VERSO INTER-NAPOLI

Chivu: "Allegri è un vincente, l'anno scorso mi ha battuto due volte ma la mia lezione l'ho imparata"

L'allenatore nerazzurro ha parlato alla vigilia della partitissima di San Siro contro la squadra di Max

04 Set 2026 - 16:52
SeguiLogo SportMediasetsuSeguici su
videovideo

Cristian Chivu, nella conferenza stampa della vigilia di Inter-Napoli, primo vero incontro di altro livello della stagione di Serie A, ha iniziato parlando delle condizioni della squadra: "Abbiamo lavorato bene. Con Monza e Cagliari abbiamo cercato di mettere in mostra le nostre caratteristiche, consapevoli che non siamo al massimo della condizione. Sappiamo tutti l'importanza di questa partita, che il Napoli è arrivato secondo e che due anni fa ha vinto il campionato. Dobbiamo onorare al meglio questo tipo di partite". Alla domanda sull'addio di Ausilio ha risposto: "Piero per me è un amico prima che un professionista. Abbiamo avuto il piacere di condividere tanti anni all'Inter e tanti trofei, sia da calciatore che da allenatore. Nel calcio di oggi è una delle poche eccezioni per tanti anni fatti all'interno di una società, ventotto! Bisogna ringraziarlo per quello che è stato in grado di fare in questi anni. Ieri è stato emozionante, abbiamo avuto modo di salutarlo, abbracciarlo e ringraziarlo".

Scendendo nello specifico di una rosa arricchita rispetto alla scorsa stagione, Chivu ha aggiunto: "La gestione del gruppo è una delle caratteristiche che un allenatore deve avere. Io pretendo premurosità da parte del gruppo, e devo tenere presente tutto quello che rappresenta questa parola. Consapevole del fatto che non è mai facile accontentare tutti. Purtroppo su 25 giocatori solo 11 la domenica possono essere felici. Credo molto nell'unità del gruppo e nel livello alto che si deve avere nel quotidiano. L'anno scorso abbiamo visto l'importanza dei 5 cambi, di quello che possono dare in quei minuti. La mentalità deve essere questa, siamo tutti sulla stessa barca e non dobbiamo far vedere quando siamo arrabbiati o quando l'allenatore fa un'ingiustizia nei nostri confronti. Tutti avranno le proprie possibilità, la stagione è lunga".

Inevitabile, poi, parlare della sfida con Allegri, uno degli tecnici più esperti della Serie A: "La mia stima e il mio apprezzamento per lui, per quello che rappresenta per il calcio italiano, è sempre stato altissimo. Nonostante qualcuno possa metterlo in dubbio, io non dimentico tutto quello che ha raggiunto e vinto. Noi allenatori giovani possiamo e dobbiamo imparare. Non me lo deve dire che l'anno scorso contro di lui non abbiamo vinto perché è la realtà dei fatti, lo abbiamo accettato e siamo andati avanti per il nostro obiettivo. A volte si può perdere, ma non abbiamo mai perso di vista il nostro grande obiettivo che alla fine abbiamo raggiunto. Dobbiamo fare del nostro meglio. Sia noi che il Napoli abbiamo l'ambizione giusta nel voler far vedere che saremo competitivi fino in fondo".

A chi gli domanda se ci siano stati troppi sbandamenti difensivi nelle prime due uscite risponde: "Non credo di aver subito più di tanto con Monza e Cagliari. Abbiamo saputo gestire e leggere determinati momenti. Ovvio che ci sono da migliorare tante cose, soprattutto nel prevenire. Abbiamo dei grandi difensori che sanno sistemare le cose da soli, sanno quando sbagliano e sanno che durante una partita si può anche concedere. La bellezza del calcio è questa. Si esagera nell'evidenziare due ripartenze subite, ma poi si chiede un calcio offensivo. A volte rischieremo, subiremo, l'importante è avere l'energia e il coraggio".

Qualcuno parla, riferendosi alla partita con il Napoli, di scontro diretto: "Quali sono gli scontri diretti? Con quelli che finiscono tra le prime quattro o per tradizione? Se consideri le prime quattro Milan e Juve dovevi lasciarle l'anno scorso. Se parliamo di tradizione, invece, vale tutto, anche il Como. Per me gli scontri diretti sono tanti, anche quando giochi con l'ultima in classifica. Le mie lezioni l'anno scorso le ho imparate, alla terza avevamo già due sconfitte ma abbiamo vinto. Sì è uno scontro diretto ma per noi sono importante tutte le partite. Consapevoli che a volte si può perdere, l'importanza è come reagisci. Abbiamo fatto sei punti in due partite e vogliamo dare continuità agli standard che abbiamo creato negli ultimi sette anni. Giochiamo contro una squadra forte, rispettiamo il nostro avversario e sappiamo che non sarà facile. L'anno scorso la partita a Napoli ci ha dato più stimoli e motivazioni nel correggere i nostri errori e le nostre debolezze. Soprattutto nel gestire l'ingiustizia. Abbiamo fatto un primo tempo meraviglioso, ci siamo arrabbiati per qualcosa che pensavamo non fosse giusto e abbiamo smesso di fare quello che dovevamo nel secondo tempo. L'importante è imparare dalle sconfitte, e lo abbiamo fatto molto bene. Sappiamo tutti che non è mai giusto paragonare le partite, perché cambia tutto. Vogliamo essere competitivi, far vedere che l'identità nostra è quella giusta, senza perdere di vista la forza e l'identità di questa squadra". 

Alla domanda sui tre nuovi arrivi inglesi, l'allenatore dell'Inter risponde: "Siete curiosi di Spence, Jones e Stones. Io sono altrettanto curioso di Carlos Augusto e Mkhitaryan, di quelli che sono parte fondamentale del gruppo. Stones e Jones stanno bene, avranno la possibilità di far vedere quello che valgono anche se non ce n'è bisogno. Spence è nel processo di riatletizzazione, sta smaltendo il suo problema. In generale è ovvio che i giocatori reduci dal Mondiale stiano meglio rispetto alla settimana scorsa, ma ancora devono mettersi in condizione. Sia che partano dall'inizio o a gara in corso, saranno all'altezza della partita. Pavard? Io di Benji posso parlare di quello che ho vissuto io. A me interessa quello che sta facendo ora, è tornato un giocatore che si è messo a disposizione del gruppo, ha fatto vedere una preparazione estiva importante. Ha voglia di stare qua e dare il suo contributo alle nostre ambizioni Il nuovo modo di arbitrare? La nostra squadra si è sempre allenata nel mantenere un'intensità alta. A me piace, piace a tutti credo. Aumentare il volume di gioco non è poco. Siamo tutti contenti che si possa giocare di più. Se Akanji giocherà? Non lo so. Non so mai la formazione. Ho dei dubbi. Siccome ho 25 ragazzi tutti forti, le scelte le faccio all'ultimo. Abbiamo una metodologia che ci permette anche di nascondere e non far vedere chi è titolare in settimana. Voglio responsabilizzare tutti i calciatori, la cosa più brutta è quando un allenatore lavora dal mercoledì già con gli undici titolari. E' un anno che lavoro così e continuerò su questa linea. Sulla formazione ho qualcosa di certo che accadrà, ma domani potranno cambiare le mie idee". 

Chivu, poi, allontana le polemiche rispondendo così a chi gli chiede come mai lui, che ha vinto Scudetto e Coppa Italia, non sia stato eletto allenatore dell'anno: "A seconda di come rispondo posso essere mal interpretato, quindi mi congratulo con Fabregas. Ha fatto vedere quello che è in grado di fare, sappiamo il livello di competitività che ha e il lavoro che ha fatto al Como. Merita questo trofeo. Poi io ho delle anomalie caratteriali che non mi permettono di pensare al mio ego. I miei pensieri e la mia premura vanno verso i miei giocatori, vederli felici mi riempie d'orgoglio. Lavoro per loro. E poi io non baratto mai un titolo individuale per un trofeo e soprattutto per quello di campione d'Italia".

"Come penso che sarà la stagione di Pio? Ha un anno alle spalle con noi, nel quale ha fatto molto. E' stato abbastanza? Non lo so, però ha fatto. E ha dato il suo contributo ai trofei vinti. Abbiamo quattro attaccanti che devono far vedere chi sono e devono capire quanto sono importanti per la nostra squadra. Tutto quello che mi aspetto da Pio, ma anche dagli altri tre attaccanti, sono dei miglioramenti che si possano fare".