Il tecnico predica calma e spiega: "Miglioreremo, ma ci vorranno 3-4 mesi". Pesante attacco di Handanovic: "Tournée dannosa"
"Miglioreremo", il grido di speranza. "Ma ci vorranno 3-4 mesi", la postilla. Troppo brutta per essere vera, l'Inter scesa in campo al Bentegodi. Eppure gli indizi per un avvio difficoltoso c'erano tutti: un'estate travagliata, tante batoste, il cambio di allenatore, l'arrivo di un tecnico straniero e che parla solo inglese catapultato a Milano a meno di due settimane dal via. E di più: un allenatore abituato a lavorare ad una filosofia di gioco, a badare ad insegnare ai suoi a giocare, a gestire palla, ad attaccare all'improvviso. Tutti concetti che questa Inter non possiede. E che di certo non si possono trasmettere in 10 giorni e una manciata di allenamenti.
Certo, poi ci sono le scelte. De Boer, forse "spaventato" dal calcio italiano, ha stupito tutti: per affrontare il Chievo, rodato e abile a sfruttare il rombo, ha optato per un 3-5-2 di contiana memoria, come ha confessato a fine match: di cosa parliamo? Del fatto che De Boer ha mandato Candreva a fare tutta la fascia destra, come agli Europei, e ha scelto Eder, anziché Perisic. Perché? "Perché hanno giocato insieme con questo modulo in nazionale e sapevo cosa potevano dare". Una scelta un po' remissiva, condita dal fatto che per tutto il match l'olandese non ha azzardato nessun cambio di modulo. La coperta, per ora, è troppo corta.
Anche perché sull'Inter pesa, come un macigno, secondo il tecnico ma non solo, la condizione fisica. Ascoltando le parole di De Boer ma soprattutto di Handanovic si capisce che qualcosa non è andato. L'olandese l'ha detto più volte: "Fisicamente non siamo pronti, i giocatori non hanno i 90' nelle gambe, siamo indietro". Il portiere ha rincarato la dose: "Non diamo colpe agli allenatori, ma la tournée negli Stati Uniti non ha avuto una buona organizzazione: eravamo mezza squadra, avevamo pochissimo tempo per allenarci".
Migliorare a livello fisico, quindi, è la prima missione che si è dato De Boer. Le scelte degli uomini, poi, sembrano essere già cruciali. Ranocchia ha dato dimostrazione di non essere in grado di reggere il peso della maglia nerazzurra: un dato di fatto, che non aveva bisogno della prova col Chievo per essere certificato. Ma è anche l'unico difensore centrale nella rosa dell'Inter in alternativa a Miranda-Murillo: forse meglio avrebbe fatto, De Boer, una volta scelto il modulo a tre dietro, a impiegare Medel come difensore.
Dopo lo scoglio della condizione atletica, De Boer dovrà far vedere la sua mano, soprattutto nell'insegnamento di schemi offensivi: l'Inter non può permettersi partite nelle quali il proprio centravanti, Icardi, non ha effettuato nemmeno un tiro e non ha toccato nemmeno un pallone nell'area avversaria.
Però De Boer non deve snatuarsi: è stato preso, con un contratto di tre anni, in quanto dotato di un profilo europeo, possibile portatore di gioco e di una identità. Alla prima, invece, ha toppato, sacrificandosi all'italianissima ricerca del risultato e schierandosi nella maniera che più avrebbe messo in difficoltà il Chievo. La pazienza dei tifosi dell'Inter, ovviamente, non è illimitata: ma solo un matto potrebbe pretendere da De Boer risultati e bel gioco nelle condizioni nelle quali è stato chiamato.
Ma se l'Inter dovesse perdere partite provando a mettere in campo un piglio nuovo e differente, siamo certi che i tifosi sarebbero meno delusi e più accondiscenti rispetto ad una sconfitta maturata col 3-5-2, con un calcio men che propositivo e con i soliti, brutti, fantasmi del passato. Al di là del mercato e dei possibili rinforzi, il lavoro di costruzione di De Boer sarà lungo e per nulla agevole. Ma gli va dato tempo. Auguri.