Mourinho e il ricordo di quello che è stato: storia di uno Special One che non riesce più ad essere speciale

Il simbolo del Triplete è anche una bandiera bianca: Mou si è arreso allo strapotere della Juve

24 Ott 2018 - 13:13

Si è preso la scena, come è solito fare. Quando le cose vanno male si è piazzato al centro a fare da parafulmine, ad attirare su di sè gli insulti e le critiche, spostando l'attenzione dalla sconfitta della sua squadra alla sua battaglia personale. Siamo certi che Mourinho, con quel gesto del Triplete rivolto ai tifosi della Juve che facevano rimbombare Old Trafford contro di lui, abbia avuto un sincero moto di interismo e di orgoglio personale, ricordando la stagione 2010, "il momento più duro per gli juventini". Ma in quel momento il suo Manchester stava perdendo contro la Juve una partita importante di Champions, e quel gesto dello Special One è parso tanto una bandiera bianca sollevata. Come a dire: oggi non ci posso più far niente, mi attacco a quello che è stato.

Il fatto è che quello che è stato risale ormai a più di 8 anni fa. A quella stagione gloriosa con l'Inter. Nelle otto stagioni successive le campagne europee di Mourinho si sono spesso fermate alla semifinale (per quattro volte di fila, dal 2011 al 2014, tre volte col Real e una col Chelsea), per poi peggiorare drasticamente. Tre eliminazioni agli ottavi di Champions (2015 e 2016 col Chelsea, contro il Psg, e 2018 con lo United, contro il Siviglia). In mezzo un guizzo vincente, come ai vecchi tempi: l'Europa League vinta con il Manchester nel 2017.

Cosa è rimasto di quello Special One che faceva fronte comune con i suoi giocatori, che portava la sua squadra ad immolarsi per lui e per la causa, travolgendo gli avversari e imponendosi per personalità? Sono rimaste le polemiche, le schermaglie con i giornalisti, le liti in conferenza stampa e con i propri giocatori, i rumors relativi a possibili fronde interne allo spogliatoio. È come se Mourinho non sopportasse più il calcio e il calcio non sopportasse più Mourinho. Capita, può capitare. Perdere lo smalto, il fuoco sacro: trasformare sempre una stagione calcistica in una crociata non sempre riesce. Il fatto è che rimane poco calcio vero e proprio, nelle stagioni di Mourinho.

In un periodo in cui si parla del Gegenpressing di Klopp, del guardiolismo e del sarrismo, è scomparso del tutto il timbro di Mourinho. Diranno i detrattori: la proposta calcistica dello Special One è sempre stata modesta. Obiezione respinta, a corredo portiamo il palmares e non solo. Ma c'è una lunga lista di situazioni che fanno pensare che José abbia infilato i piedi nelle scarpe sbagliate. È andato allo United con la pretesa di essere il primo, unico e vero successore di Sir Alex. Si è trovato di fronte una società che non ha posto limiti alle spese sul mercato ma che poi ha acquistato male, forse anche proprio su indicazione del portoghese. Un po' di nomi sparsi: Fred, Lukaku, Pogba, Matic, Mkhitaryan, Bailly, Lindelof, Sanchez. Quasi nessuno sta rendendo per quanto è stato pagato. Pogba, addirittura, è ai ferri corti con tutto l'ambiente.

Il fatto è che Mourinho, per essere se stesso, ha bisogno di avere a che fare con chi gli tenga testa ma che sia dotato, soprattutto, di una certa personalità. Stucchevole, forse, ma utile, ricordare come creò l'alchimia in casa Inter: uomini forti e di carattere, campioni fatti (da Eto'o in giù, per intenderci) e pronti a sposare la sua causa e la sua filosofia. Ora è più difficile per José. Si trova di fronte una squadra sostanzialmente giovane, ricca di possibili talenti (Rashford, Lingard, Martial e non solo) ma che gli restituisce poco dal punto di vista della personalità. Emblematiche le sue parole a fine partita, quando ha invidiato alla Juve la possibilità di schierare una coppia come Bonucci-Chiellini.

In questa affannosa ricerca di carattere, nell'attesa di trovare la scintilla che dia fuoco alla benzina rossa dello United, Mou è naufragato. Si è trovato a lottare con un presente tanto lontano da sè e dal suo passato. Quel passato glorioso al quale si è attaccato nel finale del match con la Juve. Di fronte i bianconeri, con Ronaldo, pronti a spiccare il volo grazie ad un gioco da applausi. E uno United remissivo e che non ha niente, niente di speciale.