addio mazzola

Sandro Mazzola, a Milano l'ultimo toccante saluto: "I milanesi dicono grazie"

Milano si è stretta intorno alla leggenda nerazzurra, scomparsa a 83 anni

21 Set 2026 - 18:03
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Nella Basilica di Sant'Ambrogio, Milano ha dato l'ultimo toccante saluto a Sandro Mazzola, in una giornata di lutto cittadino e bandiere a mezz'asta. La scomparsa di Sandrino, avvenuta all'età di 83 anni dopo una lunga malattia, ha mosso un'ondata di profonda commozione che ha superato ogni tifo (nonostante il brutto episodio prima di Juventus-Atalanta). Anche il comune di Vedano al Lambro, residenza della leggenda nerazzurra, ha proclamato il lutto per rendere omaggio al suo illustre cittadino.


Applausi scroscianti all'uscita del feretro di Sandro Mazzola dalla basilica di Sant'Ambrogio, a Milano, al termine dei funerali della leggenda nerazzurra scomparsa all'età di 83 anni. "Uno di noi, Sandro uno di noi", il coro intonato da centinaia di tifosi che sono rimasti all'esterno della chiesa durante tutta la cerimonia funebre. L'omaggio più sentito e toccante da parte dei tifosi nerazzurri è stato quando hanno recitato a gran voce la formazione-filastrocca della leggendaria Grande Inter di Helenio Herrera: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Al nome di Mazzola un altro grande applauso del popolo nerazzurro, per l'ultimo saluto alla leggenda del club.


I funerali di Sandro Mazzola si chiudono con il feretro che lascia la Basilica di Sant'Ambrogio tra gli applausi dei tifosi e la commozione di parenti, amici e tanti volti noti del mondo del calcio, compresi gli attuali dirigenti dell'Inter come il presidente Beppe Marotta e il vicepresidente Javier Zanetti. L'ultimo saluto alla leggenda si chiude qui, con un momento davvero emozionante, tra gli striscioni e le bandiere nerazzurre. 


"Ciao Sandro, grazie per l'eredità che ci lasci per il ricordo del tuo stile, della determinazione e caparbietà. Grazie per i gol bellissimi che ci hanno fatto gioire. Raggiungi i campioni della Grande Inter del cui prestigio godiamo ancora adesso. Troverai la pace dopo una vita tanto intensa e noi non ti scorderemo mai. Un bacio Massimo Moratti": è il pensiero dell'ex presidente dell'Inter Massimo Moratti letto da monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica di Sant'Ambrogio, al termine dei funerali di Sandro Mazzola.


Sandro Mazzola "è diventato un campione di umanità che lo ha reso amabile e apprezzato da tutti". Così monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica di Sant'Ambrogio, durante l'omelia dei funerali della bandiera dell'Inter Sandro Mazzola. "Questo è il santuario di sant'Ambrogio e dei milanesi. Qui i milanesi ritrovano le radici religiose e civili. Milano e i milanesi dicono grazie a lui che ha dato prestigio alla città. È l'occasione per dire grazie e riconoscersi in un uomo e nei suoi valori", ha aggiunto. "Non è solo un grande gesto di amore e solidarietà ma anche un gesto di fede. In un'intervista ha raccontato di un incontro con Padre Pio insieme ad Armando Picchi, un racconto di freschezza e straordinarietà. Da quel momento Mazzola ha iniziato a pregare in ginocchio, una fede fresca e genuina", ha ricordato ancora il monsignore nel ripercorre la vita di Mazzola dall'"infanzia rattristata dalla perdita del padre, i primi calci qui vicino poi il rapporto fortissimo con l'Inter che per lui e stata come una mamma". "È diventato un campione, i trofei e la staffetta con Rivera...con una umanità che lo ha reso amabile e apprezzato da tutti. Ha avuto un fortissimo attaccamento alla famiglia che ha dato un grande equilibrio a Sandro - ha concluso - per affrontare la stagione difficilissima della malattia in modo sereno. Oggi giunti al fischio finale consegnamo Sandro all'abbraccio del Signore".


"Questo è il santuario di sant'Ambrogio e dei milanesi. Qui i milanesi ritrovano le radici religiose e civili. Milano e i milanesi dicono grazie a lui che ha dato prestigio alla città. È l'occasione per dire grazie e riconoscersi in un uomo e nei suoi valori": così monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica di Sant'Ambrogio, nell'omelia dei funerali della bandiera dell'Inter Sandro Mazzola. "Non è solo un grande gesto di amore e solidarietà, ma anche un gesto di fede. In un'intervista ha raccontato di un incontro con Padre Pio insieme a Picchi, un racconto di freschezza e straordinarietà. Da quel momento Mazzola ha iniziato a pregare in ginocchio, una fede fresca e genuina", ricorda il monsignor che ripercorre la vita di Mazzola dall "infanzia rattristata dalla perdita del padre, i primi calci qui vicino, poi il rapporto fortissimo con l'Inter che per lui è stata come una mamma. È diventato un campione, i trofei e la staffetta con Rivera. La sua umanità che lo ha reso amabile e apprezzato da tutti. Ha avuto un fortissimo attaccamento alla famiglia che ha dato un grande equilibrio a Sandro con cui ha affrontato la stagione difficilissima della malattia in modo sereno. Oggi giunti al fischio finale consegnamo Sandro all'abbraccio del Signore".


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© ansa  | Funerale Mazzola
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Poco prima del feretro sono arrivati anche il vicepresidente dell'Inter Javier Zanetti con la moglie, il presidente della Figc Giovanni Malagò con il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, il presidente del Milan Paolo Scaroni con Daniele Massaro, il presidente del Torino Urbano Cairo, l'ad della Juve Giovanni Carnevali con il ds Riky Massara.


"Ricordo quando ero al mare, avevo dieci anni, per Italia-Germania 4-3, un piccolo televisore, ci siamo innamorati di quell'Italia e del calcio. Grazie Sandro". Cosi il presidente della Figc, Giovanni Malagò, arrivando alla Basilica di Sant'Ambrogio per i funerali di Sandro Mazzola, ricorda il campione scomparso. 


La delegazione della Juventus, composta dall'ad Giovanni Carnevali e il ds Riky Massara, è stata accolta dagli applausi all'arrivo alla basilica di Sant'Ambrogio, a Milano, per i funerali di Sandro Mazzola. Un gesto di sportività all'indomani del gesto di parte della curva juventina che si era voltato durante il minuto di raccoglimento prima di Juventus-Atalanta. Il club bianconero ieri sera si era dissociato dal gesto di parte dei suoi tifosi.


Sono diverse le centinaia di tifosi dell'Inter riuniti davanti alla basilica di Sant'Ambrogio a Milano per l'ultimo saluto alla leggenda nerazzurra Sandro Mazzola, scomparso sabato all'età di 83 anni. Presenti anche tanti ex calciatori nerazzurri: tra questi Aristide Guarneri, campione d'Europa con l'Italia nel 1968 e due volte vincitore della Coppa dei Campioni con Mazzola, gli ex capitani Giuseppe Bergomi e Javier Zanetti (attuale vicepresidente), Francesco Toldo, Ivan Ramiro Cordoba, Esteban Cambiasso e Gianfelice Facchetti figlio di Giacinto. 


Un lungo applauso ha accolto, alle 14.48, l'arrivo del feretro di Sandro Mazzola alla Basilica di Sant'Ambrogio. Intonato dai tifosi nerazzurri il coro: "Mazzola uno di noi".


"Mi ha fatto veramente piacere sentire questi applausi seppur in una giornata così triste. Mi ricordo di Rivera e Mazzola insieme, già guardavo il calcio all'epoca": è il ricordo del presidente del Milan Paolo Scaroni all'ingresso della Basilica di Sant'Ambrogio per i funerali di Sandro Mazzola, bandiera dell'Inter. I tifosi presenti nel piazzale antistante la basilica hanno applaudito il presidente rossonero, come accaduto con Marotta ai funerali di Baresi un mese e mezzo fa.


"Mazzola era una persona che non divideva, dobbiamo portare rispetto per i valori che dimostrava". Così l'ex capitano dell'Inter Beppe Bergomi prima dell'inizio dei funerali della leggenda nerazzurra a Santi'Ambrogio. "Tanti sono diventati interisti per Sandro Mazzola. Ho tanti bei ricordi di Sandro, lui diceva che il nerazzurro ti entra dentro ed è vero. Valori che sono unici, lo ricorderò sempre per questo e perché ha creduto in me. Mi ha seguito in tutta la carriera, fino alla fine". Sul mancato rispetto del minuto di silenzio da parte della curva Juve: "Io sono un allenatore di settore giovanile, noi dobbiamo essere un esempio. Quel messaggio ieri sera andava dato, perché mi sembrava giusto e perché ce l'avevo dentro e lo volevo tirare fuori. Per fortuna è solo una minoranza, ma tutto il mondo ha riconosciuto la grandezza di un uomo come Sandro Mazzola".


"Il tuo nome resta tra le pagine della nostra storia. Il tuo ricordo nel cuore della nostra Curva. Ciao Sandro": gli ultras dell'Inter, nel piazzale antistante la Basilica di Sant'Ambrogio di Milano, salutano così con uno striscione Sandro Mazzola nel giorno del suo funerale. Presenti centinaia di tifosi che hanno voluto ricordare la bandiera dell'Inter scomparsa sabato a 83 anni. Tanti gli ex nerazzurri, tra cui Aristide Guarneri, campione d'Europa con l'Italia nel 1968 e due volte vincitore della Coppa dei Campioni con Mazzola, e poi Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo e Ivan Ramiro Cordoba, Esteban Cambiasso. Anche Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, ha fatto il suo ingresso in basilica, poco prima del presidente dell'Inter Giuseppe Marotta.


"Mazzola è una leggenda dell'Inter che se ne va, se ne va un personaggio che ha generato emozioni non solo nel mondo interista. Abbiamo un dovere principale che è quello di preservarne la memoria e i valori che questa memoria contiene e che dobbiamo obbligatoriamente trasmettere ai nostri giovani, non solo delle giovanili, ma a tutti coloro i quali poi diventeranno gli uomini di domani". Il presidente dell'Inter Beppe Marotta ha ricordato così la leggenda dell'Inter scomparsa a 83 anni prima di entrare nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano per i funerali. "In Mazzola si trovano tanti elementi che possono caratterizzare la crescita delle persone, la qualità, la cultura del lavoro e il senso di appartenenza, che è un viatico importante per il mondo giovanile".


"Volevo unirmi al cordoglio di tutta l'Italia sportiva per la scomparsa di un mito come Sandro Mazzola". Così Roberto Mancini, oggi al centro tecnico federale di Coverciano a Firenze, dove il ct inizia la sua seconda avventura sulla panchina azzurra preparando i quattro impegni di Nations League, il 25 a Roma con il Belgio, poi il 28 a Bursa contro la Turchia, il 2 ottobre a Parigi contro la Francia, chiusura il 5 a Bologna per il ritorno con i turchi.


Per volontà della famiglia Mazzola, non sarà consentito l'accesso di telecamere e macchine fotografiche all'interno della Basilica di Sant'Ambrogio. Viene anche fatto divieto di uso dello smartphone per fare foto/video. 


Il gesto di una parte dei tifosi della Juventus, che durante il minuto di silenzio in memoria di Sandro Mazzola si sono voltati di spalle e hanno intonato cori per Gaetano Scirea, Andrea Fortunato e Gianni Agnelli, potrebbe portare conseguenze sul piano sportivo. Il Codice di Giustizia Sportiva stabilisce punizioni per questa particolare casistica: si parte da una multa amministrativa che può toccare anche 50 mila euro fino alla chiusura dell'intero settore. Se venisse confermata questa seconda ipotesi, la Juventus giocherebbe il prossimo 18 ottobre in casa contro la Lazio senza la Curva Sud. Tra le ipotesi al vaglio del Giudice Sportivo c'è anche la possibilità di non lasciare il settore vuoto ma di destinare gli ingressi della curva alle famiglie o ai giovani delle scuole calcio locali. 


A poca distanza dall'addio a Franco Baresi, la città torna a riunirsi nel medesimo luogo di culto per celebrare un'altra icona immortale del calcio milanese e italiano. 


La capienza all'interno della Basilica di Sant'Ambroio sarà estremamente limitata, con la maggioranza dei sedili riservata alle delegazioni ufficiali e ai parenti. Presiederà la funzione monsignor Carlo Faccendini, abate di Sant'Ambrogio.


Alla cerimonia parteciperà una folta rappresentanza delle istituzioni civili, del mondo dello sport e dei club internazionali. L'Inter sarà guidata dal presidente Giuseppe Marotta, affiancato dalla presenza della famiglia dell'ex patron Massimo Moratti e da numerosi volti noti del pallone. All'esterno sono attesi tantissimi tifosi desiderosi di rendere omaggio al leggendario numero otto.


Sandro Mazzola è morto tra venerdì e sabato: icona indiscussa dell'Inter e protagonista indimenticabile di un'epoca d'oro dello sport azzurro, aveva 83 anni. 

Cresciuto sotto l'ombra dolorosa della tragedia di Superga nella quale perse il padre Valentino, leggendario capitano del Grande Torino, Mazzola seppe costruire una carriera leggendaria da attaccante partendo proprio dal peso di un cognome monumentale.

A scovare le prime qualità del giovane talento originario di Cassano d'Adda fu Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro detto "Veleno". Il suo ingresso nella Primavera interista avvenne sotto la guida di Giuseppe Meazza, prima sponsorizzazione illustre che in seguito gli aprì le porte della prima squadra guidata da Helenio Herrera.

L'inizio della sua carriera resta legato a un episodio singolare della storia del nostro calcio, quando per protesta Angelo Moratti ordinò di schierare la formazione Ragazzi contro la Juventus: il 10 giugno 1961 finì 9-1 per i bianconeri ma l'allora diciottenne Mazzola firmò su rigore la sua prima rete in Serie A. Da quel momento il "Mago" Herrera lo inserì in pianta stabile tra i titolari, guidando la sua evoluzione da centravanti atipico a centrocampista offensivo dotato di eccellente tecnica e spiccata visione di gioco.

Nel corso della sua carriera all'Inter, durata fino al 1977 e conclusa con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan (quando, uscendo dal campo, citò a celebre citazione dantesca "Vuolsi così colà dove si puote") Mazzola collezionò 572 presenze e 162 reti complessive. Il suo palmarès con il club nerazzurro parla chiaro: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.

Il debutto in Nazionale arrivò il 12 maggio 1963 a San Siro nel 3-0 inflitto al Brasile di Pelé, siglato anche da una sua trasformazione dal dischetto. Dopo la cocente delusione dei Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord, il calciatore divenne il perno della ricostruzione voluta dal commissario tecnico Ferruccio Valcareggi.

Quel ciclo portò alla nascita della celebre "staffetta" con Gianni Rivera, rivale rossonero e spalla generazionale con cui condivise i successi e la popolarità dell'epoca. Insieme conquistarono lo storico Europeo del 1968 nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia e raggiunsero la finale dei Mondiali messicani del 1970, superando la Germania Ovest nella "Partita del Secolo" finita 4-3. Il suo percorso azzurro si chiuse dopo il Mondiale del 1974 con un bilancio di 70 gettoni e 22 gol.

Una volta appesi gli scarpini al chiodo, il legame con la società milanese proseguì in veste dirigenziale, in particolar modo da direttore sportivo chiamato da Massimo Moratti, parentesi intervallata dalle esperienze operative con Genoa e Torino. Tra i successi principali del suo operato dietro la scrivania spicca in particolare l'ingaggio di Ronaldo "Il Fenomeno" nell'estate del 1997, ancora oggi uno dei colpi ricordati con più emozione dei tifosi interisti.