da affinare, con due colossi del genere stupisce vedere occasioni come quelle concesse al Bologna sabato pomeriggio. Così come quelle costate il pari col Torino.

4 - Bocciatura netta per Dalbert: Spalletti ha scommesso su di lui ma finora il risultato è stato totalmente negativo.

5 - Tra i nuovi acquisti giudizio sospeso per Vrsaljko, ancora troppo indietro di condizione. Lautaro, invece, deve confermare quanto di buono fatto in precampionato: complici gli acciacchi muscolari avuti, non gli è stato possibile farlo.

6 - Gli infortuni: Nainggolan prima, poi Asamoah e poi ancora Skriniar, Lautaro e Icardi. Noie muscolari che suonano, a settembre, come un piccolo campanello d'allarme.

7 - Testa, personalità, rabbia: la partita col Sassuolo e il secondo tempo col Torino hanno messo in evidenza limiti caratteriali. Meglio con il Bologna: non a caso la prima partita con Nainggolan in campo.

Fatti i debiti scongiuri per i tanti giocatori impegnati con le Nazionali (tra questi anche Lautaro e Icardi comunque convocati dall'Argentina), la ripresa tra campionato e Champions metterà alla prova la squadra di Spalletti dal punto di vista atletico e mentale. La crescita della condizione fisica dovrebbe/potrebbe accrescere la pericolosità di un collettivo che deve puntare sull'intensità, sul ritmo, sulla forza. In vista delle sfide con Tottenham e Barcellona, il tecnico nerazzurro dovrà però lavorare anche sulla testa dei suoi per evitare i cali già visti nei momenti di difficoltà: l'Inter deve insomma crescere in fatto di personalità e auto-convinzione e affidarsi al carisma di Nainggolan e all'esperienza di Perisic. Detto questo, c'è da attendersi anche il ritorno al gol di Icardi, finora assente sul tabellino marcatori, sicuramente beneficiato dalla presenza di Nainggolan: l'apporto di Maurito in fase realizzativa (l'anno scorso in campionato 29 gol sui 66 totali dell'Inter, vale a dire il 44 percento) deve però sposarsi con una sua maggior presenza in partita, non solo dentro l'area avversaria.