Inter, svelata la nuova maglia per la stagione 2026/27
© Footy Headlines
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L'argentino e l'italiano in una lunga intervista hanno ripercorso la stagione che ha portato al 21esimo scudetto. Il capitano: "Dobbiamo ringraziare Chivu, ci ha ridato fiducia"
Se l'Inter di Chivu avesse una sua Costituzione, il primo articolo reciterebbe così: "L'Inter è una squadra di calcio fondata sull'attacco". I nerazzurri infatti hanno vinto il 21 scudetto della loro storia grazie soprattutto a una reparto offensivo super, il migliore della Serie A: 82 reti in 35 partite, ben 23 in più del secondo. E in questo il parco attaccanti nerazzurri ha inciso non poco: Lautaro Martinez, Marcus Thuram, Pio Esposito e Ange-Yoan Bonny.
Se la ThuLa c'era anche nella passata stagione, il cambio più radicale è avvenuto alle loro spalle: i giovani rampanti Pio e Bonny hanno dato un contributo importante alla loro prima stagione in una big. Soprattutto il bomber azzurro è stato il dodicesimo uomo di questa Inter: "Chivu non ti regala niente. Lo conosco da quando ero in under14, era il suo primo anno da allenatore in assoluto. Mi faceva già giocare, l'ho preso subito in simpatia ed è nato un bellissimo legame. L'ho ritrovato in primavera e da sotto età mi ha dato la fascia di capitano. La prima volta fu a Cagliari, segnai una tripletta. Abbiamo continuato a sentirci negli anni ed è stata una fortuna ritrovarci quest'anno. La sua presenza è stata decisiva, mi ha dato una fiducia incondizionata dal primo giorno al Mondiale per Club", racconta Pio in una lunga intervista rilasciata in esclusiva a Cronache di spogliatoio. Poi il classe 2005 parla dell'emozione provata quest'estate negli States: "Quando siamo volati in America mi sono sentito come in un film: ero lì, in hotel, col gruppo, lavoravo con loro... Con i campioni che guardavo in tv tutte le domeniche". Tra questi c'è sicuramente il capitano e il trascinatore di questa squadra, Lautaro Martinez: "I numeri parlano per lui e per noi ragazzi vederlo non accontentarsi mai in ogni allenamento è d'ispirazione. Con la Roma è rientrato dopo un periodo di stop abbastanza lungo e ha subito fatto la differenza".
"Cosa farei davanti a una ricca offerta di una big europea? Sono fedele al progetto Inter, qui mi sento a casa. La mia famiglia è felice, abbiamo un ristorante e amiamo Milano. Dal primo giorno in cui sono arrivato qui tutti mi hanno trattato e accolto in una maniera impensabile. Ho anche raggiunto traguardi personali e di squadra davvero importanti. Oggi non ho motivi per pensare a qualcosa che non sia l'Inter", così Lautaro Martinez si mette sempre di più al centro del mondo Inter. Il Toro, capitano, leader e trascinatore, nell'intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio giura fedeltà al nerazzurro.
L'argentino è tornato sul deludente finale della passata stagione e sul cambio in panchina: "L'anno scorso abbiamo sofferto tanto, senza raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Cristian ci ha portato un'aria nuova. Ha questa leadership che si vede anche da fuori. Ci ha ridato fiducia. Non ci ha tolto quello che tatticamente avevamo sviluppato negli ultimi anni con Inzaghi. Anzi, ha solo aggiunto un po' di sue idee a quello che già conoscevamo. Dobbiamo solo ringraziarlo. Lui va verso un calcio molto moderno. Ci fa riposare, concede giorni liberi. Oggi si gioca tanto e i giocatori devono essere tranquilli e riposati. Recuperare è importantissimo".
"La prima cosa che ho pensato di Pio? Giocava in Primavera ma veniva ad allenarsi con noi. Era sempre educato, chiedeva, ringraziava. Un ragazzo umile, che vuole imparare: anche ora è rimasto così. Non aveva paura e questa è la cosa più importante. Fa la differenza quando arrivi in prima squadra", così Lautaro ha parlato dell'impatto con il calcio dei grandi di Pio Esposito. Poi il Toro continua: "Cosa mi ha colpito di lui? L'atteggiamento che ha sempre avuto quando è entrato dalla panchina. Penso alle partite con il Pisa, con la Juventus, contro cui ha segnato un gol importante, contro il Lecce. Alla sua prima stagione ha dimostrato grande personalità, ci ha dato davvero una grande mano".
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